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Un patrimonio milanese da scoprire aperto 6 giorni su 7 da appassionati del patrimonio

San Maurizio al Monastero Maggiore, il successo dei Volontari Touring

di 
Barbara Gallucci
7 Ottobre 2018
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Una facciata spoglia, che passa spesso inosservata, nasconde uno dei patrimoni di Milano di più grande bellezza e valore artistico. S. Maurizio al Monastero Maggiore fino a non molto tempo fa era sì un tesoro, ma di quelli poco noti, anche difficilmente accessibili.
 
Poi nel 2006 la svolta: i primi Volontari Touring per il Patrimonio culturale iniziano a tenere aperto il complesso sei giorni su sette. “Ricordo quei primi giorni, non sapevamo che cosa aspettarci e già i primi 15 visitatori furono per noi un successo” racconta Eugenio Menescardi, volontario e Console del Tci. Da allora lui e il nutrito gruppo di Volontari Touring che ogni giorno prestano il loro tempo per garantire l'apertura di questo e altri siti in tutta Italia è aumentato esponenzialmente. Come i visitatori d'altronde.
 
“Il primo anno circa 27mila persone hanno varcato la soglia a S. Maurizio. Nel 2017 siamo arrivati quasi a quota 360mila. In questi anni più di due milioni di persone hanno visto questo spettacolo” conferma Menescardi. I motivi del successo sono presto detti. “Un tempo se anche qualcuno voleva visitarla non è detto che l'avrebbe trovata aperta, quindi magari non tornava una seconda volta per vedere se poteva accedervi. Oggi 10 ore al giorno di apertura rendono tutto più facile. Non mancano eventi culturali e concerti che avvicinano parecchio il pubblico di milanesi e turisti a S. Maurizio. E poi il complesso è in una posizione strategica: venendo dal centro è sulla strada per S. Maria delle Grazie... a volte i turisti cercano qui Il cenacolo, ma anche se non lo trovano restano a bocca aperta” ammette il volontario.
 
 
Già, perché S. Maurizio non a caso è stato spesso definito la Cappella Sistina di Milano grazie ai quattromila metri quadrati di affreschi e di tinte oro realizzati dai maestri del Cinquecento lombardo come Paolo Lomazzo, Bernardino Luini e figli, Vincenzo Foppa, Antonio Campi e molti altri. Cicli pittorici tornati agli antichi splendori dopo una lunga e complessa opera di restauro iniziata nel 1984 grazie al lascito di una benefattrice misteriosa il cui nome fu rivelato dopo la sua morte: Maria Bertarelli, figlia di Luigi Bertarelli, tra i fondatori del Touring Club Italiano.

Maria non ha fatto in tempo a vedere il recuperato splendore del complesso né a conoscere i Volontari del Tci che oggi, a turno, garantiscono l'accoglienza e l'apertura dell'edificio. Forse li avrebbe osservati in silenzio come pare avesse l'abitudine di fare con i restauratori. Avrebbe visto l'entusiasmo e la passione di persone comuni che regalano il loro tempo per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano diventando a loro volta un patrimonio imprescindibile.
 

 
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