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Il nostro inviato sulle strade del 100° Giro d'Italia ci racconta le imprese di un socio ciclista... di un secolo fa

Il Giro del Touring. Una bicicletta può volare? Verso lo Stelvio, oggi come ieri

di 
Gino Cervi
23 Maggio 2017
Per tutto maggio 2017, il sito del Touring Club Italiano - in collaborazione con Hertz - segue il Giro d'Italia edizione numero 100, partito il 5 maggio da Alghero per concludersi il 28 maggio a Milano. A raccontarci le tante storie del Giro d'italia 2017 è Gino Cervi, scrittore e giornalista, nonché cultore di storia del ciclismo, autore di volumi di storia dello sport e curatore di guide turistiche (tra cui molte del Touring Club Italiano). Seguiteci lungo le strade del nostro Bel Paese!

UNA BICICLETTA PUÒ VOLARE?
Ci chiedevamo se può una bicicletta volare. C'è chi sostiene che sì. Che le biciclette, come le aquile, possano volare alte sopra le montagne. Questione di leggerezza. Anche quando le biciclette pesavano trenta chili. Chiedetelo ad esempio a Renzo Monti.
 
Correva l'anno 1906. Baffi a manubrio, mani sul manubrio, il “cavalier ragionier” Renzo Monti, da Como, pedalava. La sua è “una storia di altri tempi, di prima del motore / quando si correva per rabbia o per amore”, come quella raccontata e cantata da De Gregori nel Bandito e il campione, la storia di Sante Pollastri e di Costante Girardengo.
 
Renzo Monti non era un bandito e neppure un campione. Ma oltre a essere, cavaliere e ragioniere, era però un socio “della prima ora” del Touring Club Italiano. Non sappiamo se ci fosse rabbia nelle ciclo-escursioni del ragionier Monti, ma a vederlo ritratto nelle sue circa 450 fotografie, che vanno dal 1905 al 1911, raccolte nell'album rilegato in pelle color verde bottiglia, Fotografie. Gite bicicletta e diverse, conservato, insieme ad altri preziosi reperti di antica passione cicloturistica, presso il Centro Documentazione del Touring Club, si direbbe che è più amore che altro. Amore per la bicicletta, per la montagna, ma soprattutto per la strada.
 
NELLA BISACCIA DEL CAVALIER RAGIONIER RENZO MONTI
Monti documentava i suoi viaggi in bici con una precisione al limite della maniacalità. All'album fotografico si aggiungono altri documenti. Due taccuini telati: quello delle annotazioni dei viaggi e delle gite compiute tra il febbraio 1908 e l'aprile del 1915, più un salto in avanti al giugno 1922; e quello tutto dedicato al viaggio da Como a Vienna e ritorno, nell'agosto del 1907, corredato da una colorata altimetria del percorso. Altri simili “strumenti di viaggio” sono i fogli altimetrici ripiegati a soffietto di altre ciclo-escursioni tra il 1906 e il 1910.
 
I taccuini di Renzo Monti conservati nell'Archivio Tci - foto Lorenzo De Simone
 
Nelle fotografie Renzo Monti si ritrae con cappello da cacciatore delle Alpi, camicia bianca e gilet, borsa a tracolla, pantaloni alla zuava, calzettoni e scarpe “sportive”; a fianco, appoggiate al fianco roccioso della strada, due robuste “macchine”, equipaggiate di tutto punto: borse sul manubrio, sul portapacchi posteriore e appese al tubo orizzontale del telaio, ricoperte di protezioni telate impermeabili, e provviste di torce e fanali.  
 
È l'agosto del 1905 e la “gita” prevedeva un altimetria di tutto rispetto: passo dello Spluga (2117 m), Albula Pass (2315 m), Maloia (1811 m), passo Bernina (2330 m). Le didascalie di alcune foto, calligrafate, sono talvolta ironiche: Impara l'arte... Tognino sartore – Passo dell'Albula; oppure; Al Bernina – Effetti della montagna: tutti ciclisti. Ad accompagnarlo, due compagni di viaggio, distinti e spesso in posa sussiegosa, mani sui fianchi, sigaretta in mano, cappello borghese in testa, qualche volta coppola o paglietta.
 
Renzo Monti e compagni d'avventura - foto Archivio Tci (www.digitouring.it)
 
TAPPONI ALPINI
Sabato 11 agosto 1906 inizia un'avventura di lunga gittata, un giro pazzesco: il viaggio in bicicletta da Como a Trieste e ritorno, documentato da un dettagliatissimo road-book e da una particolareggiata altimetria. Il ragionier cavalier Monti la riassume così: 1000 km in bicicletta, da Como a Tirano e da qui a Trieste attraverso lo Stelvio, la val d'Adige, la val di Fiemme, il Primiero, la valle del Piave, il Cadore, la Carnia, il Collio e il Carso; e poi ancora, raggiunta Venezia in bastimento, da qui a Chiari, in provincia di Brescia, e finalmente a casa in treno. Anche in questo caso non mancano le testimonianze fotografiche: i tourniquets dello Stelvio e la foto ai piedi dell'obelisco sul passo; i passaggi sul Sella, Pordoi e Falzarego; e poi Cortina, Villach, Tarvisio, fino alle Rive di Trieste.
 
Un album di Renzo Monti conservato nell'Archivio Tci - foto di Lorenzo De Simone
 
Al confronto le gite in Valsassina del luglio 1907 o i convegni ciclistici, nel settembre dello stesso anno, a Como, sembrano passeggiate di salute. Ma il mese prima, il Monti si era cimentato nella “gita ciclo-alpina-ferroviaria” da Como a Vienna e ritorno. Foto al passo di Lucomagno e sulla strada del San Giacomo. E poi tra le vie cittadine di Monaco di Baviera, facendo attenzione ai binari dei tram; o sul ponte a Vilshafen e lungo il Danubio a Passau; o per i viali di Vienna, di fronte al Rathaus o all'Hofburg; fino a ritrarsi sul traghetto da Colico, sulla strada del ritorno, davanti alla 1110a birra.

La strada dello Stelvio alla IV Cantoniera (ignoto 1920)​ - foto Archivio Tci (www.digitouring.it)
 
UN ULTRA-CYCLIST DI CENT'ANNI FA
Oggi il cavalier ragionier Renzo Monti sarebbe etichettato come un ultra-cyclist, un randonneur da super granfondo. All'epoca era uno dei tanti che, presi dal sacro fuoco acceso dal Touring Club Italiano, che all'atto della sua fondazione (1894) aveva una “C” in più, quella di Ciclistico. Una vocazione, quella delle due ruote, che l'associazione sta riscoprendo negli ultimi anni, assecondando un fenomeno che parla sempre di più una lingua universale e che abbraccia tutte le varie specie dell'uomo a pedali: l'amatore in lycra e il cicloturista lento, i ciclomovimentista urbano e il routier vintage.
 
Percorso con altimetria, Renzo Monti, materiale conservato nell'Archivio Tci - foto Lorenzo De Simone
 
Se una bicicletta può volare se lo chiede lo spettacolo messo in scena da Emanuele Arrigazzi e Fabio Martinello, con la collaborazione drammaturgica di Allegra De Mandato, visto il venerdì scorso al Teatro Comunale di Rivanazzano (PV). Anzi se lo chiedono i due attori sul palco, a darsi il cambio in monologhi un po' beckettiani che fanno parlare gli eroi dei pedali: quelli assoluti, come Coppi e Bartali, gli eroi caduti, come Pantani, quelli un po' maledetti, come il “Diavolo rosso” Giovanni Gerbi o il mago cieco di Novi, Biagio Cavanna; quelli di tutti i giorni, o quasi, da oltre ottant'anni, come Giovanni Meazzo, ciclista alessandrino, che fece in tempo a incrociare Coppi in gara e poi vinse la gara della vita nella sua officina da cui uscirono, in cinquant'anni d'attività migliaia e migliaia di biciclette.
 
Se una bicicletta può volare, su e giù per il Mortirolo, su e giù per lo Stelvio e il passo di S. Maria-Umbrail, e quale di essa si librerà più in alto e più leggera di tutte, lo sapremo solo a fine giornata. Dopo 222 km, quasi nessuno in piano, al traguardo di Bormio.  

 
Il "Giro del Touring" è realizzato in collaborazione con Hertz, partner storico dell'associazione, che ha messo a disposizione di Gino Cervi una vettura ibrida Hertz Green Collection per seguire le tappe della Corsa Rosa. Per conoscere le convenzione riservate da Hertz ai soci Tci basta consultare la pagina dedicata.
 
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