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L'arrivo sull'Etna e la quinta tappa verso Messina, ricordando il grande Bertarelli e le sue epopee

Il Giro del Touring: imprese siciliane di oggi e di ieri

di 
Gino Cervi
10 Maggio 2017
Per tutto maggio 2017, il sito del Touring Club Italiano - in collaborazione con Hertz - seguirà il Giro d'Italia edizione numero 100, che partirà il 5 maggio da Alghero per concludersi il 28 maggio a Milano. A raccontarci le tante storie del Giro d'italia 2017 sarà Gino Cervi, scrittore e giornalista, nonché cultore di storia del ciclismo, autore di volumi di storia dello sport e curatore di guide turistiche (tra cui molte del Touring Club Italiano). Seguiteci lungo le strade del nostro Bel Paese!
 
 
A vederli andar via appena usciti da Cefalù, furono in molti nel gruppo a lasciarsi scappare un sorriso d'ironia. Dalle sale del museo Mandralisca, sorrideva enigmatico anche l'ignoto marinaio di Antonello da Messina. La solita fuga che andiamo a riprendere, pensarono. Pavel Brutt, russo; Eugenio Alafaci, italiano; Jacques Janse Van Rensburg, sudafricano; Jan Polanc, sloveno. Partirono in quattro, ed erano abbastanza. Erano abbastanza per fare la corsa fino alla fine. Centoottantuno chilometri. I primi sessanta sulla litoranea tirrenica. Poi la salita ai Nebrodi. Il vantaggio resta tra i cinque e i sei minuti. Poi aumenta giù dalla discesa di Portella Femmina Morta. Ora, tra i sali e scendi, si avvicina “Iddhu”, “a Muntagna”.
 
 
ETNA, A MUNTAGNA
Eppure la Montagna per antonomasia, l'Etna, non sembra né tanto alta, né tanto grandiosa, vista così di sotto in su, ora che le siamo dappresso […]. I fianchi del Mongibello, visti dalle falde, sembrano salire dolcemente quasi lisci, senza quei vivi accidenti delle nostre montagne alpine. All'occhio, ingannato dallo scorcio di sotto in su, vallate, coni minori, colate di lava, si fondano su un pendio uniforme; anche il cratere terminale perde la forma caratteristica di cono tronco, trasformandosi in una lieve protuberanza tondeggiante, orlata di fumi bianchi, che sembrano piccoli cumuli in un orizzonte estivo. L'insieme rassomiglia un po' alla giogaia del San Primo vista da Milano”. L'insopprimibile senso pratico del cicloviaggiatore lombardo che, appena può, per prendere confidenza col mondo ignoto, lo rapporta al conoscibile, domestico orizzonte. Così Luigi Vittorio Bertarelli, uno dei fondatori del Touring e pioniere del turismo in Italia, nel suo reportage del 1898 La Sicilia in bicicletta.
 
 
I'M A LONELY BOY
Alafaci, a dispetto del nome e dei baffetti dalla Douglas Fairbanks – ma a me ricorda Urs Freuler, velocista svizzero anni Ottanta in maglia Atala – è varesino, ma non è per questo che molla per primo. Al russo Brutt devono aver raccontato di Giovannino Corrieri perché fa incetta di tutti i traguardi volanti: Bronte – dove forse lo ricompensano in pistacchi - , Biancavilla. Quando finiscono anche lui molla. Rimangono il sudafricano e lo sloveno.
 
A Nicolosi, diciotto chilometri dall'arrivo, inizia la salita. E qui Polanc resta solo. I'm a lonely boy. Lonely and blue. Anche se ha la maglia bianco, nero, rosso e verde, dei colori degli UAE, gli United Arab Emirates. I'm a lonely boy, come cantava nel 1959 il quasi suo omonimo, siriano-canadese, Paul Anka. Due anni prima, Paul Anka, appena sedicenne, aveva rintronato il mondo col tormentone Diana. E poi ogni anno ci provava ancora: Put Your Head on My Shoulder, You Are My Destiny. Mani sul manubrio, spalle che remano, sarà anche stato il suo destino, ma Jan Polanc alla fine ce la fa, dopo poco meno di 180 km di fuga. Al Rifugio Sapienza è primo, come fu primo, due anni fa, in un altro arrivo in salita, all'Abetone.
 
 
BOTTI DA FESTA PAESANA
Alle sue spalle, tutti si aspettavano che scoppiasse un'eruzione di lapilli. Invece solo qualche borbottio. Tiralongo prima, e Nibali poi han tentato timidi botti. Altri favoriti hanno avuto i loro guai: Landa ha forato, Zakarin e Kruijswiijk son finiti a terra in un curvone in discesa. Pierre Rolland ha lanciato un bengala. Poi niente o quasi. Zakarin, il russo Ilnur, con la grande K sulla maglia, è uscito dal gruppetto di testa per prendersi il secondo posto e una manciata di secondi. E Bob Jungels, lussemburghese, ha vestito la maglia rosa, la quarta diversa in quattro tappe.
 
Il primo arrivo in salita non ha né vinti né vincitori. Nessuno rifulge, nessuno sprofonda nel cratere, come un leggendario Teodorico in sella a una bici nera di carbonio. Solo fuochi di una festa di paese. Sparunu i bummi supra a Nunziata / 'n cielu fochi di culuri 'n terra aria bruciata / e tutti appressu o santu 'nda vanedda / Sicilia bedda mia Sicilia bedda. Intorno, come nell'autunno siciliano di Battiato, c'è aria di bruciato, ma tutti insieme se ne vanno appresso al santo, il Santo Giro.
 
 
EVITANDO LE BUCHE PIU' DURE
Oggi tocca risalire un pezzo d'isola, verso Messina, il percorso inverso di quello che fece il Luis Vitòri nel suo viaggio in bicicletta del 1898. Al suo fianco, il socio Seguenza, esperto geologo, gli mostrava in colto dettaglio il paesaggio: “Mi teneva dotte dissertazioni per le quali più volte fui in procinto di rompermi l'osso del collo precipitando di bicicletta... per distrazione. Mi parlava in un luogo di sferuliti, ippuriti, ostriche, ammoniti, belemniti, pticodi, aptici, inocerami, spatanghi, ananchiti, nucleoliti: tutta la fauna mesozoica, insomma. In un altro prendeva l'aire nel periodo eocenico, ed ecco nautili, tritoni, olive, arpe, crepidule, tornatelle, cassidarie, ceriti, coni, cipree, rostellarie...”.
 
Il Bertarelli, distratto, protestava. Che doveva poi fare attenzione alla strada. Perchè “ciclisticamente, la Messina-Catania è una strada orrenda. Immaginate un fondo durissimo, che sarebbe ottimo se ad ogni dieci metri non fosse sgretolato, come rotto col piccone, fino alla profondità di otto o dieci centimetri, supponete che il pietrisco tagliente tolto fuori da queste buche fosse sparso sul resto della strada, e che tutto quanto fosse seppellito in tre dita di polvere. Impossibile tenere un passo discreto, senza mettere in pericolo la macchina. Bisogna impegnarsi a caracollare continuamente a destra e a sinistra, evitando alla meglio le buche più appariscenti.” E così abbiamo scoperto una fonte letteraria della premiata ditta Mogol-Battisti: “Sì viaggiare, evitando le buche più dure”.
 
Inaugurazione della fontana pubblica a Scillato (Pa) - foto di Luigi Vittorio Bertarelli, Archivio Tci
 
Bertarelli e il suo compare, in bicicletta, ci misero tre ore e quaranta per coprire i 64 chilometri da Messina a Giarre. Circa 17 km/h, che, considerate le strade e i mezzi di allora, e la distrazione del geologo chiacchierone, era comunque già allora una più che onorevole media cicloturistica.
Ieri i girini sono andati al doppio della velocità. E oggi andranno ancora più forte.
 
 
Il "Giro del Touring" è realizzato in collaborazione con Hertz, partner storico dell'associazione, che ha messo a disposizione di Gino Cervi una vettura ibrida Hertz Green Collection per seguire le tappe della Corsa Rosa. Per conoscere le convenzione riservate da Hertz ai soci Tci basta consultare la pagina dedicata.
 
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