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Nuove ciclabili, incentivi, progetti dedicati: le metropoli pensano alla bici per il post-quarantena

Coronavirus, la bicicletta è la soluzione per evitare ingorghi in città?

di 
Renato Scialpi
6 Maggio 2020
Ben nove settimane di attesa per una bici pieghevole inglese Brompton, nonostante il listino “parta” da più di 1.100 euro e non sia previsto motore. Nell’area parigina, i contratti a 40 euro per il nolo mensile di bici elettriche Véligo (ne abbiamo parlato qui) che schizzano da 5 a 90 al giorno, con punte di 130 nel giro di una domenica. A Bruxelles l’esclusiva avenue Louise trasformata, con altri 40 chilometri di viabilità del centro, in pista ciclabile, mentre nel quartiere di Kreuzberg a Berlino si allestiscono “ciclabili d’emergenza” restringendo le vie con paline gialle. E da Oltreoceano rimbalzano le foto del centro di New York, con la fila di coni arancioni che delimita le “pop up bike lane” provvisorie lungo gli assi principali.
 
I primi giorni post-quarantena da coronavirus sono all’insegna della febbre per la bicicletta in tutto il mondo. Due ruote che godono della benedizione della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il cui vademecum dello scorso 20 aprile consiglia la bici come mezzo ideale per chi si debba muovere nelle città per recarsi al posto di lavoro durante l’emergenza. A detta dell’OMS le due ruote garantiscono il distanziamento fisico e contemporaneamente sono la soluzione più sicura per fare attività motoria in un momento in cui è più complicato praticare altri sport.
 

Ciclabile d'emergenza a Berlino

IN BICICLETTA CONTRO GLI INGORGHI
Se il partito dell’auto a tutti i costi già strilla contro quella che definisce l’onda eco-salutista, è la realtà dei fatti a imporre la svolta a due ruote. Il rispetto delle norme di sicurezza anti-coronavirus sul distanziamento riduce drasticamente la capienza dei mezzi pubblici: a Milano e Roma si valuta che la metropolitana e i bus possano offrire più o meno un quarto dei posti disponibili pre-crisi. 
 
In una metropoli come Parigi “normalmente” fanno uso dei mezzi pubblici (Rer, metrò, bus) circa cinque milioni di persone al giorno: con le nuove regole troverà posto forse un milione di passeggeri. E gli altri? Le armi possibili sono solo due: smartworking per chi può lavorare a distanza e bici per gli altri. Perché anche un solo un milione di auto e moto in più al giorno non c’è boulevard che le possa reggere senza trasformare la capitale francese in un gigantesco ingorgo di veicoli bloccati. Nasce così, e non solo per Parigi, il bonus da 50 euro per chi compra una bici, offerto dal Ministero per la transizione ecologica francese.

La fascia avanzata detta "casa protetta" per i ciclisti in corrispondenza dei semafori
 
CICLABILI D'EMERGENZA
Lo spettro che aleggia sui sindaci delle principali città italiane (e non) è quello di vedere i propri centri urbani trasformati in succursali di Bogotà o Mumbai, dove in media un abitante trascorre quasi 300 ore all’anno bloccato in un ingorgo e il tempo di percorrenza casa-lavoro può allungarsi fino a cinque ore al giorno in ambito urbano. 
 
Ecco quindi il motivo della nascita post quarantena di quelle che i francofoni hanno già battezzato “coronapistes” e gli anglofoni “pop up bike lanes”, ciclabili realizzate in emergenza che cercano di allineare la disponibilità di percorsi protetti di Madrid, Barcellona, Parigi, Bruxelles e Berlino con quelli già esistenti ad Amburgo, Amsterdam e Copenaghen. Non è un caso perciò che, nella capitale, Roma Servizi per la Mobilità progetti per il dopo quarantena una rete di piste ciclabili d'emergenza da realizzare sottraendo alle auto una corsia di strade ampie come corso Trieste o viale Somalia. 
 
A Milano le piste realizzate "grazie" al coronavirus sono integrate in un progetto ad hoc, proposto alla città lo scorso 30 aprile con il titolo Strade aperte. Prevede il limite di velocità a 30 km all’ora nei controviali per “proteggere” i ciclisti, l’allargamento dei marciapiedi lungo alcune arterie come il celebre corso Buenos Aires per accogliere i dehor dei locali pubblici e il maggiore traffico pedonale, il test della “casa protetta” ovvero la fascia riservata ai ciclisti all’altezza della linea d’arresto dei semafori, la realizzazione di 35 chilometri di nuove ciclabili entro l’estate. Il focus è sull’asse tra il centro e Sesto San Giovanni, oggi servito dalla metropolitana, dove dovrebbe correre senza continuità una ciclabile che parte da piazza San Babila e percorre corso Venezia, corso Buenos Aires e viale Monza fino alla periferia.


La nuova ciclabile in corso Venezia a Milano
 
Sarà la bicicletta a salvare dal collasso la mobilità delle grandi città d’Europa? Difficile garantirlo. La realtà è però che nei nostri garage e nelle nostre cantine sono parcheggiate, spesso coperte di polvere, decine di migliaia di biciclette. Alcuni dicono addirittura un milione. Visto che la situazione climatica gioca a favore e il rischio caos è concreto, gonfiarne le gomme e provare a usarle per andare al lavoro non è un opzione da scartare. Specie se la distanza casa-lavoro, come accade spesso in città, resta inferiore agli 8-10 chilometri. 
 
 
 
 
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