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Le domande e le contraddizioni di un settore ancora in attesa di risposte

Vacanze in campeggio: come saranno nell'estate del coronavirus?

di 
Fabrizio Milanesi
13 Maggio 2020
Che estate sarà, quella del coronavirus? Ogni giorno che si segna sul calendario la domanda si fa sempre più invadente e la sensazione di un conto alla rovescia sta mettendo in affanno tutto il settore turistico, operatori, associazioni e consumatori, molti dei quali hanno già una prenotazione aperta e un biglietto nominativo nel cassetto.
 
Ma se la strada verso le vacanze si sta facendo sempre più impervia, stretta da ogni lato da ingerenze economiche e questioni di sanità pubblica, c’è un settore che sembra non essere quasi considerato nel dibattito pubblico, quello dei campeggi. Le imprese dell’open air sono 2650 in tutta italia per un’offerta di ricettività che interessa per notte e a pieno regime 1 milione e 300 mila persone. Nel 2019 si sono sfiorati 70 milioni di presenze per 10 milioni di arrivi. 
 
Certo, campeggiare in tenda o in roulotte all’aria aperta in piazzole ben distanziate sembra la panacea in tempi di pandemia, ma i dubbi della comunità dei campeggiatori e degli operatori non sono ancora stati del tutto chiariti da un decreto governativo che in piena Fase 2 molti stanno aspettando e che si spera in via di definizione. Abbiamo sentito in proposito la Federazione Italiana Campeggiatori e Faita Federcamping.


"OGNUNO CERCHERÀ DI ARRANGIARSI"
“Anche se dagli operatori arrivano rassicurazioni sullo stato dei camping, le domande che si rincorrono sono tanto semplici, quanto ancora irrisolte". A parlare Giovanni Grassi, che presiede la Federazione Italiana Campeggiatori, associazione nata nel 1950 e che oggi riunisce circa 190 club in 15 federazioni regionali, con migliaia di nuclei familiari iscritti. "Il tenore è un po’ questo: io arrivo in camper, o con una tenda, mettiamo che ci siano anche piazzole molto distanziate, ma le zone comuni come si organizzeranno?”. 
 
Che cosa vi preoccupa maggiormente?
“I dubbi riguardano ovviamente la vita quotidiana in campeggio. Mettiamo anche che le piscine siano chiuse e gli accessi alle zone pasto controllati, ma se devo sciacquare frutta e verdura o quando devo lavare le stoviglie nella zona lavabi come mi comporto? E soprattutto bagni e docce saranno utilizzabili e in che modo? A questi dubbi si aggiungono quelli dei camperisti, che in ogni caso devono scaricare le acque grigie. Tutti problemi che convergono su una sola pratica: sanificazione".
 
Queste domande stanno ricevendo risposte soddisfacenti? 
“Per ora no. Credo che ognuno tenterà di arrampicarsi come può, mi passi la forma gergale. I proprietari di campeggi cercheranno di occupare il maggior numero di piazzole, ma sulla sanificazione nutro grossi timori. Io spero che in questa cosiddetta Fase 2 ci si renda conto che non possiamo sacrificare la sicurezza sanitaria”.
 
E le istituzioni?
“Abbiamo scritto sia al ministro Franceschini, che al presidente del Consiglio Conte. E in attesa delle norme abbiamo avanzato il suggerimento di poter detrarre nel 2021 le spese per l’attrezzatura da campeggio acquistata nel 2020, come succede in molti paesi d’Europa”.
 
Intanto, quante disdette ci sono state fino ad ora?
Più del 50%. Ma vedo che le istituzioni stanno seguendo molto le istanze degli albergatori e meno quelle del turismo all’aria aperta. E a questo si somma il problema del recupero dei crediti di chi ha un affitto annuale di un camper o una mobilhome. Speriamo che le proprietà dei campeggi vengano incontro ai loro clienti, in attesa del legislatore”.
 

"NOI SIAMO PRONTI"
Tra i gestori e i proprietari dei camping invece, ai dubbi si somma la frustrazione di non essere considerati nel dibattito pubblico e istituzionale. E nella speranza di riaprire il 16 maggio, si aspettano delle linee guida a cui attenersi per salvare almeno in parte la stagione.
  
“La possibilità di trascorrere una vacanza in un ambiente salubre, al mare, in montagna, nella natura e spesso vicino a importanti città d’arte è la risposta a una clausura che ci ha imposto l’emergenza sanitaria che viviamo da molte settimane. Ma nonostante queste condizioni stiamo tristemente constatando di permanere in uno stato di incertezza e indecisione governativa”. Maurizio Vianello presiede Faita Federcamping, associazione che tutela gli interessi delle imprese che gestiscono i campeggi ed i villaggi turistici italiani. Ci dice: “Siamo pronti. Abbiamo definito linee guida che abbiamo sottoposto all’esame e all’approvazione del ministero della Sanità, però non sappiamo la data in cui aprire. Sono molti anche i turisti che ci chiamano per sapere se e quando potranno andare in vacanza in campeggio".
 

 
Cosa vi aspettate da questa estate? 
Noi prevediamo per il settore dell'open air un crollo di oltre il 50% del fatturato nazionale. Passeremo da 67 milioni di presenze nazionali a 30 milioni se saremo fortunati. Quindi partiamo da 4 miliardi di economia generata a un punto di arrivo che non sappiamo ancora quantificare in negativo. Stiamo rilevando purtroppo quanto poca conoscenza ci sia nelle istituzioni riguardo al settore del turismo all’aria aperta. Per darvi una proporzione che vale la pena guardare, basta considerare che su 270 milioni di presenze turistiche totali nel 2019, escluse le seconde case, circa 70 milioni appartengono al segmento dell'open air. Poi si parla molto di spiagge e distanziamento senza citare che l’80% dei campeggi italiani sono costieri e lacustri e di questi il 100% ha uno stabilimento.

I maggiori dubbi del campeggiatore riguardano gli aspetti della sanificazione.  
“Nelle nostre linee guida abbiamo predisposto come gestire sanificazione e accesso di docce, piscine, lavabi, reception, stabilimenti annessi. Ovviamente con un presidio medico. Abbiamo formato anche il personale dei nostri associati approfittando del lockdown. Noi vogliamo dare il nostro contributo all’economia nazionale, ma ci viene impedito e non ne conosciamo il reale motivo. Attendismo con ansia le misure del legislatore che ci dia anche un segno di discontinuità da un albergocentrismo che domina il settore fin dal dopoguerra. E anche il bonus vacanza, mi creda, non sarà una risposta sufficiente a contenere l’emorragia”.

 
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