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Da dove arrivavano e che cosa vedevano i pellegrini del 1300? Un articolo di Vittorio Emiliani

Com'era Roma ai tempi del primo Giubileo

di 
Vittorio Emiliani
3 Gennaio 2016
Questo è uno degli articoli sul tema "Roma e Giubileo straordinario della Misericordia”. 
Ecco tutti gli articoli, altri se ne aggiungeranno nelle prossime settimane!

- Che cos'è il Giubileo: significato e date
- Giubileo: come partecipare agli eventi
- Giubileo: che cos'è la Porta Santa
- Giubileo: le quattro basiliche maggiori
- Giubileo: quali sono le Porte Sante a Milano, Torino, Genova, Napoli e Palermo
- Com'era Roma ai tempi del primo Giubileo: un articolo di Vittorio Emiliani
- Giubileo: dieci chiese segrete da non perdere a Roma
- Giubileo: Città del Vaticano nelle foto dell'archivio Tci
- A Roma per il Giubileo? I migliori quartieri dove dormire
- Le mostre da non perdere a Roma durante il Giubileo
- San Pietro e le Basiliche di Roma al cinema, l'11-12-13 aprile
- Il Touring alla Maratona di Roma
- Giubileo: scarica la nuova Guida Verde!

 
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«Come i Roman per l’essercito molto, / l’anno del giubileo, su per lo ponte / hanno a passar la gente modo colto, / che da l’un lato tutti hanno la fronte / verso ’l castello e vanno a Santo Pietro; / da l’altra vanno verso il monte...».

È il Giubileo del 1300, il primo ufficiale, indetto da Bonifacio VIII Caetani, e nel XVIII canto dell’Inferno Dante Alighieri descrive il camminare in senso opposto delle due schiere di Romei che sul ponte Elio, poi Sant’Angelo, egli vede con ogni probabilità incrociarsi: una colonna diretta alla basilica di S. Pietro di allora, l’altra, che ne ritorna, diretta a Monte Giordano, la modesta altura sulla quale poggia una grande casa fortificata degli Orsini, posta a dominare il passaggio del Tevere. La stessa, rimaneggiata nei secoli, si chiama ora Palazzo Taverna, in cima a via di Panìco. Dante si reca di certo a Roma con un’ambasceria fiorentina nel 1301, ma gli studiosi oramai ritengono fondata la sua presenza anche l’anno prima e del resto quei versi parlano di un’esperienza diretta. 

Ma che cosa vedono a Roma i pellegrini di quel Giubileo, arrivati numerosi, fra i cento e i 200mila, in pieno medioevo? Che cosa vede Dante in quella città ridotta a poche migliaia di abitanti la quale si estendeva su di una enorme superficie fra antiche rovine sparse sulle due rive del Tevere?

L'ARRIVO A ROMA NEL 1300
Chi viene, come Dante e come tanti altri pellegrini da Firenze in quel 1300, arriva a Roma dall’ultimo tratto della Via Francigena. Non scendono però a costeggiare le rive del Tevere suburbano, ma salgono verso Monte Mario e di lassù possono ammirare distesa sotto di loro la sospirata Città Eterna.

Scendendo per l’antica Via Trionfale incontrano una prima chiesa all’epoca importante, intitolata a S. Maria Maddalena. Ora si presenta come la rifece non molto più tardi un medico francese costruendovi un lazzaretto e dedicandola a S. Lazzaro. Una chiesa, dimessa all’esterno, bella, raccolta all’interno (nella foto sotto), dove sostavano in preghiera i cardinali diretti al Conclave, nonché i sovrani diretti in Vaticano. Bisogna cercarla perché è quasi inglobata nella nuova città giudiziaria, ma è aperta di domenica mattina.

CON LE BARCHE SUL TEVERE
Una corrente di pellegrini arrivava non dalla Francigena e neppure dalla Romea, bensì dal mare e quindi dal fiume con imbarcazioni più piccole sino alla Ripa Romea, verso Porta Portese, dove sorge la fabbrica ad arcate dell’Arsenale Pontificio. Messo il piede a terra la colonna dei fedeli si dirige a piedi cantando e salmodiando verso S. Pietro. Lungo strade e vicoli incontrano chiese che ancor oggi presentano caratteri romanici. Ecco allora S. Cecilia in Trastevere immersa in un’atmosfera mistica, che rimanda al canto gregoriano, alle musiche di cui la giovane Cecilia è protettrice. Più avanti, lungo la via di S. Pietro, la colonna dei Romei venuti dal mare incontra molte botteghe di ebrei che qui risiedono dai tempi di Cesare, ben prima della diaspora. Mercanti e prestatori di denaro, avevano una sinagoga in vicolo dell’Atleta, rimarranno qui fino alla decisione di Paolo IV Carafa di segregarli nel ghetto. 
 
Presto appare agli occhi dei salmodianti una vera e propria basilica: è la solenne, colorata di mosaici, luminosa S. Maria in Trastevere le cui origini rimontano al II secolo dopo Cristo, rifatta a metà del 1100 (nella foto sotto). Vicino a S. Pietro nascono istituzioni caritatevoli per pellegrini delle nazioni del Nord: la Schola Francorum della quale rimane la medievale S. Pietro in Borgo a Porta Cavalleggeri, la Schola Frisonum accanto cui sorge la chiesa nazionale dei frisoni, S. Michele e Magno e la Schola Saxonum origine del grande Ospedale di S. Spirito in Saxia, il più antico di Roma. 



IL COLLE DEL CELIO
Ci vorrebbe un libro intero per raccontare le chiese e i luoghi sacri della Roma trecentesca sopravvissuti nonostante l’oggettivo oscuramento del medioevo operato dal rinascimento e dal barocco. Una straordinaria concentrazione si trova sul colle del Celio. S. Gregorio al Celio dallo splendido pavimento a mosaico è così importante che vi si è tenuto il Conclave per l’elezione di un papa. Bella e sontuosa è anche la chiesa della Navicella (S. Maria in Domnica) voluta da Pasquale I con splendidi mosaici. Originalissima la chiesa di S. Stefano Rotondo, a pianta circolare, la sola bizantina in tutta Roma, da anni chiesa nazionale ungherese.

Scendendo altri due splendenti edifici religiosi: i Santi Quattro Coronati, una grande fabbrica fortificata dal chiostro suggestivo; S. Clemente, una chiesa straordinaria, a più piani, quello inferiore mantiene vestigia medievali singolarissime: un affresco del 900 circa dove compare come in un fumetto una delle primissime scritte in volgare: «Traìte fii de pute» (tirate figli di puttana). Ma quante altri chiese medievali: S. Agnese, con altre strepitosi mosaici, S. Agata dei Goti vicino al Quirinale, S. Lorenzo in Lucina, S. Silvestro in Capite, luogo di raduno dei filippini, San Salvatore alle Coppelle (chiesa dei romeni) e S. Eustachio in pieno centro, dove rimangono soprattutto i campanili romanici. 

Per non parlare della riva del Tevere davanti alla Ripa Romea, sul colle dell’Aventino (S. Alessio, S. Saba, S. Sabina) o nel quartiere della Greca: S. Maria in Cosmèdin (quella della Bocca della Verità), S. Giorgio al Velabro. O, ancora, sul Campidoglio: la preziosa Aracoeli
Nel 1300 i pellegrini vedono una Roma già impoverita di molte torri patrizie fatte abbattere dal senatore Brancaleone degli Andalò, a metà Duecento, per incarico del Comune. Ne rimangono parecchie nel primo Giubileo. Oggi sono molte di meno purtroppo: la più monumentale è la casa-torre dei Conti, grande famiglia di papi, vicino al Colosseo, allo sbocco di via Cavour (nella foto sotto). Questa strepitosa Roma medievale non meriterebbe una promozione adeguata presso quanti, a partire dagli inglesi, fanno “turismo di esplorazione”?

 
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