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Salotti d'Italia: alla scoperta di Piazza del Plebiscito a Napoli

di 
Luca Sartori
15 Gennaio 2018
Tra le più grandi ed importanti piazze di Napoli e d’Italia, Piazza Del Plebiscito è uno dei luoghi più belli e ricchi di storia del capoluogo campano, bellissimo anfiteatro situato nel centro storico, tra via Toledo ed il lungomare.

È percorrendo la vitale via Toledo, importante arteria che da Piazza Dante a Piazza Trieste e Trento divide in due il cuore storico della città, anima della vita culturale cittadina dal XVI secolo ed oggi tra le principali tappe dello shopping napoletano, che ci avviciniamo all’importante piazza.
 
Giunti in piazza Trieste e Trento, dove convergono, oltre a via Toledo, anche l’elegante via Chiaia e via San Carlo, sulla quale s’affaccia l’ingresso principale della Galleria Umberto I, ecco comparire al centro la Fontana del Carciofo, voluta dall’armatore Achille Lauro, prima di giungere in Piazza del Plebiscito, dove lo sguardo vi sarà immediatamente rapito dalla basilica reale pontificia di S. Francesco di Paola e dallo scenografico colonnato. Impreziosiscono invece il cuore della piazza, autentico scrigno d’arte della città, le statue equestri di Ferdinando I e di Carlo III.
 
 
1. IL GRAN CAFFÈ GAMBRINUS
A darvi il benvenuto nella piazza è lo storico Caffè Gambrinus, situato sulla destra all’ingresso della stessa, fondato nel 1860 dall’imprenditore Vincenzo Apuzzo, arredato in stile liberty. Imperdibile una sosta per apprezzarne al suo interno statue, stucchi e quadri di fine Ottocento d’artisti napoletani ed opere di Filippo Tommaso Marinetti e Gabriele D’Annunzio.
 

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Frequentato dalla Belle Epoque in poi da personaggi storici tra cui Totò, Oscar Wilde, Jean Paul Sartre e Benedetto Croce, il Gambrinus divenne, verso la fine dell’Ottocento, sull’onda francese, un Caffè Concerto, tra i ritrovi più frequentati dalla nobiltà napoletana.
Spesso teatro di svariate scene di film come “Carosello Napoletano” del 1954 e “La volpe a tre zampe” del 2002, il Gran Caffè Gambrinus vide nascere, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, la pratica del caffè sospeso, consistente nel lasciare un caffè pagato per le persone povere.
 
Foto dal sito vesuviolive.it
 
2. PALAZZO REALE
Lasciato il Gambrinus, torniamo in piazza. Ecco, alla nostra sinistra, il Palazzo Reale, residenza storica dei vicerè spagnoli per mezzo secolo. Costruito a partire dal 1600, raggiunse il suo aspetto definitivo dopo la metà del XIX secolo. Edificazione e restauri furono seguiti dagli architetti Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti. Realizzata in mattoni di cotto rosato, piperno e pietra vulcanica dei Campi Flegrei, la facciata principale che guarda alla piazza ha uno stile tardorinascimentale e manieristico.
 
Straordinario il percorso museale che vi lascerà a bocca aperta davanti a tanta bellezza. L’Appartamento Storico, adibito a museo, tra il Teatrino di Corte, la Sala del Trono, la Sala di Mariacristina di Savoia e la Cappella Reale, racchiude capolavori d’arte prestigiosi realizzati dai più noti pittori del periodo borbonico tra i quali Guercino, Andrea Vaccaro, Mattia Preti, Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo, Filippo e Nicola Palizzi e Consalvo Carelli. Bella anche la passeggiata all’esterno del palazzo, tra il cortile d’Onore, il cortile delle carrozze, il cortile del belvedere ed i giardini pensili. Poi i Giardini Reali, ricchi di statue, viali e percorsi “segreti”.
 
 
3. PALAZZO DELLA PREFETTURA
Sul lato destro della piazza guardando la chiesa di S. Francesco di Paola c’è il monumentale Palazzo della Prefettura, già Palazzo della Foresteria. In stile neoclassico, l’edificio è situato tra Piazza del Plebiscito, piazza Trieste e Trento e via Chiaia e fu eretto nel 1815 per volere di Ferdinando I, per ospitare i forestieri che venivano a visitare la corte borbonica.
 
4. PALAZZO SALERNO
È invece situato sulla sinistra della piazza, davanti a quello della Prefettura, Palazzo Salerno, che deve il suo nome ad uno dei figli di Ferdinando IV, il duca di Salerno Leopoldo Giovanni Giuseppe di Borbone, edificato alla fine del XVIII secolo per opera dell’architetto siciliano Francesco Sicuro. Prima residenza del ministro John Acton e sede, sino al 1825, dei ministri di Stato di sua maestà borbonica, Palazzo Salerno è oggi sede del Comando Forze Operative Sud. Dalla facciata d’impronta neoclassica, completa, con il Palazzo della Prefettura, la piazza che ha in Palazzo Reale e la chiesa di S. Francesco di Paola le componenti predominanti.
 
 
5. LA BASILICA REALE PONTIFICIA DI S. FRANCESCO DI PAOLA E IL COLONNATO
Tra i più importanti esempi di architettura neoclassica in Italia, la basilica reale pontificia di San Francesco di Paola è la chiesa che si apre al centro del colonnato. Vi si accede tramite una breve scalinata di marmo di Carrara. La facciata cattura lo sguardo con il pronao a sei colonne in ordine ionico, anch’esse in marmo di Carrara, con due pilastri laterali reggenti l’architrave sopra la quale poggia un timpano triangolare sul quale sono poste le statue di San Francesco di Paola e San Ferdinando di Castiglia. L’interno è caratterizzato da una rotonda dal diametro di 34 metri coperta dalla cupola sorretta da 34 colonne di ordine corinzio alte 11 metri e con fusti in marmo di Mondragone, alternate ad altrettanti pilastri. Alle otto statue di San Giovanni Crisostomo, Sant'Ambrogio, San Luca, San Matteo, San Giovanni Evangelista, San Marco, Sant'Agostino e Sant'Attanasio, si uniscono, tra gli altri, i dipinti di San Nicola da Tolentino e San Francesco di Paola che riceve da un angelo lo stemma della carità. 
 
 
Fu nel 1809 che Gioacchino Murat ordinò la demolizione degli antichi conventi del "Largo di Palazzo", l’attuale Piazza Del Plebiscito, indicendo un pubblico concorso per la realizzazione di una nuova piazza. Fu affidata all'architetto Leopoldo Laperuta la costruzione dell'ampio portico a emiciclo, mentre nel 1815 il re Ferdinando I delle Due Sicilie decise l'edificazione della basilica come ringraziamento a San Francesco di Paola per la riconquista del regno. Nel 1817 fu indetto un nuovo concorso vinto dall'architetto svizzero Pietro Bianchi di Lugano, che ultimò i lavori nel 1824, ma fu nel 1836 che la chiesa venne inaugurata da Papa Gregorio XVI, che le conferì il titolo di Basilica Pontificia.

 
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