Una sola offerta è stata presentata lo scorso 18 gennaio alla gara di appalto della nuova pista da bob, skeleton e slittino (Sliding Center) di Cortina d’Ampezzo da realizzare, in sostituzione di quella storica oramai abbattuta, per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina che si svolgeranno a partire dal 6 febbraio 2026, cioè tra appena due anni. Il nuovo progetto della pista è arrivato dopo che due gare di appalto per il precedente progetto erano andate deserte (a settembre e a ottobre 2023).
Nonostante i tempi per la realizzazione dell’opera siano sempre più stretti e il CIO ne abbia contestato ripetutamente l’utilità, il Governo e la Regione Venetoperseguono l’obiettivo irrealistico della realizzazione della pista da bob di Cortina (costo base di 81,6 milioni di euro, consegna dei lavori entro 15 mesi) che viene contestata dalle associazioni di protezione ambientale. I Presidenti nazionali delle Associazioni di protezione ambientale Club Alpino Italiano, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano e WWF Italia, hanno così inviato, nei giorni scorsi, una lettera al Presidente del CIO, Thomas Bachin cui ribadiscono i motivi della propria opposizione al progetto che infatti:
a) è privo di ogni valutazione ambientale pur riguardando una delle più delicate valli alpine, di grande bellezza naturale e ricca biodiversità, nota in tutto il mondo per il suo straordinario paesaggio, e pertanto viola la normativa dell’Unione Europea oltre a uno dei principi fondamentali della Carta Olimpica che riguarda il rispetto dell’ambiente; b) mette a forte rischio la sicurezza degli atleti e del pubblico perché posticipa la scadenza per la consegna dei lavori e la pre-omologazione della pista dal 15 novembre 2024, data stabilita nel Dossier, ad aprile 2025 (tra soli 15 mesi) e perché fissa nell’autunno successivo l’omologazione e i test events necessari per testare la sicurezza della pista e apportarvi gli eventuali necessari correttivi, a ridosso dell’inizio dei Giochi – con tempi, quindi, quasi dimezzati rispetto a quelli fissati nel Dossier di candidatura (da 40 mesi a 21) – tali da rendere oggettivamente impossibile ottenere un’effettiva sicurezza; c) elimina proprio quegli elementi che nel precedente progetto avrebbero mitigato, sia pure molto parzialmente, l’impatto sul paesaggio: copertura della pista, rivestimento e tetto verde dell’edificio dell’impianto di refrigerazione, semplificazione dei rivestimenti della pista, interramento di parte del tracciato; d) è del tutto negativo dal punto di vista della legacy perché manca un piano per il futuro e il costo annuale dell’impianto a regime, se verrà realizzato, supererà abbondantemente 1.200.000 euro, di cui solo un terzo è stato assicurato dalla Regione Veneto e il resto è assolutamente insostenibile per il Comune di Cortina che, come ha dichiarato il Sindaco, Gianluca Lorenzi, rischia il default e pertanto sarà obbligato ad abbandonare la gestione dell’impianto, come è avvenuto per la pista di Cesana realizzata per i Giochi invernali di Torino 2006; e) l’impianto non è assolutamente giustificabile sul piano dell’utilità e della redditività se si considera che in Italia i praticanti ufficiali delle tre discipline interessate sono solo 59 e che anche nel resto del mondo è assai ridotto il numero sia di atleti che di competizioni.

Fasi di partenza in una discesa olimpica di Bob / foto Shutterstock

Pertanto, le Associazioni considerano ancora più importante che il CIO mantenga, in vista della verifica prevista a fine gennaio, la sua posizione riguardo alla insostenibilità del progetto da realizzare a Cortina e non conceda nessuna proroga alla omologazione dell’impianto e alla realizzazione dei test events perché una proroga renderebbe certamente pericoloso l’impianto mettendo seriamente a rischio la sicurezza degli atleti e degli spettatori, ma comporterebbe anche un grave rischio per la sicurezza dei lavoratori del nuovo cantiere costretti a turni massacranti.
Le Associazioni ricordano che Giovanni Malagò, Presidente del CONI e della Fondazione Milano-Cortina 2026, a Mumbai il 16 ottobre 2023, nel corso della 141ª sessione del CIO, aveva sottolineato le difficoltà di realizzare la nuova pista e che il Presidente stesso del CIO aveva indicato la soluzione: utilizzare un impianto anche all’estero purché già funzionanteLa reazione governativa, non certo disinteressata, che segue anni di inerzia delle istituzioni e degli enti competenti (l’assegnazione dei Giochi all’Italia era avvenuta il 24 giugno 2019), ha portato al ridimensionamento del nuovo progetto, rispetto al precedente, con la previsione di un anticipo contrattuale del 30%, l’eliminazione di varie opere e nello stesso tempo la conferma del costo base (circa 81,6 milioni di euro) al fine di incrementare i margini di guadagno per le imprese e invogliarne la partecipazione alla gara, ma ha ottenuto un ben misero risultato a prova dell’assurdità delle condizioni contenute nel progetto se non altro per l’evidente impossibilità, da molti denunciata, di rispettare le scadenze, con il conseguente rischio di un grave danno all’erario in caso di esecuzione dei lavori.

Una pista sulle nevi di Cortina d'Ampezzo / foto Shutterstock

Inoltre, lo stesso 18 gennaio si è diffusa la notizia della conferma delle perplessità del CIO nei confronti del nuovo impianto più volte esternate dal suo Presidente. Nella mail datata 15 gennaio, infatti, Kristin Kloster, Presidente della Commissione di coordinamento del CIO per Milano-Cortina 2026, rispondendo a una lettera inviatale dal Comitato civico di Cortina, ha ribadito con grande chiarezza la posizione del CIO: per i prossimi Giochi invernali “non è essenziale la costruzione o la ricostruzione di un impianto di bob, skeleton e slittino”; “in considerazione del numero attuale di atleti e di gare delle tre discipline è sufficiente il numero di sliding centres oggi esistenti a livello globale”; “tenuto conto del tempo assai ristretto che resta, solo le piste esistenti e già operative devono essere prese in considerazione”; “senza un chiaro e realizzabile piano per il successivo funzionamento non può essere costruito un impianto permanente in quanto lascito dei Giochi (legacy plan)” e infine “per il CIO garantire la sicurezza di atleti e spettatori e nello stesso tempo l’osservanza dei tempi fissati dal Dossier Milano-Cortina 2026 è di capitale importanza”.

La sede del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, a Losanna, in Svizzera / foto Shutterstock

ULTIMO AGGIORNAMENTO

Ieri, 29 gennaio, Kristin Kloster, Presidente della Commissione di Coordinamento per i Giochi Olimpici Milano Cortina 2026, rispondendo alla lettera delle otto principali Associazioni di protezione ambientale (CAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF Italia), ha ribadito quanto il CIO va dichiarando da sempre, e cioè che:
La costruzione o la ricostruzione di una nuova sede non è ritenuta essenziale per le gare di bob, slittino e skeleton dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. In linea con le raccomandazioni dell'Agenda olimpica 2020, nessuna sede permanente dovrebbe essere costruita senza un piano di legacy chiaro e fattibile. Gli impianti oggi esistenti nel mondo sono sufficienti per l'attuale numero di atleti e di competizioni negli sport del bob, dello slittino e dello skeleton. Come affermato nella recente sessione del CIO a Mumbai, devono essere prese in considerazione solo le piste esistenti e già in funzione, a causa dei tempi molto stretti che rimangono prima dei Giochi. È fondamentale garantire l’attuazione di tutte le misure necessarie per la sicurezza degli atleti e degli spettatori e rispettare la tempistica delineata nel Dossier Milano Cortina 2026 tenendo conto dell’importanza di omologare e di testare l’impianto.

Le Associazioni pertanto sono convinte che nella riunione di domani 31 gennaio il CIO non vorrà prendersi la grande responsabilità di accordare una deroga alla tempistica fissata dal Dossier che ridurrebbe drasticamente e in modo assai preoccupante i tempi di costruzione e di collaudo della pista con possibili conseguenze sulla sicurezza degli atleti, degli spettatori e dei lavoratori del cantiere, costretti a turni massacranti.

Ricordano infine che, dal punto di vista dell’utilità e della legacy dell’impianto, in Italia i praticanti ufficiali delle tre discipline interessate (bob, skeleton e slittino) sono solo 59 e che anche nel resto del mondo è assai ridotto il numero di atleti e di competizioni: non è un caso che la pista da bob di Cesana Pariol realizzata per le Olimpiadi invernali 2006 sia in rovina dopo anni di abbandono.