Il verde nelle città europee è ancora troppo poco e soprattutto non è distribuito in modo equo. A dirlo è un nuovo studio della Commissione europea, in collaborazione con l’Università di Copenhagen, pubblicato ad aprile su Nature Communications, che ha analizzato 862 città con almeno 50mila abitanti.
Il principio 3-30-300
Solo il 13,5% degli abitanti delle città considerate vive in contesti che rispettano il cosiddetto “principio 3-30-300”, introdotto dal Nature Based Solutions Institute: avere la vista di tre alberi da casa, dall’ufficio o dalla scuola che si frequenta, beneficiare di una copertura arborea del 30% all’interno del proprio quartiere e poter raggiungere un’area verde di almeno un ettaro entro 300 metri.
Al contrario, il 21% della popolazione vive in contesti in cui nessuno di questi tre criteri è rispettato. In altri termini, al di là della sua estensione, per una larga parte degli abitanti il verde urbano è poco percepibile nella vita quotidiana, con effetti diretti sulla qualità della vita. Dove mancano alberi, ombra e suolo permeabile, il caldo si fa sentire di più, gli spazi pubblici risultano meno accoglienti e le città diventano più fragili di fronte agli effetti del cambiamento climatico.
Città più abitate ma meno verdi
Un altro dato aiuta a capire perché intervenire sia urgente: oggi il 73% della popolazione dell’UE vive in contesti urbani e, tra il 2010 e il 2020, i residenti di quelle aree sono cresciuti del 16%, mentre le città si sono ampliate del 2,3%. Questo significa che la densità abitativa è aumentata. Nello stesso periodo, inoltre, la copertura urbana di aree verdi è diminuita dello 0,3% e quella arborea dell’1,6%. Una tendenza che rischia di allontanare ulteriormente l’obiettivo di estendere progressivamente il principio 3-30-300.

Ricchezza e clima le cause del green divide
L’accesso al verde non è uguale per tutti e le differenze dipendono perlopiù da due fattori. Il primo è economico: le città con un Pil pro capite più alto offrono in genere un maggiore accesso agli spazi verdi, con una frattura evidente tra le città dell’Europa centro-settentrionale e quelle del sud. Un’analisi spaziale più fine sul reddito disponibile, utile a cogliere le differenze interne nelle grandi capitali, conferma che i più ricchi vivono in genere in zone più verdi.
Il secondo fattore è climatico-geografico: a parità di Pil pro capite, le città con condizioni di umidità più favorevoli garantiscono ai residenti un accesso maggiore al verde urbano. Anche in questo caso, il divario corre lungo l’asse tra centro-nord Europa e sud. Non sorprende allora che, limitando il confronto alle capitali europee, le città più vicine al principio 3-30-300 siano Stoccolma (42%), Helsinki (41%) e Berlino (40%). Parigi (15%) e Londra (9%) si collocano su valori simili a Roma (10%), mentre tra le meno virtuose figurano Madrid (4%), Atene (3%) e Lisbona (1%).
La spinta della Nature Restoration Law
Questi dati spiegano bene perché nel 2024 sia stata approvata la Nature Restoration Law, il regolamento europeo sul ripristino della natura, che chiede agli Stati membri di agire per recuperare attivamente gli ecosistemi degradati.
Le città sono parte di questo percorso: fermare la perdita netta di verde e copertura arborea entro il 2030 e poi incrementarla, come chiede l’articolo 8 del regolamento, significa riconoscere che il verde urbano non è un elemento decorativo, ma una componente essenziale della resilienza climatica.
Piantare alberi, depavimentare le superfici impermeabilizzate per creare suoli drenanti e aumentare gli spazi naturali rende le città più fresche, più vivibili e più attrattive, oltre che più capaci di affrontare ondate di calore ed eventi estremi. È una scelta che migliora l’ambiente, ma anche la salute e il benessere quotidiano delle persone.
La riflessione è particolarmente attuale anche in Italia, dove il tema è entrato nel dibattito pubblico grazie all’apertura della consultazione sul Piano Nazionale di Ripristino che deve rendere operativo nel nostro Paese il regolamento europeo.

L’impegno del Touring con il progetto “Obiettivo Ripristino Natura”
Il Touring Club Italiano, insieme a Lipu e WWF Italia, è impegnato nel progetto “Obiettivo Ripristino Natura”, cofinanziato da Fondazione Cariplo, per sostenere e promuovere una definizione solida e ambiziosa del Piano Nazionale di Ripristino.
L’obiettivo è chiaro: trasformare un obbligo normativo in un’occasione di miglioramento concreto del territorio e del benessere collettivo, facendo del ripristino della natura un investimento sul futuro per turismo, economia e qualità della vita.