Il 23 aprile si è aperta la Consultazione pubblica sul Piano Nazionale di Ripristino che è lo strumento con cui l’Italia dovrà tradurre in interventi concreti la Nature Restoration Law, il regolamento europeo approvato nel giugno 2024 – fortemente sostenuto anche dal Touring Club Italiano – che chiede agli Stati membri di agire per ripristinare gli ecosistemi degradati, non solo di proteggerli.

È una sfida che riguarda da vicino il nostro territorio, perché il ripristino della natura incide sulla qualità dei paesaggi, sulla resilienza climatica, sulla sicurezza idrogeologica ma anche sul turismo, rendendo i luoghi più belli e fruibili per chi li abita e li visita.

Cos’è la Nature Restoration Law?

È il primo regolamento europeo dedicato in modo specifico al ripristino della natura. Stabilisce obiettivi vincolanti per gli Stati membri: almeno il 20% delle terre e dei mari dell’Unione sono da sottoporre a ripristino entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che ne hanno bisogno entro il 2050.

La logica di fondo è semplice: non basta conservare la natura, serve anche recuperare ciò che si è degradato, per rafforzare le funzioni ecosistemiche essenziali come la regolazione climatica, il mantenimento della biodiversità e di una buona qualità dell’aria e dell’acqua, l’impollinazione, la protezione dai rischi naturali.

Il Piano Nazionale di Ripristino e la consultazione pubblica

Ogni Stato membro è chiamato a predisporre il proprio Piano Nazionale di Ripristino. Non si tratta di un adempimento formale, ma del documento operativo che deve indicare priorità, misure, tempi, costi, fonti di finanziamento e modalità di attuazione per ripristinare la natura.

L’Italia dovrà trasmettere la prima bozza alla Commissione europea entro il 1° settembre 2026.

Proprio per questo la consultazione pubblica aperta su ParteciPa è un passaggio importante. È rivolta a cittadini, pubblica amministrazione, comunità scientifica, associazioni e a tutti i soggetti interessati, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni utili alla redazione del Piano. La partecipazione a questo momento è fondamentale per far sì che il Piano accolga anche le esigenze dei territori e dei cittadini.

Partecipare alla consultazione è semplice

Sul portale sono disponibili strumenti differenziati, tra cui un questionario generale, con domande semplici a risposta chiusa e spazi per eventuali commenti. Per accedere è sufficiente registrarsi con SPID, Carta d’Identità elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS).

Il Touring Club Italiano ti invita a compilarlo: partecipare significa contribuire a orientare scelte che avranno effetti duraturi su paesaggi, città, campagne, fiumi, coste e aree naturali, migliorando anche l’offerta turistica. È un modo per prendersi cura dell’Italia come bene comune.

Ripristinare la natura ha un beneficio anche economico

Il buon funzionamento della nostra società dipende dai servizi ecosistemici che hanno un valore anche economico. Alcuni studi citati nel Piano Nazionale di Ripristino stimano che la fornitura di acqua valga 1,3 miliardi di euro, il controllo delle alluvioni 46,8 miliardi, la fruizione della natura 8,4 miliardi e l’impollinazione 1,9 miliardi.

Avere ecosistemi degradati significa perdere questi e altri servizi, con conseguenze non solo ambientali ma anche sociali ed economiche negative per tutti. Sempre per l’Italia si stima che il ripristino e il mantenimento degli ecosistemi terrestri (esclusi quelli urbani) potrebbero a regime generare benefici annui di circa 2,4 miliardi di euro a fronte di 261 milioni di investimenti annuali per realizzare gli interventi: un rapporto di circa 9 a 1. Non agire, al contrario, significherebbe una perdita cumulata di 60 miliardi di euro entro il 2050.

L’impegno del Touring con il progetto “Obiettivo Ripristino Natura”

Il Touring Club Italiano, insieme a Lipu e WWF Italia, è impegnato nel progetto “Obiettivo Ripristino Natura”, cofinanziato da Fondazione Cariplo, per sostenere e promuovere una definizione solida e ambiziosa del Piano Nazionale di Ripristino.

L’obiettivo è chiaro: trasformare un obbligo normativo in un’occasione di miglioramento concreto del territorio e del benessere collettivo, facendo del ripristino della natura un investimento sul futuro per turismo, economia e qualità della vita.