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Da Rimini a Piacenza lungo l'antico asse viario, scoprendo storie e curiosità

"Aemilia, una via lunga 2200 anni": un progetto Touring per raccontare la Via Emilia in 6 tappe

4 Giugno 2020

Sono una ventina i soci e i consoli Tci dell’Emilia-Romagna che in oltre due anni di lavoro hanno realizzato "Aemilia, una via lunga 2200 anni", una carta “parlante” per esplorare paesaggi, beni culturali e prodotti tipici della regione seguendo il filo conduttore del percorso storico della Via Emilia, da Rimini a Piacenza. Un progetto sviluppato in prima persona dai soci Tci del territorio, in collaborazione con l’Apt dell’Emilia-Romagna, per proporre un viaggio in sei tappe alla scoperta di piccoli e grandi monumenti, musei, scavi archeologici più o meno strettamente legati al tema della consolare che da sempre rappresenta la spina dorsale della Pianura Padana. 

In questa pagina riportiamo l'introduzione al progetto firmata da Ilaria Di Cocco, Segretariato MiBACT dell’Emilia-Romagna, e le dichiarazioni di Andrea Corsini, Assessore al Turismo Regione Emilia-Romagna, Corrado Azzolini, Dirigente del Segretariato Mibact dell’Emilia-Romagna, e Pier Luigi Bazzocchi, Console regionale dell'Emilia-Romagna del Touring Club Italiano.

Qui invece i link per scoprire tutte le tappe di "Aemilia, una via lunga 2200 anni":

La Via Emilia, parte prima: da Rimini a Forlì
La Via Emilia, parte seconda: da Forlì a Bologna
La Via Emilia, parte terza: Bologna
La Via Emilia, parte quarta: da Modena a Reggio Emilia
La Via Emilia, parte quinta: da Parma a Fidenza
La Via Emilia, parte sesta: da Fidenza a Piacenza

In ognuna la descrizione e il pdf scaricabile.



Andrea Corsini, Assessore al Turismo Regione Emilia-Romagna
"Emilia-Romagna. Fin dal nome si coglie il legame antico della nostra Regione con la storia e lo sviluppo della sua viabilità. Un legame forse unico al mondo che non si è interrotto neppure dopo più di due millenni e dopo le tante “rivoluzioni” dei modi e degli strumenti di mobilità. Cultura, turismo, attività econo- miche corrono lungo questo sistema viario antico che non è solo Aemilia ma comprende le vie che salgono l’Appennino, quelle che lambiscono la costa e quella che scivola lungo le acque del fiume Po. Tanto è stato scritto sulla Via Emilia e tanti progetti di valorizzazione territoriale e turistica hanno avuto ed hanno ancora come spina dorsale l’Aemilia e le altre vie storiche della Regione. Ora il Touring Club Italiano, l’Associazione che da più di 120 anni si occupa della tutela e valorizzazione turistica del patrimonio culturale, ambientale e delle specificità territoriali del nostro paese, propone questo progetto di viaggio lungo l’intera via Emilia.

Un viaggio diviso in tappe e per ogni tappa il supporto editoriale della descrizione e di una cartografia che aiutino il turista nella scoperta di luoghi, situazioni e anche di qualche segreto che fiancheggiano l’Aemilia e che solitamente non sono luoghi di visita ma solo perché troppo poco conosciuti o dei quali si sottovaluta il valore turistico. A ciò si aggiungeranno visite guidate organizzate dai Consoli del Touring delle varie province della nostra Regione. Il risultato è che ancora una volta l’Aemilia si mostrerà con un volto e uno strumento nuovi e originali per far conoscere meglio la sua storia e la sua attualità. Non rimane quindi che augurare buon viaggio lungo l’Emilia-Romagna e la via che ne ha accompagnato la storia e lo sviluppo fino ai giorni nostri. Siamo certi che risponderà ottimamente a questo compito anche in futuro".

Corrado Azzolini, Dirigente del Segretariato Mibact dell’Emilia-Romagna
"Il progetto sviluppato dal Touring propone un viaggio alla scoperta di piccoli e grandi beni culturali strettamente legati al tema della Via Emilia: perché sorti non solo nelle sue vicinanze, ma anche al servizio dell’infrastruttura o grazie alla linfa che da tale arteria veniva irrorata; da un lato abbiamo quindi ponti, cippi ed altri manufatti stradali, dall’altro chiese, torri, ospedali, edifici produttivi la cui nascita in ogni epoca era dovuta all’importanza del collegamento stradale a cui si affiancavano. L’impostazione di un simile percorso tematico è di grande interesse e potenzialità, e soprattutto permette di dare nuova luce ed evidenza anche a beni culturali non ancora conosciuti come meriterebbero, grazie all’attenta selezione dei Consoli del Touring, profondi conoscitori del territorio.

Proprio per questo motivo, naturale e fecondo è stato l’incontro del progetto con il portale Tourer.it, sviluppato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, e in particolare dal Segretariato per l’Emilia-Romagna. Tourer.it infatti è una mappa interattiva del patrimonio culturale diffuso in modo capillare in tutta la regione, che contiene più di 7000 beni accuratamente localizzati, arricchiti da foto, informazioni, link e collegati dalla rete di sentieri escursionistici e cammini che ricalcano le antiche vie di pellegrinaggio. Oggi è con orgoglio che anche Tourer.it accoglie questo prezioso itinerario lungo la spina dorsale della regione, che sicuramente rappresenterà un’occasione di valorizzazione importante non solo per i beni direttamente coinvolti, ma per tutto il territorio che li circonda e per una storia lunga 2200 anni".

Pier Luigi Bazzocchi, Console regionale dell'Emilia-Romagna del Touring Club Italiano
"Sono tanti, più di venti, i Consoli e i Soci attivi dell'Emilia-Romagna del Touring Club Italiano che hanno creato, da una piccola idea, il progetto "Aemilia: una via lunga 2200 anni". Hanno lavorato per due anni insieme trovando una prima e più importante gratificazione proprio in questo impegno comune. Sono diventati una squadra che ha percorso più e più volte la Via Emilia da Rimini a Piacenza alla ricerca, ma il più delle volte alla riscoperta, di segni, luoghi e panorami in gran parte disegnati dalle donne e dagli uomini che più di due millenni or sono lungo questa strada hanno costruito il futuro loro e delle generazioni che li hanno seguiti e sono diventati gli Emiliani e i Romagnoli uniti da una strada che è la loro storia e l’identità comune.

Questi luoghi e questi panorami sono il patrimonio ambientale e culturale della nostra Regione. Della tutela e valorizzazione di questo patrimonio ambientale e culturale che tanto diverso, ma uguale per valore, possiamo ritrovare in tutto il nostro paese, il Touring Club Italiano ha fatto, fin dalla fine del ’800, la sua ragione di esistere. La sua rete territoriale non ha forse paragone in tutta Italia; è la sua forza che trova compimento in una unità d’intenti e di organizzazione che la rendono ancora più preziosa. È stato un viaggio che senza l’aiuto e la condivisione dell’assessorato al turismo della nostra Regione, di APT servizi, del Segretariato Regionale del Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo non sarebbe stato portato avanti e di questo li ringraziamo".

Ilaria Di Cocco, Segretariato MiBACT dell’Emilia-Romagna
"L’Emilia-Romagna e la Via Emilia. Fin dal nome la nostra regione richiama, unica fra quelle italiane, un legame antico, profondo e sempre attuale tra la sua storia e quella della sua viabilità. Un legame che non si esaurisce nella fondamentale impronta data al territorio dalla strada romana Aemilia, ma che affonda le radici in tempi ancora più antichi, e soprattutto caratterizza quasi tutte le principali strade che attraversano il nostro paesaggio, dalle vie che risalgono gli Appennini a quelle che corrono lungo la costa, fino a quella straordinaria via d'acqua che è sempre stato il Po. 

Ancorate a questa rete sono sorte le nostre città, quasi tutte di origine romana e sono nati i luoghi della cultura e della storia, dove ancor oggi si svolgono quasi tutte le principali attività economiche. "Una pista si apre con i piedi, una strada con le mani" è una frase che ben riassume, nella sua brevità, la differenza fondamentale tra consuetudine e pianificazione. Fu la prima che fece nascere gli itinerari della preistoria, quando gli uomini ripercorrevano, generazione dopo generazione, i percorsi ottimali per valicare, ad esempio, una catena montuosa in corrispondenza del passo più agevole, o per attraversare un fiume presso un guado naturale. Erano scelte che sfruttavano le possibilità offerte dalla natura e che si adattavano ad un paesaggio mutevole, scarsamente controllato dall'uomo. Non per questo però si trattava solo di percorsi brevi, a raggio limitato, anzi a volte questi itinerari naturali giungevano ad attraversare tutta l'Italia e l'Europa, ad esempio per portare, già nel Neolitico, l’ossidiana delle isole Lipari in Emilia-Romagna, e ancor più nell'età del Bronzo, quando beni di prestigio come l’ambra venivano portati attraverso tutto il continente, dal mar Baltico fino al Mediterraneo. 

In epoca etrusca si delinea assai meglio tale ruolo del nostro territorio regionale, crocevia fra le direttrici che scendono dai valichi alpini attraverso la pianura padana e quelle che collegano i due versanti appenninici, raccordate da due arterie fondamentali: il Po da un lato e una strada, o più probabilmente un fascio di strade, che corre ai piedi dell'Appennino e che taglia la regione, costituendo in un certo senso l’antefatto della Via Emilia. La labilità di questi segni è dovuta specialmente al fatto che essi non hanno dato un'impronta permanente al paesaggio, ancora oggi riconoscibile, come fece invece la pianificazione stradale di epoca romana. Buona parte delle strade romane fu infatti progettata con scopi militari per raggiungere con il minor percorso possibile la meta prefissata, e non per congiungere gli insediamenti posti sul territorio. Spesso anzi esse erano il presupposto per la nascita di questi centri, che sorgevano lungo le strade, all'incrocio fra più direttrici o in corrispondenza di un punto di particolare importanza, quale ad esempio l’attraversamento di un fiume.

A queste funzioni "militari" risponde anche la via Emilia, aperta quando nella regione la presenza romana era ancora legata a poche piazzeforti, ossia l’antica colonia di Rimini, nata nel 268 a.C., e la più recente colonia di Piacenza, città sorta nel 218 come la sua gemella Cremona a controllo di un punto privilegiato di attraversamento del Po e definitivamente sviluppatasi dopo le devastazioni di Annibale e la fine della seconda guerra punica. Proprio a congiungere queste due piazzeforti è destinata la via costruita nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido, mentre il suo collega Gaio Flaminio contemporaneamente unisce un'altra roccaforte, Arezzo, con la neonata città di Bologna, sorta da soli due anni. Quasi tutte le altre città più importanti nasceranno lungo il suo percorso, in particolare dove essa incrocia i principali corsi d'acqua che scendono dagli Appennini, e quindi nei punti nodali per le vie di comunicazione, dove è possibile risalire le vallate verso il crinale. Sull'Emilia tali centri modellano la loro forma urbana, e allo stesso modo spesso i suoi rettifili diventano gli assi su cui si organizza il paesaggio delle campagne, perché in base ad essa si orienta la centuriazione, cioè la rete di strade e canali ortogonali che ancora oggi è conservata in molti tratti del paesaggio rurale.

La Via Emilia corre così da Rimini a Piacenza attraversando l'alta pianura romagnola ed emiliana ai piedi degli Appennini, evitando da un lato le zone della bassa padana, che tendevano ad impaludarsi e dove i fiumi divagavano frequentemente, e dall'altro i margini collinari dove avrebbe dovuto affrontare sensibili dislivelli e il tracciato non avrebbe potuto essere rettilineo. Notiamo così la capacità di pianificare ad ampio raggio, scegliendo percorsi ottimali per congiungere mete lontane, e contemporaneamente di leggere nel dettaglio il paesaggio per realizzare strade che sfruttassero le caratteristiche al meglio. A questo scopo ad esempio la strada si concretizza in lunghi rettifili raccordati fra loro da minimi disassamenti, che permettono di impostare la sede stradale sui terreni migliori e di raggiungere i punti più propizi per l'attraversamento dei fiumi che incontrava. Può compiere anche piccole deviazioni, in modo che i ponti debbano affrontare minori difficoltà e resistere nel tempo.

La capacità di adattarsi al meglio alle caratteristiche del territorio, intervenendo con infrastrutture artificiali quali costruzioni, tagli e gallerie solo quando strettamente necessario, e sfruttando piuttosto le possibilità naturali, ha garantito ai tracciati romani la stabilità nel tempo e a molti percorsi la sopravvivenza anche in periodi di crisi, quando la manutenzione era più scarsa. Ciò spiega perché la Via Emilia sia giunta fino a noi continuando ad essere nei secoli l'arteria capace di irrorare il territorio e di garantire la continuità anche ai centri urbani sorti lungo di essa. Delle numerose città romane della regione, infatti, non tutte sono sopravvissute ai secoli di crisi seguiti alla caduta dell'impero romano, anzi; alle molte scomparse, rese note dagli elenchi degli antichi scrittori e dagli scavi archeologici, si contrappongono le tredici sopravvissute, di cui ben undici si trovano lungo la via Emilia. Le altre due città sopravvissute poi sono accomunate a queste dalla rilevanza per le vie di comunicazione: si tratta infatti di importanti porti, ossia Ravenna, sede della flotta romana sull'Adriatico, che diventa capitale bizantina, e Brescello, posta lungo il Po a servizio della navigazione fluviale.

Proprio le vie di comunicazione fluviali e marittime infatti furono di fondamentale importanza in quel periodo di crisi, mentre la Via Emilia perse temporaneamente la sua unitarietà, come l’aveva persa la stessa regione, caduta in parte sotto il dominio longobardo, ad ovest, e in parte rimasta sotto l’impero bizantino o romano d’Oriente, grazie a cui assume il nome di Romagna. Temporaneamente anche l’Emilia cambierà nome, chiamata Clodia nel tratto occidentale da Piacenza a Bologna, e Flaminia in quello orientale fino a Rimini, prendendo entrambi i nomi da altre strade di cui era sentita come la continuazione. Il tratto più a ovest, tra Piacenza e Fidenza, rientrerà poi anche nel grande tracciato della via Francigena.

Anche il percorso risentirà dell’abbandono di opere sistematiche di manutenzione, per la difficile situazione economica e politica: crollo di alcuni ponti e dissesti provocati da mutamenti idrografici porteranno a deviazioni per raggiungere nuovi punti di attraversamento e portarsi in zone più asciutte. Purtuttavia, la via Emilia superò tutti i momenti di crisi, e ritornò ad essere l’unica spina dorsale della Regione, affiancata oggi dai tracciati ferroviari ed autostradali che si allineano sostanzialmente al suo solco. È proprio questa strada lunga 2200 anni che la guida vi invita a ripercorrere con occhi attenti e curiosi, pronti a stupirsi ancora una volta".


INFORMAZIONI
Scarica l'introduzione al progetto in formato pdf!
- Scopri nel dettaglio il percorso di "Aemilia, una via lunga 2.200 anni" sulla mappa interattiva di tourer.it/itinerari

Ecco i link per scoprire tutte le tappe di "Aemilia, una via lunga 2200 anni":
La Via Emilia, parte prima: da Rimini a Forlì
La Via Emilia, parte seconda: da Forlì a Bologna
La Via Emilia, parte terza: Bologna
La Via Emilia, parte quarta: da Modena a Reggio Emilia
La Via Emilia, parte quinta: da Parma a Fidenza
La Via Emilia, parte sesta: da Fidenza a Piacenza