Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Notizie di viaggio
  • >
  • In cammino verso Santiago di Compostela, sulla Via de la Plata/5 - Da Fuenterroble de Salvatierra a Salamanca

La meno conosciuta delle vie che portano in Galizia nel racconto del nostro inviato

In cammino verso Santiago di Compostela, sulla Via de la Plata/5 - Da Fuenterroble de Salvatierra a Salamanca

di 
Fabrizio Ardito
18 Aprile 2016
Fabrizio Ardito, autore di numerose guide Touring, camminerà per 30-35 giorni sulla meno conosciuta delle vie che portano a Santiago di Compostela, la Via de la Plata. Per tutto aprile troverete su questo sito il racconto in diretta del suo viaggio. Seguiteci numerosi!

Introduzione - In cammino verso Santiago di Compostela, sulla Via de la Plata
Tappe 1 e 2 - Da Merida a Aljiucén, da Aljiucén a Alcuéscar
Tappe 3 e 4 - Da Alcuescar a Valdesalor, da Valdesalor a Casar de Caceres
Tappe 5, 6 e 7 - Da Casar de Caceres a Canaveral, da Canaveral a Riolobos, da Riolobos a Carcaboso
Tappe 8, 9 e 10 - Da Carcaboso all'Hostal Asturias, dall'Hostal Asturias a Baños de Montemayor, da Baños de Montemayor a Fuenterroble de Salvatierra
Tappe 11 e 12 - Da Fuenterroble de Salvatierra a Merille, da Merille a Salamanca
Tappe 13, 14  e 15 - Da Salamanca a El Cubo del Vino, da El Cubo del Vino a Villanueva de Campean, da Villanueva de Campean a Zamora
Tappe 16, 17 e 18 - Da Zamora a Montamarta, da Montamarta a Granja de Moreruela, da Granja de Moreruela a Benavente
Tappe 19, 20 e 21 - Da Benavente a Alija del Infantado, da Alija del Infantado a La Baneza, da La Baneza ad Astorga

Tappe 22, 23 e 24 - Da Astorga a Foncebadon, da Foncebadon a Molinaseca, da Molinaseca a Ponferrada
 
Arrivando – esausti dopo 34 chilometri di cammino – a Fuenterroble, avevamo ovviamente cercato l’albergue locale. E avevamo incontrato una coppia di olandesi che si allontanava a tutta velocità dall’ingresso dell’ostello, scuotendo la testa. Così, con una certa cautela, ci eravamo addentrati nella struttura, fatta di diverse costruzioni, in cerca di qualcuno. Aperta una porta, ecco davanti a noi una scena singolare, degna delle pagine del Don Chisciotte.

Nell’angolo, un grande camino scoppiettante. Su un tavolo, un registro e il timbro per le credenziali, a fianco a un enorme piatto pieno di costolette crude. E sul divano, davanti al fuoco, un omone sdraiato con i piedi sul bracciolo, con una sigaretta in bocca proprio sotto al cartello “no fumar”. Come corporatura l’omone, che avremmo scoperto chiamarsi Jésus, sfiorava quella di Depardieu e il vocione era impressionante: “La Spagna deve uscire dall’Unione Europea”. Le sue prime parole erano probabilmente riferite al dissidio che lo aveva opposto ai lindi olandesi appena fuggiti. Nella nostra camerata eravamo finiti in tre, con una stufa a legna che borbottava nell’angolo e una inaspettata quantità di acqua calda dispensata da rudimentali docce in un ambiente gelido. La cena comunitaria era consistita in un mastodontico caldo (zuppone con fagioli e maiale), varie tortillas e ovviamente una quantità sproporzionata di costolette. Il tutto cucinato da Jésus che, tra una sigaretta e l’altra (tutte rigorosamente spente per terra) ci aveva fatto scoprire la sua storia di cuoco professionista di ristoranti, navi e albergues.



GLI OLANDESI E LA TAUROMACHIA
La mattina dopo, con un vento veramente gelido e una temperatura di 6 gradi, senza nessun bar aperto in vista, la tappa verso Merille ci era stata descritta come la più dura dell’intera via de la Plata. Senza pioggia, avevamo camminato a lungo sulla nostra grande pista di terra battuta, con l’unico piccolo ostacolo di un lago che si era formato per le piogge proprio nel mezzo della via. L’acqua molto profonda ci aveva sconsigliato il guado e così avevamo ripiegato sullo scavalcamento di una serie di barriere di filo spinato per raggiungere un luogo propizio al passaggio. Un miliario dopo l’altro, la calzada romana coperta di fango aveva iniziato la sua salita, trasportandoci lentamente fino a quasi 1200 metri di quota, sulla cresta dell’Alto de la Pena, dove il vento fortissimo faceva ululare le pale eoliche costruite in una lunga fila.




Poi una lunga discesa e una dozzina di chilometri di asfalto ci avevano portato a Morille, in un albergue nuovo e pulito, purtroppo privo sia di riscaldamento che di acqua calda. Ma vicino al bar di Isa, dove tra tè e pasticcini, avevo potuto controllare in tv l’andamento delle corride di questa giornata della Feria de Abril di Siviglia. Sempre sentendo sulla mia nuca lo sguardo di profonda disapprovazione per la tauromachia degli olandesi, divenuti tre per la comparsa di un nuovo peregrino che, poveretto, aveva una gamba gonfia come una zampogna.

SCARPONI PIENI D'ACQUA E L'ARRIVO A SALAMANCA
Nella notte, con il rumore degli scrosci di pioggia sui lucernari, credo che i pensieri di ogni peregrino siano simili: “come andrà domani?”, “cos’è questo dolore nuovo alla pianta del piede?”, “ma come mai sono finito qui, in una soffitta di Morille, in attesa di camminare 20 chilometri sotto al diluvio universale?”. Colazione lenta e flemmatica, stamane, in attesa che qualcosa faccia cessare il rumore dell’uragano. Poi parto e, dopo una mezz’oretta, la pioggia inizia a battere senza pietà per un paio d’ore, convincendomi a attraversare l’ennesimo guado fidando nel mio equilibrio, mentre gli olandesi sostano sotto il diluvio a togliersi le scarpe.

Con uno scarpone pieno d’acqua (si vede che la mia agilità non è più quella di una volta), cammino sconsolato guardando solo la punta dei piedi, per non fare entrare l’acqua tra le pieghe del cappuccio. “Mi sembra di aver visto un signore anziano con la barba bianca che costruisce un’arca di legno” scherza il grasso Manuel, completamente zuppo ma nella perenne ricerca di una cerveza, quando la pioggia decide finalmente di smettere. Poi è solo fango, viscido, scivoloso e tenace, che mi separa dal ponte romano e dalla cattedrale di Salamanca.


 
Come sempre accade, entrare in una città fa una grande impressione, dopo aver vissuto in uno strano universo fuori dal mondo per giorni. C’è confusione, la gente è vestita in maniera normale (le ragazze addirittura con la gonna, pensa un po’), c’è un bar a ogni angolo e i negozi rigurgitano di ogni ben di Dio. Domani riposo, come abbiamo deciso dopo una lunga e democratica discussione con i mei piedi, sonno, turismo e stravizi. Dopo 12 giorni di cammino, ho percorso circa 302 chilometri e ne mancano ancora 210 ad Astorga e, da lì, più o meno 270 alla cattedrale di Santiago.  


 
INFORMAZIONI
Touring Club Italiano ha pubblicato tre volumi sul Cammino di Santiago:

- la nuova Guida verde "Il cammino di Santiago" (edizione 2015), con oltre 100 immagini, la cartografia Touring con il consueto dettaglio e 670 indirizzi utili; 

il taccuino "Il cammino di Santiago", compagno ideale di viaggio, su cui controllare la via di ogni giorno e dove scrivere note, pensieri, telefoni e ricette.

- il libro "Peregrinos" di Fabrizio Ardito, racconto del cammino in 33 giorni lungo il Cammino di Santiago nella sua versione più celebre, quella che parte dai Pirenei e attraversa il nord della Spagna.

Tutti i volumi si possono acquistare sul sito web www.touringclubstore.com, a prezzi scontati per tutti e soprattutto per i soci Tci.