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La meno conosciuta delle vie che portano in Galizia nel racconto del nostro inviato

In cammino verso Santiago di Compostela, sulla Via de la Plata/7 - Da Zamora a Benavente

di 
Fabrizio Ardito
26 Aprile 2016
Fabrizio Ardito, autore di numerose guide Touring, camminerà per 30-35 giorni sulla meno conosciuta delle vie che portano a Santiago di Compostela, la Via de la Plata. Per tutto aprile troverete su questo sito il racconto in diretta del suo viaggio. Seguiteci numerosi!
 
Introduzione - In cammino verso Santiago di Compostela, sulla Via de la Plata
Tappe 1 e 2 - Da Merida a Aljiucén, da Aljiucén a Alcuéscar
Tappe 3 e 4 - Da Alcuescar a Valdesalor, da Valdesalor a Casar de Caceres
Tappe 5, 6 e 7 - Da Casar de Caceres a Canaveral, da Canaveral a Riolobos, da Riolobos a Carcaboso
Tappe 8, 9 e 10 - Da Carcaboso all'Hostal Asturias, dall'Hostal Asturias a Baños de Montemayor, da Baños de Montemayor a Fuenterroble de Salvatierra
Tappe 11 e 12 - Da Fuenterroble de Salvatierra a Merille, da Merille a Salamanca
Tappe 13, 14  e 15 - Da Salamanca a El Cubo del Vino, da El Cubo del Vino a Villanueva de Campean, da Villanueva de Campean a Zamora
Tappe 16, 17 e 18 - Da Zamora a Montamarta, da Montamarta a Granja de Moreruela, da Granja de Moreruela a Benavente
Tappe 19, 20 e 21 - Da Benavente a Alija del Infantado, da Alija del Infantado a La Baneza, da La Baneza ad Astorga

Tappe 22, 23 e 24 - Da Astorga a Foncebadon, da Foncebadon a Molinaseca, da Molinaseca a Ponferrada
 
La mattina, nello splendido ostello di Zamora, porta con sé il profumo del caffè, che sale tentatore per le scale. Lo seguo, e incontro l’hospitalera Magdalena, rossa di capelli, ottimista e di Valencia. Ha avuto la gentilezza di prepararci addirittura una specie di buffet per la colazione e, appena mi vede, esclama soddisfatta “Totti es un matador!”, riferendosi alla partita di ieri.

Poi, lasciato da parte il faceto, mentre gli altri si svegliano lentamente, mi racconta la storia della sua passione per questa curiosa forma di volontariato, che prevede che, due volte all’anno, lasci la sua amata famiglia e venga qui per 15 giorni a lavorare gratis per accudire peregrinos sporchi e umidi di ogni parte del mondo. “E’ una delle parti più importanti della mia vita” spiega. “E lo sai che quando finisco e salgo in macchina cerco di non voltarmi mai indietro? Mi viene da piangere e spesso” dice, stavolta sorridendo “devo guidare a 60 all’ora perché ho gli occhi pieni di lacrime…”. Poi pian piano scendono tutti, le chiacchiere si mischiano con le tostadas, e viene per forza l’ora di partire già che le 8, in teoria l’ora in cui tutti devono essere fuori dall’albergue, sono passate da un pezzo.



UN FIUME GONFIO D'ACQUA
Chiacchierando del più e del meno ci lasciamo alle spalle il centro di Zamora, poi ci separiamo già che la canadese Marie Louise è stata traviata dal demone dello shopping e ha deciso di aspettare l’apertura di Decathlon (alle 10) per comprare una maglia in più. Camminiamo lungo un tratto di asfalto per poi iniziare a seguire la solita lunga pista tra i campi di grano, mentre in cielo le nuvole corrono veloci e, ogni tanto, ci lasciano cadere sulla testa un po’ di pioggia.

Traversiamo varie volte l’imponente massicciata del futuro treno ad alta velocità e finalmente, dopo un ultimo rettilineo sconfinato, raggiungiamo le poche case di Montamarta. Peccato però che il sottopasso dove dovrebbe transitare la Via de la Plata è invaso da un fiume gonfio di acqua marrone e arrabbiata. L’albergue municipale è però aperto, e ci offre una ventina di gelidi letti e un quantitativo modesto di acqua calda. Poi la sera, seduti nel ristorante di Maria Rosy, possiamo scegliere – come tutte le sere delle ultime settimane – tra zuppa o insalata e, di secondo, pollo o maiale a la plancha.



​LE CICOGNE DEL MONASTERO​
Da Montamarta a Granja de Moreruela i chilometri da percorrere sono circa 22, e la tappa è molto piacevole e corre sulle rive di due laghi. A un certo punto, mentre stiamo camminando con l’incoscienza tipica dei pellegrini asciutti, un angelo si materializza nelle sembianze di un simpatico vecchietto alla guida di un furgoncino Renault bianco. Ci fa segni strani, si ferma nel bel mezzo della strada e ci spiega che dobbiamo tornare indietro, già che la via che stiamo seguendo termina dentro le acque del lago in piena. Poi riparte e, come tutte le manifestazioni soprannaturali, scompare, già che la strada è senza uscita e il suo furgone non si vede più da nessuna parte.

Una lunga sosta al sole ci permette di ammirare le rovine delle lunghe mura medievali della città fantasma di Castrotorafe, poi discese e salite, tra i campi che brillano del giallo dorato della colza, ci portano alle case e all’albergue di Granja de Moreruela, affacciato sulla solita statale 630.



Una delle meraviglie della via si cela però a soli 3 chilometri da qui: accompagnati da una guida volontaria (in macchina!), sbarchiamo davanti alle pietre solenni del monastero di Moreruela di cui il nostro paesino era una filiazione agricola (in italiano: grancia). Fondato nel IX secolo e ingrandito nel ‘200 con l’appoggio del re Alfonso VII, il convento venne abbandonato definitivamente nel 1835 quando, come scrivono le cronache “…rimanevano solo 12 monaci e 400 pecore”. Il luogo è veramente magico però, ora che anche il sole ha deciso di mostrarsi: l’abside enorme e le mura sono popolate da decine di nidi di cicogne e la nostra breve visita le fa alzare in volo continuamente, segnando il cielo con il bianco delle loro ali e la terra con le grandi ombre che sfrecciano veloci.




IL CAMMINO ALLAGATO... E LA GRANDINE
La mattina dopo, abbracciati a dovere i miei nuovi amici, parto da solo, già che qui le nostre strade si separano: loro seguiranno il Camino Sanabrés, io proseguirò invece lungo la Via de la Plata. Stamattina, facendo colazione nel bar del paesino, avevamo visto che i governi regionali avevano deciso di aprire le dighe dei bacini gonfiati fino ai limiti dalle piogge di questi 10 giorni. E io, dopo i primi 16 chilometri spesi in parte sulla strada statale e in parte in mezzo ai campi, ne avrò una prova diretta.

Nel piccolo caffè Borox di Barcial del Barco il gentile barista mi butta giù senza pietà una scelta drammatica. “Il cammino è allagato, quindi puoi scegliere tra camminare 18 chilometri sulle vie nazionali oppure” aggiunge guardandomi sornione “seguire la vecchia via che in 8 km ti porterà a Benavente”. Ci penso un attimo, poi dai miei limitati vocabolari emerge la certezza che via, da queste parti, vuol dire ferrovia. Così mi trovo a camminare solo soletto su una scomodissima massicciata di pietrame instabile che mi avvicina sempre più al corso dell’Esla che, data l’apertura degli invasi, sembra largo come il Mississippi.

La traversata si rivela dura e complicata, con l’aggravante del fatto che il burlone che ha scritto la guida italiana che ho portato con me mi aveva rinfrancato con parole che si rivelano tragicamente inesatte. I quattro chilometri e i tre ponti, da percorrere camminando sulle traversine (come in un western) sono in realtà 6, segnati da 9 ponti cigolanti e arrugginiti e, vista la dimensione delle piante cresciute sulla massicciata, immagino che le traversine siano state tolte da molti, molti anni, forse da un parente di Franco in persona. Giunto finalmente sulla terraferma, però, ho il piacere di concludere la giornata con l’arrivo a velocità supersonica di un fronte temporalesco spaventoso, che si trasforma in un simpatico muro di grandine proprio mentre comincio a intravedere da lontano i campanili delle antiche chiese di Benavente.



 
UN BREVE RIEPILOGO GEOGRAFICO
Forse, con tutto questo camminare (o leggere) le idee sono divenute un po’ confuse. Ecco il motivo di questo paragrafo che tutti, compresi i soliti sfaticati seduti all’ultimo banco, farebbero bene a leggere. La Via de la Plata vera e propria è ciò che rimane della strada romana che collegava Merida ad Astorga. Molti peregrinos moderni, però, decidono di percorrerla partendo da Siviglia, forse per la passione per la manzanilla e il flamenco.

Chi seguiva la Via de la Plata in passato normalmente una volta raggiunta Astorga voltava decisamente verso occidente per camminare per gli ultimi 270 km che mancano per raggiungere Santiago de Compostela seguendo le tappe della via che proviene da Roncisvalle (come farò io nei prossimi giorni). La maggior parte dei camminatori moderni, però, già che ha iniziato le sue esperienze sui cammini percorrendo il Camino Francés, per non ripercorrerne un tratto una volta giunto a Granja de Moreruela volta a sinistra e segue un ulteriore variante: il Camino Sanabrés, che raggiunge anch’esso Santiago correndo però più a sud dell’itinerario più frequentato.  

 
INFORMAZIONI
Touring Club Italiano ha pubblicato tre volumi sul Cammino di Santiago:

- la nuova Guida verde "Il cammino di Santiago" (edizione 2015), con oltre 100 immagini, la cartografia Touring con il consueto dettaglio e 670 indirizzi utili; 

il taccuino "Il cammino di Santiago", compagno ideale di viaggio, su cui controllare la via di ogni giorno e dove scrivere note, pensieri, telefoni e ricette.

- il libro "Peregrinos" di Fabrizio Ardito, racconto del cammino in 33 giorni lungo il Cammino di Santiago nella sua versione più celebre, quella che parte dai Pirenei e attraversa il nord della Spagna.

Tutti i volumi si possono acquistare sul sito web www.touringclubstore.com, a prezzi scontati per tutti e soprattutto per i soci Tci.