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VISITA ALLA CHIESA DELLA SS. TRINITA' E AL CASTELLO DELLA ZISA

Fabio Rocca
Mercoledì, 9 Maggio, 2018

SERENA GENTILE

Sono le nove del mattino di domenica 6 maggio, il sole primaverile è di buon auspicio alla nostra gita e il gruppo di visitatori è piuttosto numeroso.
Iniziamo la visita dalla Cappella della SS. Trinità che si trova a circa una quarantina di metri dal Palano della Zisa. La chiesa normanna risale al XII secolo, edificata come luogo di culto cristiano da Guglielmo I di Altavilla. Ci accolgono i custodi della chiesa, due signori in età che ci raccontano con dovízia di particolari la storia della cappella che è stata affidata alle cure della loro famiglia da più di sessant'anni. Visitiamo, oltre alla chiesa, tutta la struttura sovrastante, adibita anche ad attività culturali e ludiche i cui proventi, immagino, consentono di mantenere in vita un simile gioiello.
Terminato il giro della SS. Trinità ci avviamo al Palazzo della Zisa. Nell'attesa della nostra giovane e simpatica guida, osserviamo la forte discrepanza tra I'austera maestosità della costruzione in calcarenite ed il degrado assoluto che la circonda, con una selva incolta di erbacce alte che nessuno si prende la briga di radere né tanto meno di ripulire. Ci ripromettiamo di presentare una petizione all'Ente che dovrebbe prendersi cura della struttura e che i meglio informati dicono sia la Sovraintendenza Regionale ai Beni Culturali.
All'ora concordata arriva la guida; ci ritroviamo ad ospitare anche una coppia di signori tedeschi che parlano perfettamente I'italiano e che, orfani di ciceroni disponibili, sono ben lieti di unirsi al nostro gruppo.
Il Palazzo della Zisa, dall'arabo "al-Aziza" che vuol dire "la splendida", sorgeva fuori le mura della città di Palermo, al'interno del parco reale normanno, il Genoardo, in prossimità di un antico acquedotto romano. L'inserimento di un giardino arabo, destinato alla contemplazione, entro un "parco" concepito alla maniera normanna e destinato alla caccia, rappresentò un esempio di estremo interesse nella storia dell'urbanistica. L'edificio venne progettato in un unico contesto con la sistemazione del giardino circostante nel quale aveva preminenza una vasca, la cosiddetta "peschiera", in asse all'ingresso. Al piano terra la Sala della Fontana, con tre grandi nicchie decorate da "muqarnas" (decorazioni ad alveare). Nella nicchia sull'asse dell'ingresso principale si trova la fontana sormontata da un pannello a mosaico su fondo oro, sotto il quale scaturisce I'acqua che, scivolando su una lastra marmorea obliqua decorata a "chevrons", viene indirizzata in una canaletta che taglia al centro il pavimento della stanza e che arriva alla peschiera esterna antistante.
Dopo il regno dei Normanni la Zisa conobbe lunghi periodi di abbandono e di decadenza. Finalmente nel XVII secolo la nobile famiglia spagnola dei Sandoval,, a cui risale lo stemma marmoreo con i due leoni posto sopra il fornice di ingresso, acquistò il palazzo notevolmente danneggiato e intraprese opere di trasformazione che ne alterarono, però, la struttura e I'immagine. Per le mutate esigenze residenziali dei nuovi proprietari furono modificati alcuni ambienti interni, soprattutto all'ultima elevazione, furono realizzati nuovi vani sul tetto a terrazza, fu costruito un grande scalone e vennero modificate le finestre sui prospetti esterni. Nel 1808, con la morte dell'ultimo dei Sandoval, la Zisa passò ai Notarbartolo, principi di Sciara che effettuarono diverse opere di consolidamento e la utilizzarono per usi residenziali fino alla metà del '900, quando la Regione Siciliana la espropriò. Il restauro della fine degli anni '70 ed '80 ha restituito la Zisa alla pubblica fruizione. Nel 1971 si è proceduto alla ricostruzione della parte crollata, adoperando, p€r una piena riconoscibilità dell'intervento, cemento e mattoni in cotto, materiali differenti dalla originaria pietra arenaria.
Oggi, nell'anno in cui si celebra Palermo capitale europea della cultura, grande risalto viene attribuito alla lapide sepolcrale del XII secolo, custodita nel Museo della Zisa, redatta in quattro lingue: ebraico, latino, arabo e greco-bizantino.
Testimonianza della molteplicità di culture della Palermo normanna, la lapide, per il fatto stesso di essere scritta in quattro lingue, riportando i diversi sistemi di datazione dei calendari in uso presso ciascuna comunità e per la formula finale di invocazione di misericordia per coloro che leggono, è assurta a simbolo di convivenza e tolleranza tra i popoli.
Palermo, 6 maggio 2018