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OPERA DEI PUPI

Fabio Rocca
Martedì, 3 Marzo, 2020

A cura di Giusi Riggio

Martedì 3 marzo all’interno della “Conca d’oro viaggi” in Piazza Indipendenza abbiamo avuto il piacere di assistere ad una rappresentazione della storia dei paladini di Francia, grazie all’ospitalità di Gino Campanella (mio vecchio amico di famiglia) che coltiva la passione della tradizione dei pupi di cui ha una ricca collezione e della storia dei paladini di Francia.

In una cornice accogliente ed amichevole durante una “farsa” il pupo presentatore ha annunciato il programma della serata “Orlando libera Angelica rapita dai Mori”.

Eccezionale la bravura del puparo Enzo Mancuso, discendente da una famiglia di pupari che ci ha presentato l’episodio ben noto e ben reso della lotta del paladino Orlando, il favorito di Carlo Magno, coraggioso e potente col suo cavallo e la sua durlindana che, innamorato della bella Angelica, uccide una miriade di mori e li costringe alla resa, liberando Angelica.

Molto bella la presenza di alcuni bambini che interloquivano con il paladino mostrando la capacità del teatro dei pupi di presentare un mondo “altro” che attrae e conquista per la sua bellezza.

Strumento straordinario di comunicazione della cultura orale la cui tradizione risale ad Omero, senza mai interrompersi e formando un mondo di letteratura “altra” (secondo la definizione gramsciana) alternativa a quello della letteratura “colta” irraggiungibile dal popolo.

Strumento di formazione e di circolazione di una cultura del popolo fatta per il popolo.

Proprio per questo è interessante l’interloquire del pubblico che impara ed interagisce, libero da qualunque inibizione perché parte del suo mondo.

Un mondo che favoriva l’aggregazione e la comunicazione, oggi così lontane dalla nostra realtà fatta di telefonini e televisione e tutti gli strumenti che ci allontanano gli uni dagli altri, creando una società alienata e fatta di incomunicabilità.

Particolarmente bello ed interessante è stato un monologo di Enzo Mancuso che ci ha raccontato con straordinaria efficacia un “cuntu” con varie sfumature di voci e suoni che ci hanno preso con il loro incredibile fascino.

Io amo immensamente la cultura popolare e ritengo che fosse il fulcro della nostra società sino a qualche tempo fa e della nostra, che in essa affonda le sue radici pur avendone perso la conoscenza e quindi anche la nostra identità.

I giovani andrebbero avviati a questi studi perché il passato non può essere ignorato se si vuole comprendere meglio il presente.

Il mondo dei cantastorie, dei cunti e dei pupari è patrimonio culturale della nostra terra e affonda le sue radici nel mondo greco e nella Chanson de geste fino ad influenzare scrittori famosi come Ariosto con il suo Orlando Furioso.

Riappropiamoci allora di questo prezioso mondo che ci apre la fantasia ed il cuore facendo riemergere il “fanciullino“ che è in noi e che gioisce di fronte a tanta semplicità e bellezza.

Grazie al nostro Fabio che mette sempre in atto eventi interessanti che dimostrano la sua vivacità intellettuale.

                                                                                        Giusi Riggio