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Scomparsa l’unica strada alberata degli altopiani abruzzesi

Elio Torlontano
Martedì, 20 Novembre, 2018

Un doppio filare di pini neri rendeva unico il tratto della strada statale n. 17 dell’Appennino Abruzzese ed Appulo-Sannitico che corre per 9 chilometri e mezzo lungo l’Altopiano delle Cinque Miglia, dal territorio di Rocca Pia a quello di Rivisondoli, in provincia di L’Aquila (foto 2). Non esiste altra strada che attraversi uno dei tanti vasti altipiani dell’Appennino abruzzese che poteva competere in bellezza con questa parte dell’antica Via degli Abruzzi. Ora la strada è nuda come tutte le altre: dalla fine di ottobre del 2018 le motoseghe dell’ANAS hanno abbattuto un centinaio di alberi in pochissimi giorni (foto3).

Le ragioni di così drastica decisione sono da ricercare (presumibilmente, dato che non si conoscono motivazioni ufficiali) nelle gravissime conseguenze derivanti dall’impatto contro gli alberi dei veicoli che negli anni, e ancor più negli ultimi mesi, sono andati fuori strada per varie cause. D’altra parte, le norme (articolo 26 comma 6 del Regolamento d’attuazione del Codice della strada) da tempo impongono che la distanza degli alberi dal ciglio della strada non debba essere inferiore ai 6 metri. Forse si sarebbe potuto ovviare con l’installazione di guardrail, ma un corridoio metallico così lungo ed ininterrotto avrebbe probabilmente determinato comportamenti ancora più pericolosi nella fauna selvatica (cervi, orsi, cinghiali) che spesso attraversa la strada, rappresentando la causa prima di alcuni incindenti. Insomma, un problema comunque di complicata soluzione.

Indubbiamente il cambiamento del paesaggio è sconcertante e l’abbattimento appare come un insulto all’inestimabile patrimonio arboreo. Ma i pini non erano centenari, come più d’uno ha scritto. Gli alberi furono messi a dimora nel 1953. In una cartolina illustrata, databile con una certa precisione a quell’anno dal tipo e dalla targa dell’automobile che la percorre, si vede il doppio filare di giovanissimi pini neri sorretti dai tutori (foto1)

Prima la strada non era stata mai alberata. Non lo era nel 1948 quando nel volume quattordicesimo di Attraverso l’Italia dedicato all’Abruzzo e Molise, il Touring Club Italiano descrive il Piano “completamente disabitato e privo d’alberi”. Lo stesso Touring, nel fascicolo Abruzzi e Molise della Guida-Itinerario dell’Italia edita nel 1904, informa che la strada Rocca Pia-Roccaraso è “buona e non solcata, mantenuta con cura; inghiaiata solo in parte nella stagione autunnale; pendenze pedalabili; larga m. 6-8 c.; ombreggiata in parte verso Roccaraso…”. D’altra parte anche Gioseppe Liberatore nella pianta della sua Ichnografia del Piano delle Cinquemiglia in Abruzzo Ultra (1789) traccia la via senza alcuna indicazione della presenza di alberi. I soli che segnala sono il sambuco, il pruno e il melo selvaggio nei pressi dei ruderi della Osteria Rotta (Arsa o Bruciata) che si trovava a metà del Piano. L’ammodernamento de La parte di Strada degli Apruzzi da Castel di Sangro a Sulmona (1783), progettato dall’ingegnere Andrea Pigonati, tenente colonnello del Genio dell’Esercito Borbonico, prevedeva di segnalare la via da seguire durante le temibili bufere di neve con quattro fila di olmi e faggi per lato e per tutta la lunghezza della strada, con le piante poste alla distanza di 10 palmi l’una dall’altra e nell’intervallo tra un albero all’altro delle file accanto. Insomma, Pigonati avrebbe voluto che la strada corresse lungo due boschetti lineari per guidare i viaggiatori durante le bufere di neve (“polverio”) che oscurano la vista e fanno perdere l’orientamento. Ma Andrea Pigonati morì nel 1790, prima che potesse realizzare quella parte di strada. Il tratto della Via degli Abruzzi che percorre il Piano delle Cinque Miglia fu riprogettato e realizzato senza alberatura, sotto Gioacchino Murat che, col nome di Gioacchino-Napoleone, fu re delle Due Sicilie dal 1º agosto 1808– 3 maggio 1815. In precedenza, è impossibile che la via fosse in qualche modo ombreggiata, dato che il suo tracciato era coincidente con il percorso del tratturo regio Celano-Foggia che, in quanto riservato al transito delle greggi, doveva essere tenuto sgombro da qualsiasi ostacolo per tutta la sua larghezza di 111 metri, misura che ancora oggi si può riscontrare sul Piano.

In conclusione, pur riconoscendo che i pini alti più di 10 metri rendevano la strada bellissima e unica nonostante che negli ultimi anni un certo numero sia morto a causa di parassiti; che è stata dimostrata l’utilità degli alberi come segnavia in caso di nebbia e forti nevicate (l’ho sperimentato io stesso più di una volta), è pur vero che l’alberatura costituiva un gravissimo pericolo in caso di accidentale uscita dalla carreggiata di qualsiasi veicolo. Alla fin fine - se volete la si prenda come una provocazione – con il taglio dei pini si è recuperato il paesaggio antico. Però se si volesse, si potrebbe realizzare il doppio boschetto lineare di Andrea Pigonati, piantando alberi a distanza superiore ai 6 metri, sul suolo tratturale, che è demanio regionale. Così la strada tornerebbe ad essere un unicum!