Il Touring Club Italiano ricorda con gratitudine Carlo “Carlin” Petrini, storico amico del Touring e compagno di strada nella cura dei territori, delle comunità e delle culture locali.
Il suo era uno sguardo profondamente vicino al nostro modo di intendere il viaggio: lento, consapevole, rispettoso, capace di ascoltare i luoghi attraverso le persone che li abitano.
Fondatore di Slow Food, nato a Bra e profondamente legato alle sue terre, Petrini ha dedicato la vita alla difesa della biodiversità, delle tradizioni alimentari e di un’idea di futuro più giusta e sostenibile.
Lo ricordiamo con affetto e gratitudine pubblicando un estratto di uno dei racconti che aveva firmato per la Guida Verde dedicata a Langhe, Roero e Monferrato: le sue terre, i luoghi delle sue radici e dei suoi affetti.
Un ecosistema di paesaggi e culture
Rive gauche (Roero) e rive droite (Langhe) lungo il fiume Tànaro, poi il Belbo, il Monferrato, castelli, vigne, orti, nocciole, pascoli, boschi, casali, cantine…
La porzione di territorio del Piemonte meridionale che si può riunire sotto i nomi di Langhe, Roero e Monferrato (...) è un incredibile concentrato di cultura – contadina, artistica, letteraria, politica, imprenditoriale – si dipana in lungo e in largo, per estensione, e cambia anche con il cambiare dell’altitudine, dalle piane caratterizzate dagli orti alle colline ricoperte di vigne o noccioleti, dai bricchi in cui dominano castelli, antichi casali o le loro vestigia, fino alle terre alte, più dure e selvatiche ma non prive di
sorprese e di fascino.
Ce n’è davvero per tutti i gusti in questo lembo di Piemonte in cui mi fregio di essere nato, che segna una radice comune con tanti personaggi incredibili.
Abbiamo avuto il conte Camillo Benso di Cavour che da Grinzane ha unito l’Italia mentre produceva ottimi vini; il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, anche lui produttore di vino ma soprattutto editore eccezionale; i Savoia con le loro tenute reali che costellano il paesaggio e sono presìdi di cultura, buon gusto, storia locale e grandi cibi, come l’Agenzia di Pollenzo
di memoria albertina; partigiani fieri combattenti per la libertà, ai quali si intrecciano vicende di grandi letterati e poeti, come Beppe Fenoglio (...).
Tornando alla poesia e alle arti, come dimenticare Cesare Pavese,
Nuto Revelli, Gina Lagorio, Pinot Gallizio e i fratelli Paolo e Giorgio
Conte, o produttori da elevare a questo rango culturale come per
esempio Bartolo Mascarello per il Barolo o Romano Levi per la
grappa.
Due, questi ultimi, che disegnavano le proprie etichette con
guizzi e maestria degni di grandi pittori oltre a mettere in bottiglia il
meglio che queste terre possano offrire.
Quella spigolosa forma di genialità
E, poi, uno stuolo di tanti personaggi minori di cui si narrano le gesta, e sono parte integrante della cultura popolare, anche trasmessa soltanto per via orale, tra colossali vicende umane da osteria e una passione innata e diffusa per il gioco d’azzardo che ne ha sconvolto, in bene o in male l’esistenza e le condizioni di vita delle generazioni successive.
Un tempo queste lande erano caratterizzate in alcuni punti
dalla più estrema povertà, in altri da una povertà meno estrema.
Oggi sono state toccate generalmente dal benessere o dalla vera e
propria ricchezza e il merito è tutto degli indigeni, che uniscono a
questa voglia di rischiare e azzardare sempre, di competere, una
forma di genialità e capacità di leggere il mondo sempre un po’
avanti rispetto alla norma.
Sono ancora spigolosi, al primo incontro magari non troppo calorosi, ma se si lasciano andare diventano una delle prime attrazioni di questi luoghi, assolutamente da visitare, conoscere, esplorare su più livelli, dal paesaggistico al monumentale, dal gastronomico all’artistico, dallo storico al più piccolo dettaglio scovato lungo un sentiero o alla storia di vita più nascosta tra le memorie degli anziani.
Pensate a ciò mentre godete delle bellezze di queste terre.
Carlo Petrini
All'epica delle piccole vicende umane che le hanno costellate e le costellano tutt'oggi: un'attitudine alla vita continua a serpeggiare, unica nel suo genere, forgiata dai pendii, dagli orizzonti mossi, dal lavoro...
Le persone fanno i luoghi, e se venite dalle mie parti cercatele e fatevi raccontare delle storie, perché è il modo migliore per entrare ‘nel clima’ giusto.
Magari, prima di partire, iniziate a documentarvi sul passato,
su quello della gente, su quando le campagne di Langhe, Roero e
Monferrato erano popolate da masse contadine sempre sull’orlo della
disperazione e della fame. È una buona base per comprendere le
radici profonde di cui oggi non pare più esservi traccia, ma soltanto
all’apparenza.
Capirete come il resort in cui soggiornate, magari una grande cascina ben ristrutturata, abbia dei muri che parlano d’altro rispetto alla Spa in cui vi rilassate o al tavolo in cui vi fate grattare il tartufo bianco sui tajarin davanti a un bel bicchiere di Nebbiolo o di tutti i suoi figli ancor più nobili, Barolo, Barbaresco e Roero.
Leggerete con altro occhio il paesaggio sublime interrotto da una vecchia casa su un cocuzzolo o un pendio della collina, magari diroccata, magari in corso di ristrutturazione, magari abitata da una famiglia di Nordeuropei.
Sentirete un po’ del peso di chi ha coltivato le vigne più vecchie mentre ammirate il dolce susseguirsi di filari – sempre meno inframmezzati dai boschetti e dagli alberi in alcune zone, però è un altro discorso –, ma anche le storie di riscatto che alcune famiglie hanno saputo conquistare grazie al vino.

L’epica delle piccole vicende umane
Cercate di farvi raccontare quelle storie, se le ricordano tutti perché appartengono a un passato neanche troppo lontano, che risale fino ai Sessanta del boom economico nel secolo scorso, o leggetele nei classici come La malora di Beppe Fenoglio, che in un racconto come Ma il mio amore è Paco descrive le vicende dello zio, che adorava, la quintessenza del ‘langhetto’, il tipico langarolo (...)
Pensate a questo mentre godete delle bellezze di Langa, Roero
e Monferrato. All’epica delle piccole vicende umane che hanno
costellato e costellano tutt’oggi questi luoghi, in cui un’attitudine
particolare alla vita continua a serpeggiare, unica nel suo genere,
forgiata dai pendii, dagli orizzonti mossi, dal lavoro, dalla voglia di
emergere e vincere, dall’inseguimento di un piacere materiale che
è sempre stato sotto gli occhi (e in bocca) di tutti, anche quando
da mangiare ce n’era veramente poco.
Ma quello che oggi potete mangiare al ristorante c’era già: qui si mangiava nei giorni di festa, quando si poteva e la stagione offriva quel che aveva da offrire, e anche il povero, come è giusto che sia, ne godeva".