Proseguono le attività di Obiettivo Ripristino Natura, il progetto promosso da Lipu, Touring Club Italiano e WWF Italia con il sostegno di Fondazione Cariplo per informare cittadini e addetti ai lavori sul Piano nazionale di ripristino della natura previsto dalla Nature Restoration Law, il Regolamento europeo approvato nel 2024.

Il secondo webinar, organizzato lo scorso 18 settembre, ha approfondito la connettività ecologica e geomorfologica degli ecosistemi fluviali, concentrandosi su diversi argomenti: i contenuti dell’art. 9 della Nature Restoration Law, la metodologia comunitaria per l'individuazione dei fiumi a scorrimento libero, lo stato dell'arte della rimozione delle barriere artificiali e la lezione appresa dal progetto di rinaturazione del Fiume Po finanziato dal PNRR.

Riconnettere i fiumi e riqualificarli per adattarsi ai cambiamenti climatici

Juliette D'Amelio, project manager di WWF Italia, ha aperto i lavori spiegando gli obiettivi del progetto che nasce per affiancare le istituzioni e i territori italiani nel percorso di elaborazione del Piano nazionale di ripristino, promuovendo momenti di approfondimento tecnico in vista del convegno nazionale di Roma il prossimo novembre.

È intervenuto poi Paolo Siccardi, program officer dell’area Ambiente di Fondazione Cariplo, che ha illustrato l’impegno della fondazione su questi temi con progetti di rafforzamento dei corridoi ecologici intraregionali nel nord-ovest del Paese e percorsi didattici dedicati alle scuole.

L'inquadramento tecnico sul ripristino della connettività naturale dei fiumi nel Piano nazionale di ripristino è stato affrontato da Martina Bussettini dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che ha spiegato come il corretto funzionamento di un fiume dipenda dalla sua capacità di scambiare liberamente acqua e sedimenti nello spazio e nel tempo. Le differenti morfologie degli alvei derivano infatti dal continuo bilanciamento tra idrologia, trasporto solido e vegetazione.

Alterare questi equilibri con sbarramenti o prelievi di inerti provoca modifiche del letto del fiume, l'erosione delle sponde, il distacco dalla falda sotterranea e la conseguente perdita di habitat. Per questa ragione, il ripristino della connettività naturale deve operare contemporaneamente su tre dimensioni: quella longitudinale per fauna e sedimenti, quella laterale con le piane alluvionali e quella verticale con le acque subalvee. Rispetto al target europeo previsto dall'art. 9, che punta alla liberazione di 25.000 chilometri di corsi d'acqua complessivi, l'analisi di ISPRA sui Piani di gestione delle acque nel Paese ha rilevato circa duecento misure di riconnessione.

Andrea Goltara, direttore del Centro Italiano Riqualificazione Fluviale, ha poi spiegato i criteri per qualificare i tratti di fiume a scorrimento libero previsti dalla guida metodologica pubblicata dalla Commissione Europea a inizio 2026. Misura in modo oggettivo la sola connettività fisica e idrologica attraverso quattro passaggi. Si parte dalla valutazione della connettività longitudinale, accertando l'assenza di ostacoli fisici, prosciugamenti artificiali o variazioni brusche di portata, si passa poi alla connettività laterale e al controllo della connettività verticale per concludersi con la verifica delle dimensioni minime del segmento e delle pressioni a monte o a valle che potrebbero ridurne la funzionalità.

Sulle implicazioni pratiche della rimozione degli ostacoli lungo il corso dei fiumi si è concentrato invece David Belfiori, direttore della Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi e consulente WWF, ricordando che in Europa si stimano oltre 1,2 milioni di barriere fluviali, per la maggior parte di altezza inferiore ai due metri, un decimo delle quali obsolete. In Italia, a fronte di una stima compresa tra le 66.000 e le 100.000 barriere, le rimozioni completate negli ultimi anni sono appena una dozzina. Eliminare le opere inutilizzate offre enormi benefici in termini di ripristino del trasporto solido, migliora la qualità delle acque, mitiga il rischio idraulico e favorisce il recupero della biodiversità. Ciò nonostante, gli interventi si scontrano spesso con la burocrazia, i conflitti d'uso della risorsa idrica e una diffusa diffidenza dell'opinione pubblica.

Infine, Andrea Agapito Ludovici, freshwater senior expert del WWF, ha ripercorso le lezioni apprese dal progetto di rinaturazione del Po finanziato dal PNRR. Le azioni effettivamente svolte hanno riguardato l'abbassamento dei pennelli di navigazione per riattivare la divagazione dell'alveo, la riapertura di canali e lanche, la riforestazione e il contrasto alle specie vegetali esotiche. L'esperienza ha evidenziato alcune criticità legate ai tempi troppo rigidi del PNRR, alle carenze d'organico degli enti pubblici e soprattutto all'assenza iniziale di un idoneo percorso partecipativo con le comunità e il mondo agricolo, sfociato in resistenze e contenziosi.

Nel corso del webinar è emerso chiaramente come la riqualificazione e la riconnessione dei fiumi non debbano essere considerate solamente un adempimento burocratico derivante dalle direttive europee, ma una fondamentale strategia di adattamento ai cambiamenti climatici e di riduzione del rischio idrogeologico che ha benefici per i territori e per le persone che ci vivono e lavorano.

Iscriviti al Touring Club Italiano, conviene, sempre.