Nel 2024 l’Italia ha raggiunto i 466 milioni di presenze turistiche (+7% sul 2019) superando così i livelli pre-pandemia. Il Paese può contare su 5,5 milioni di posti letto (+6% sul 2019) di cui il 42% alberghieri.
Questi dati inducono a riflettere su come si sta evolvendo il settore. È ormai evidente, infatti, che la sola crescita quantitativa di flussi e posti letto non possa essere considerata in assoluto un fattore positivo: conta come avviene e quali effetti produce sui territori.
Attualmente rileviamo:
- Una crescita sostenuta delle presenze straniere mentre calano le domestiche;
- Una minore dipendenza dalla stagione estiva (nel periodo giugno-agosto 2024 si sono concentrate il 46% delle presenze totali, percentuale che tra gli anni 90 e i primi 2000 raggiungeva il 52%);
- Una crescita evidente dei posti letto extralberghieri (+10%, e in particolare negli alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale, +34%) rispetto a quelli alberghieri (+1%).
A livello territoriale, poi, alcune aree consolidano la propria attrattività, anche internazionale, mentre altre faticano a intercettare i nuovi flussi o a valorizzare il proprio patrimonio.
Capire dove e perché il turismo cresce – o arretra – è un obiettivo sfidante per chi studia l’economia territoriale, per chi ha responsabilità di governo e per chi investe nel settore.
Da molti anni ormai il turismo è uno dei motori più dinamici dell’economia italiana: varie fonti stimano che il settore incide sul PIL nazionale tra il 6% e il 13%, a seconda che si considerino le sole attività core business oppure la filiera allargata.
Dalle grandi città d’arte ai borghi, dalle località balneari a quelle montane, la varietà dell’offerta si riflette in un mosaico complesso di risultati, spesso molto diversi da un territorio all’altro. Indagare queste differenze non è solo un esercizio statistico: ha anche l’obiettivo di individuare i modelli di sviluppo più efficaci, le best practice, le criticità strutturali e le leve su cui investire per rafforzare la competitività delle destinazioni, e quindi del Paese, nel suo insieme.
Il Centro Studi del Touring Club Italiano ha quindi analizzato le performance turistiche di domanda e offerta delle province nell’ultimo quinquennio, un periodo quindi che attraversa la pandemia: di seguito riportiamo alcuni dei principali dati che emergono.
LE 10 PROVINCE PIÙ TURISTICHE
Le 10 province italiane più frequentate attraggono il 50% delle presenze di tutto il Paese, quasi 234 milioni, crescendo sul 2019 (+9%) di due punti percentuali in più rispetto alla media italiana (Tab. 1). Questa tendenza impone massima attenzione al governo del turismo per garantire qualità dell’esperienza di visita e vivibilità dei luoghi per i residenti.
Nella classifica, rispetto al pre-pandemia, Roma supera Venezia, ora al primo posto, e Napoli scavalca Firenze. Nella top 10 tutte le province crescono, soprattutto Roma (+37%), Brescia (+14%), Bolzano e Milano (+10%) tranne Firenze (-17%) e Rimini (-7%).
Le ultime 10 province attraggono insieme poco più di 2,2 milioni di presenze, cioè lo 0,5% del totale. La provincia che registra il numero più basso in assoluto di presenze in Italia è Isernia (meno di 78mila).
TAB. 1

LE PROVINCE PIU’ INTERNAZIONALI E QUELLE PIU’ “DOMESTICHE”
Nel 2024 in Italia si sono registrate 254 milioni di presenze straniere, in crescita del 15% sul 2019.
A livello Paese il tasso di internazionalità, ovvero l’incidenza delle presenze straniere sul totale, è del 54% (era il 51% nel 2019).
Le province a maggior concentrazione di presenze estere (Tab. 2)sono quelle che si affacciano sui laghi del nord Italia – Como (83%), Verbano-Cusio-Ossola (81%), Verona (79%), Brescia (72%) e Lecco (71%) –, quelle che ospitano le città d’arte più note come Firenze (79%), Venezia (77%), Roma (72%), le aree alpine (Bolzano, 72%) o le destinazioni dell’Adriatico settentrionale (Gorizia, 71%). In questa classifica è spesso rilevante la collocazione geografica di alcune province, prossime ai confini nazionali, che agevolano l’arrivo in auto di turisti dai Paesi limitrofi.
Anche per questa ragione, tra le prime 10 non ci sono province del Sud Italia.
Sempre nel 2024 si sono registrate 212 milioni di presenze domestiche, in calo del 2% rispetto al 2019, segnale della crisi dei consumi degli italiani. Le province frequentate quasi esclusivamente da connazionali (Tab. 3) sono quelle di Campobasso (92%), Crotone (91%) e Cosenza (90%). A parte il caso di Ascoli Piceno, Fermo e Latina, nella top 10 tricolore si trovano tutte province meridionali.
Tab. 2

Tab. 3

CRESCONO I FLUSSI NELLE STRUTTURE EXTRALBERGHIERE
Complessivamente in Italia nel 2024 si sono registrate poco più di 182 milioni di presenze nelle strutture ricettive extralberghiere, che rappresentano il 39% di quelle totali.
Tra il 2019 e il 2024 le presenze extralberghiere sono cresciute a ritmo sostenuto: +17%.
Benché non siano qui conteggiate le presenze negli alloggi affittati tra privati, tale incremento va valutato anche per i possibili impatti socio-economici nelle destinazioni: spopolamento dei centri storici, cambiamento del tessuto commerciale, riduzione della disponibilità di locazioni a lungo termine e crescita dei valori immobiliari.
I dati nelle Tabb. 4 e 5 evidenziano forti differenze territoriali: nel Centro-Nord prevalgono le presenze in strutture extralberghiere (es. Rovigo, Fermo, Ferrara) mentre al Sud e in parte del Centro – con l’evidente eccezione di Rimini – domina invece l’offerta alberghiera (es. Frosinone, Rimini, Avellino). A livello nazionale, il comparto alberghiero resta prevalente (61%).
Tab. 4

Tab. 5

LA PRESSIONE DEL TURISMO SUI TERRITORI
Il turismo genera certamente degli impatti a livello locale che possono essere misurati attraverso l’Indice di pressione turistica giornaliera sul territorio, che equivale al numero di presenze che si registrano mediamente in un giorno per ogni chilometro quadrato (Tab. 6).
Al vertice di questa classifica – il valore medio è 4,2 – ci sono territori di grande notorietà nazionale e internazionale come Rimini (44,5), Venezia (42,8) e province, come Napoli (33,3) e Milano (31,2), che hanno conosciuto un successo turistico in tempi più recenti e che superano addirittura Roma (24). Si tratta di dati utili per comprendere lo “stress” cui sono sottoposti questi territori ma anche per migliorarne la gestione, che è alla base della sostenibilità delle destinazioni turistiche.
In fondo alla classifica si trovano invece province – come Rieti (0,2), Enna e Isernia (0,1) in cui la pressione del turismo risulta quasi nulla.
Tra le top 10 province in classifica dominano quelle del Centro-Nord (con l’unica eccezione di Napoli) mentre nella parte bassa prevalgono quelle meridionali.
Tab. 6
