Affacciato sullo Ionio, tra il Parco Nazionale dell'Aspromonte e la costa, Gerace è uno dei borghi più affascinanti della Locride e non è un caso che a certificarne l'attrattività e la qualità turistica sia anche la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Gerace eredita un intreccio di civiltà greche, bizantine, normanne e aragonesi che ha attraversato i secoli lasciando tracce ancora vive nella pietra, nei vicoli e nelle chiese che punteggiano il centro storico.
Il borgo, che affonda le sue origini nei primi insediamenti umani dell'area (tra il 5000 e il 2800 a.C.) e nel legame con Locri Epizephyrii in epoca greca, vive la sua svolta decisiva nel 1062, con l'arrivo di Ruggero d'Altavilla e l'inizio della stagione normanna. Nel XII secolo il geografo arabo Al Idrisi lo descriveva come una città "bella, grande e illustre", testimonianza della centralità di Gerace nel Mediterraneo medievale, quando la figura di Ruggero II, fondatore del Regno di Sicilia, ne accompagnava la trasformazione architettonica.

La città delle cento chiese
Gerace è conosciuta anche come "città delle cento chiese", un patrimonio religioso che ne definisce ancora oggi il profilo urbano. Al centro di questo racconto sacro c'è la Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, edificata nell'XI secolo su una preesistente chiesa bizantina ed espressione tra le più alte del romanico calabrese. Attorno a essa si sviluppa una rete di edifici storici, dalla Chiesa di San Francesco d'Assisi a quella di San Giorgio Martire, fino al complesso dei Cappuccini. Il Museo Diocesano custodisce opere dal XII al XVIII secolo — argenti, reliquiari, codici liturgici — mentre il Museo Civico restituisce la stratificazione archeologica del territorio.
La matrice bizantina, fatta di liturgia greca, iconografie sacre e chiese rupestri, convive con il castrum medievale eretto sulla roccia, in un equilibrio tra dimensione spirituale e spazio urbano che è la vera cifra identitaria del borgo.

Botteghe, sapori e paesaggio
Accanto al patrimonio monumentale, Gerace conserva una tradizione artigianale che affonda le radici nel gesto e nella materia: la ceramica degli argagnari, i maestri vasai attestati dal XVII secolo, resta una delle espressioni più riconoscibili del sapere locale, insieme a tessitura al telaio, pittura su maiolica e lavorazioni di argilla e materiali naturali.
Il territorio circostante — tra uliveti secolari, gli affacci e i percorsi panoramici delle Bombarde e la Passeggiata di San Domenico — dialoga con una cucina che ha nel bergamotto, negli agrumi e nelle erbe spontanee il suo lessico identitario, in una continuità che unisce stagionalità, memoria agricola e feste religiose.

Tecnologia al servizio della memoria
Il progetto "Gerace Porta del Sole", finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del PNRR punta a trasformare il borgo in un laboratorio di sviluppo sostenibile e in una destinazione d'eccellenza per il turismo nazionale e internazionale. Realtà aumentata, ologrammi e mappe interattive accompagneranno la scoperta delle architetture sacre e civili, intrecciando epoche diverse in un unico racconto narrativo, nell'ambito dell'iniziativa "Gerace Sogno Normanno" e della rete "Siamo tutti Ruggero".
