Esistono per fortuna, territori che danno l’intrinseco piacere di dover essere scoperti e, in qualche modo, conquistati. È l’Italia interiore, che con coraggio e lungimiranza, sta ritrovando nella sua dimensione meno esposta le risorse, economiche, sociali e culturali per presentarsi al mondo come meta per viaggiatori curiosi e alla ricerca di esperienze di qualità. A questa dimensione interiore appartiene Casole d’Elsa, la cui capacità di accogliere e le buone pratiche di crescita sostenibile sono certificate dalla Bandiera arancione del Touring Club Italiano.

Cuore della Toscana interiore, Casole e il suo territorio al significato geografico di questa dimensione storicamente “discosta” hanno aggiunto anche un altra dimensione ideale, profonda, intima e introspettiva, da esplorare attraverso la bicicletta.

Il ritmo lento ma non troppo della pedalata, il confronto continuo, e onesto, con il proprio corpo e la propria mente coinvolti in ugual misura nell’esperienza di viaggio, la sensazione di “entrare nel paesaggio” che solo la moderata velocità del movimento a due ruote può dare sono solo alcune delle motivazioni che hanno spinto, da qualche anno a questa parte e con una felice continuità amministrativa, soggetti pubblici e privati a investire nel progetto di Terre di Casole Bike Hub.

Terre di Casole Bike Hub (terredicasolebikehub.it) è tante cose insieme. Innanzitutto è una capillare mappatura del territorio per percorsi. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le gambe: dai Grand Tour a largo respiro che abbracciano la val d’Elsa e la val di Merse per oltre 170 km, da percorrere in più tappe per i cicloturisti o tutto d’un fiato per i gran fondisti; a sei tracciati per stradisti, dai 36 ai 105 km, diversificati per zona – dintorni di Casole, verso il Chianti, il Volterrano, e difficoltà altimetriche; tre tracciati “gravel”, ovvero prevalentemente su strade sterrate.

Si può scegliere di intraprenderli in modo autonomo, affidandosi a un efficace sistema di segnalazioni stradali, oppure di essere accompagnati da guide territoriali esperte. In entrambi casi l’esperienza è supportata da un efficiente rete di servizi che vanno dal noleggio biciclette, anche a pedalata assistita, dalla fornitura di strumenti informativi – mappe e gps – , assistenza meccanica e medica, trasporto bagagli e a visite guidate culturali sui luoghi toccati dai tracciati.

Dodici strutture di ospitalità, che vanno dagli agriturismi a hotel di lusso, sono pensati per soddisfare le esigenze di chi ha scelto la bicicletta come strumento di “conoscenza territoriale”. A completamento delle realtà economiche e commerciali partner del progetto, una rete di esercizi di ristorazione e di vendita di prodotti tipici offre la possibilità di degustare e apprezzare le tipicità artigianali e gastronomiche del territorio. Tra queste, spiccano le aziende vitivinicole e le cantine associate nel Consorzio Terre di Casole Sangiovese.

A raccontare le novità dell’hub ciclistico di Casole d’Elsa è Silvia Livoni, impegnata fin dagli esordi nello sviluppo e nella promozione del progetto.

“Con il Bike Hub abbiamo scoperto nel tempo una Toscana autentica, a volte persino nascosta. La “discrezione” di Casole ci permette ogni giorno di lavorare con attori pubblici e privati su sicurezza stradale, educazione e mobilità sostenibile per turisti e residenti. D’altro canto la sua centralità rispetto alla geografia regionale rende il territorio un punto ideale per visitare volti diversi di toscane diverse.

La novità di cui andiamo orgogliosi in questo 2019 – spiega Silvia Livoni - è la creazione di un campo scuola di Mountain Bike e di guida sicura in bici. Ci avvaliamo dell’esperienza del Team Bike Gippo per avvicinare i bambini ed i cittadini alla passione per la bicicletta insegnando mountain bike ai ragazzi in un contesto controllato meno imprevedibile dell'esterno.

Poi se gli allievi vorranno andare in esplorazione sul fiume o nei boschi ritroveranno i terreni e le asperità provati sulla pista ma avranno imparato ad affrontarli in sicurezza. Sempre per i bambini vogliamo dedicare un'area per simulare le viabilità stradale, per impostare un percorso didattico”.

E una volta scesi dalla bicicletta? C’è la storia e la cultura del borgo della val d’Elsa. Per capirci, provate a tirare una linea retta a congiungere Siena e Volterra e poi un’altra da San Gimignano a San Galgano, all’incrocio, più o meno, ci trovate Casole. Poco meno di 4000 abitanti, frazioni comprese, che svetta da un rilievo (417 m) a sentinella di quella ininterrotta sequenza di valli e crinali che è la Montagnola senese, le colline a nord-ovest di Siena, sospese tra i bacini idrografici dell’Elsa e della Merse, ondeggianti di coltivi a vigneto, a oliveto e a grano, di boschi di lecci, roverelle e castagni e punteggiate di rocche e di pievi di rara preziosità architettonica: da quella dei SS. Maria e Gervasio a Marmoraia a quella deliziosamente asimmetrica di S. Giovanni Battista a Pievescola alla pieve dei SS. Andrea e Lorenzo a Monteguidi, il borgo dove Carlo Cassola ha ambientato il suo romanzo La ragazza di Bube.

L’antico castello di Casole, infeudato ai vescovi di Volterra, fin dall’inizio dell’XI secolo, venne a lungo conteso tra i Fiorentini e i Senesi, a cui passò dopo la sanguinosa battaglia di Montaperti (1260). Oltre quasi sette secoli dopo, il contado fu ancora teatro di drammatici scontri nel corso della Seconda guerra mondiale, quando si venne a trovare, nell’estate del 1944, sul fronte di avanzata dell’esercito alleato che incalzava la ritirata verso settentrione dei nazifascisti.

Conflitti che appaiono fortunatamente lontani, oggi, ad ammirare l’armoniosa quiete dei paesaggi che dai bastioni murati del borgo spaziano verso la val di Cecina, tra la Foresta del Berignone, area naturale protetta e meta di escursioni trekking e immersioni fluviali, e la Rocca Sillana, altro straordinario punto di osservazione che abbraccia la Toscana tutta, dall’Amiata all’Elba, dall’Argentario ai turriti profili di Siena e San Gimignano.

Insomma, sappiate che tra Siena, Volterra e San Gimignano, quest'ultime entrambe Bandiere arancioni -  è oggi possibile inforcare la bicicletta come il trecentesco cavaliere Guidoriccio da Fogliano inforcava la propria cavalcatura!

Testo di Gino Cervi e Fabrizio Milanesi