Da diversi anni, Touring Club Italiano mette a disposizione delle aziende la propria esperienza per concretizzare partnership efficaci che abbiano impatti positivi sui territori e le comunità, anche grazie a iniziative di volontariato di impresa e team building. Negli anni passati i dipendenti di diverse aziende - affiancati dai volontari del Touring Club Italiano - hanno aderito a differenti iniziative organizzate dal Touring, sia in presenza sia online. È il caso di oltre 100 dipendenti di Enel, che nell'estate 2025 hanno accompagnato i Volontari del Touring Club Italiano per garantire l’accoglienza a cittadini e turisti in 14 luoghi Aperti per Voi di 11 diverse località di tutta Italia. Ecco che cosa hanno scoperto e com'è andata a Genova.
Genova - L’Abbazia di Santo Stefano. Un luogo che sfugge al tempo
Racconto di Simone Carro, Marzia Morando, Michele Pannocchia, Giacomo Tognoni
In pochi la notano davvero. Eppure, chi sale i gradini che la separano dalla strada, entra in uno spazio dove storia, arte e silenzio convivono da oltre mille anni. Qui il frastuono cittadino si dissolve, lasciando spazio a una quiete rara, quasi sacrale, che invita a rallentare, osservare, ascoltare.

Fondata attorno al X secolo dall’allora vescovo di Genova, Teodolfo, l’abbazia rappresenta una delle testimonianze più antiche e meglio conservate della spiritualità cittadina. Il suo impianto attuale, con la facciata romanica a bande bicrome in marmo bianco e pietra scura di Promontorio, è un esempio prezioso di romanico genovese puro, sobrio ma solenne, capace di attraversare i secoli senza perdere la propria identità.
La chiesa conserva uno degli ambienti più raccolti e suggestivi della città. La navata, semplice e austera, è costruita in pietra viva e immersa in una penombra costante, che esalta le luci naturali e la spiritualità degli spazi. Qui ogni dettaglio — dai capitelli scolpiti ai dipinti rinascimentali e barocchi — racconta un pezzo di storia. L’atmosfera è meditativa, intima, come se il tempo si fosse fermato.

Un elemento di grande interesse è l’antica cripta, rimasta miracolosamente intatta nei secoli. Secondo gli studi, essa risalirebbe addirittura a una precedente cappella di epoca longobarda, probabilmente incorporata nella nuova costruzione medievale. Questo spazio sotterraneo, con le sue volte basse e le colonne di recupero romano, è uno dei luoghi più affascinanti dell’intero complesso: un cuore nascosto, carico di spiritualità.
La cupola dell’abbazia, costruita in laterizio all'inizio del XIV secolo per volere dell’abate Nicolò Fieschi — appartenente alla celebre famiglia genovese — si innalza su un tiburio a base ottagonale, secondo i canoni architettonici del tempo. È un’aggiunta che contribuisce a rendere più articolato il profilo dell’edificio, pur mantenendo l’armonia con il resto della struttura romanica.
È facile comprendere perché, per secoli, questo luogo sia stato un punto di riferimento per la preghiera e la contemplazione. La sua posizione, appena defilata ma centrale, lo ha reso un rifugio spirituale in mezzo alla vita quotidiana della città.
Secondo la tradizione locale, Cristoforo Colombo sarebbe stato battezzato proprio qui. La sua casa natale e la successiva abitazione dell'infanzia, entrambe di proprietà dei monaci di Santo Stefano, si trovavano infatti nelle immediate vicinanze dell’abbazia, che all’epoca era anche la chiesa parrocchiale del quartiere. Il ritrovamento e lo studio di decine e decine di documenti di quel periodo conservati nell'Archivio di Stato di Genova hanno fatto immaginare l'episodio del battesimo di Cristoforo Colombo in questa abbazia dal fascino incerto della leggenda per consegnarlo alla quasi certezza della storia documentata, come è anche riportato dall'iscrizione in latino fatta apporre nel 1992 dall'allora Direttore dell'Archivio di Stato di Genova Aldo Agosto proprio nella cripta, luogo straordinariamente ricco di storia, di memoria e di simboli e che molto probabilmente fu anche testimone di quell'evento del 1451.
All’interno, l’abbazia custodisce numerose opere d’arte di epoche diverse. Tra le più significative spicca La lapidazione di Santo Stefano, attribuita a Giulio Romano, il più brillante allievo di Raffaello. Il dipinto rappresenta con grande pathos il martirio del santo titolare dell’abbazia: le espressioni tese, i corpi in movimento, la violenza cristallizzata in un istante drammatico, contrastano con il silenzio che pervade la navata, rendendo la scena ancora più intensa.

Un’altra opera particolare è una tela raffigurante San Giuseppe che tiene in braccio Gesù Bambino. È un’immagine rara nell’iconografia cristiana, dove il ruolo del padre terreno è spesso discreto e defilato. Qui, invece, la figura di Giuseppe emerge con forza, in un gesto di protezione e affetto che colpisce per la sua umanità. Questo quadro, per molti, è una delle testimonianze più toccanti di amore paterno nella pittura sacra conservata a Genova.
Nonostante i profondi mutamenti del quartiere e i danni subiti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, l’Abbazia di Santo Stefano è giunta fino a noi quasi intatta. Alcune parti, come il tetto della navata principale, sono state ricostruite con attenzione filologica, nel rispetto della struttura originaria. È un esempio virtuoso di conservazione e cura del patrimonio storico.

Oggi l’abbazia non è solo un monumento del passato, ma un luogo vivo. Ospita regolarmente eventi culturali, visite guidate e incontri spirituali. È anche il punto di riferimento religioso della comunità ucraina di Genova, che qui celebra le proprie liturgie, portando nuova vitalità e significato a questi antichi spazi.

Passeggiare tra le sue mura significa fare un viaggio nel tempo, riscoprendo una Genova meno conosciuta, ma altrettanto autentica. L’Abbazia di Santo Stefano non si impone con fasto né monumentalità: è un luogo da scoprire con lentezza, con rispetto e con la consapevolezza che la bellezza più profonda spesso si nasconde nelle pieghe della discrezione.
Ringraziamo il Touring Club Italiano e Enel per averci dato l’opportunità di scoprire questo luogo carico di storia, di arte e di spiritualità.


Genova - Una chiesa intitolata a Santo Stefano
Racconto di Simone Costa, Elisabetta Curcio, Marco Carlo De Martini
Per descrivere l’emozione che suscita la visita del luogo provate a pensare a un timelapse dove, in 1600 anni, ci sono ancora pietre che non si sono mosse. Mi direte che ci sono tanti luoghi che potrei descrivere allo stesso modo. Ma qui siamo nel centro della Città di Genova e ritengo sia miracoloso il fatto che si possa ancora calpestare un luogo che è rimasto originale, dal quinto secolo ad oggi.

Per rimanere anche solo negli ultimi due secoli, vicino alla collinetta dove si erge, è stata realizzata via XX Settembre, progettata e realizzata a fine Ottocento, assieme al Ponte Monumentale, sul percorso dell’esistente Via Giulia, che divide i sestieri di Portoria e San Vincenzo. Ebbene, da sotto i portici, realizzati con pietra alternata bianca e nera che ricorda altre realizzazioni tipiche, si può già scorgere il profilo della chiesa, immobile e sovrana. Arriviamo al secolo scorso dove un susseguirsi di bombardamenti tra il 1942 e il 1943 ha dimezzato la struttura, preservando però in modo inspiegabile la cupola ottagonale realizzata in mattoni, autoportante, che è un gioiello di architettura, valutando l’epoca di realizzazione. Per volere dell’arcivescovo di Genova del momento, Card. Giuseppe Siri, venne avviato un progetto di ristrutturazione terminato nel 1955 che ha avuto la sensibilità di ricostruire la struttura distrutta con materiali simili agli originali. Gli approfondimenti storici si trovano facilmente in rete e non sto a riportarli, ma vi invito a fare una visita alla sottostante cripta dove, documenti lo testimoniano, è stato battezzato nientemeno che Cristoforo Colombo.

All’interno sono presenti otto opere di pregio immenso risalenti all’epoca rinascimentale, del manierismo e barocca e in particolare la Lapidazione di Santo Stefano realizzata da Giulio Romano, allievo di Raffaello. Una curiosità su quest’opera realizzata su pannelli lignei sta nella requisizione, operata da Napoleone, che riuscì a trasferirla e ad esporla al museo del Louvre, fino al 1816. Altro soggetto proveniente da allievo della scuola di Rubens, Vincenzo Malò, propone Sant’Ampelio morente. Da non dimenticare il Martirio di San Bartolomeo di Giulio Cesare Procaccini, realizzata nei primi anni del 1600 durante il soggiorno genovese di Procaccini, ospite di Giovanni Carlo Doria. Originario dell’oratorio di San Bartolomeo delle Fucine, fu successivamente trasferito nella chiesa di Santo Stefano dopo i bombardamenti e tornò definitivamente nel 1981.
La cripta, rimasta a lungo inesplorata e riscoperta durante i lavori di ristrutturazione, custodisce un bassorilievo raffigurante San Michele che calpesta il demonio, opera commissionata dalla potente corporazione dei Lanaioli genovesi che avevano le botteghe e i laboratori nella piana di Sant’Andrea, nei pressi di Porta Soprana. Hanno resistito anche alcuni capitelli medioevali e uno corinzio che ora si trovano purtroppo su colonne di cemento che ricordano la forma di quelle originali ormai perdute.
La chiesa continua ad essere vissuta con la presenza di una comunità ucraina che celebra riti ortodossi e ne cura la pulizia e la custodia.
In definitiva, se vi trovate in centro per turismo o per passeggio, lasciatevi incuriosire da quella minuscola chiesetta che orgogliosamente sta sfidando tutte le avversità, con ostinazione e orgoglio tipicamente genovese, restando un punto di riferimento per la comunità circostante, interessata all’aspetto religioso ma pure storico e artistico.

Informazioni
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Info: email eventiemanifestazioni@touringclub.it.