Un centinaio di dipendenti di Enel in questi mesi, affiancati dai volontari del Touring Club Italiano, hanno curato l'accoglienza di cittadini e turisti in 19 luoghi di interesse culturale di 12 diverse città di tutta Italia. Ecco che cosa hanno scoperto e com'è andata a Napoli.

Oltre il selfie: Napoli aperta con il cuore dei volontari

(Testo di Loredana Imbimbo e Federica Ponzo)

Ci sono dettagli di Napoli che si rivelano solo a chi decide di fermarsi e guardare oltre la superficie dei canonici flussi turistici, spesso ridotti alla ricerca dell'inquadratura perfetta per un selfie che serva a dire "anche io ci sono stato". Significa non accontentarsi di attraversarla frettolosamente, ma scegliere di viverla intimamente, osservandone con calma le piazze, i vicoli e le storie millenarie che si nascondono dietro l'imponenza di luoghi d'arte meno noti ai più.

Chi vi scrive vive un legame forte con il proprio territorio: con una curiosità insaziabile e il desiderio di conoscere sempre meglio ogni angolo della propria città, per poi raccontarla a chi incontra sul cammino. Quando si ama profondamente la propria terra, il desiderio più grande è contagiare gli altri con la stessa passione, trasformando l’arte e la storia in un’emozione collettiva e accessibile. È stata questa spinta, unita alla voglia di mettersi in gioco in modo attivo, a guidarci verso l’iniziativa Aperti per Voi del Touring Club Italiano.

Quando abbiamo varcato la soglia della Basilica di San Giorgio Maggiore, a pochi passi dal celebre murale di San Gennaro a Forcella, lungo quella via Duomo sventrata dal Risanamento, abbiamo iniziato a vivere un’esperienza fatta di sguardi, di silenzi, ma anche di grandi e inaspettati insegnamenti personali.

Basilica di San Giorgio Maggiore, navata

In questa basilica paleocristiana, fondata dal vescovo San Severo e ridisegnata dal genio di Cosimo Fanzago, l'impatto iniziale con i visitatori porta con sé una naturale e comprensibile timidezza. Ci si interroga su quale sia il modo giusto di porsi e come intercettare l'interesse di chi entra. In alcuni momenti, lo confessiamo, avremmo desiderato maggiori occasioni di coinvolgimento diretto e dialogo con il pubblico; a mente fredda abbiamo capito che avremmo potuto cercare quel contatto con un pizzico di spontaneità e intraprendenza in più, rompendo gli indugi e la timidezza con un sorriso o un aneddoto sussurrato a mezza voce.

Ma la bellezza di un’esperienza non si misura sulla perfezione, bensì sulla sua autenticità. Questo piccolo rimpianto non ha scalfito il valore di ciò che abbiamo vissuto, rendendo il nostro percorso come volontarie ancora più umano e formativo. Abbiamo compreso che l’accoglienza è un’arte che si impara sul campo, un'attitudine che si coltiva incontro dopo incontro. Anche la presenza silenziosa e sorridente di un volontario trasmette un messaggio potente: questo luogo è custodito con cura, è amato ed è aperto per te.
Accanto a noi abbiamo trovato i volontari del Touring Club Italiano che ci hanno accolto a braccia aperte con grande disponibilità e preparazione. Vedere lo scintillio nei loro occhi mentre spiegano i dettagli dell’antica abside severiana o quando svelano lo spettacolare affresco "nascosto" di Aniello Falcone dietro la tela di Alessio D’Elia, è stato per noi un dono straordinario.

Affresco di San Giorgio e il Drago

Questa chiesa custodisce capolavori di grande valore: dal trittico del 1687 di Francesco Solimena, sua primissima opera documentata a Napoli, alla maestosa zona dell'altare barocco con le splendide allegorie scolpite da Angelo Viva, allievo di Sanmartino, capaci di rievocare la meraviglia del Cristo Velato, fino all'antica cattedra di pietra in cui immaginiamo idealmente seduto il vescovo San Severo mentre parlava ai fedeli alle origini della nostra storia.

Cattedra della Basilica Paleocristiana

Il loro amore autentico per il territorio è contagioso. Ci siamo sentite parte integrante di un team dove non contano i singoli personalismi, ma il fine comune: restituire alla collettività un bene artistico che appartiene a tutti, ma che senza l’energia gratuita dei volontari rischierebbe di rimanere muto e invisibile.

Portiamo con noi questo bagaglio di ricordi come un momento splendido, arricchente e condiviso. Abbiamo compreso che per valorizzare l'immensa ricchezza dell'Italia non servono gesti eroici, ma la generosa donazione del proprio tempo e la volontà di mettersi a disposizione degli altri. Ogni visitatore che esce da quel portone con un pizzico di meraviglia in più negli occhi rappresenta una vittoria condivisa da tutto il gruppo.

Per questo motivo, rivolgiamo a chiunque legga un invito che nasce dal nostro cuore. Quando camminate per Napoli, non siate turisti distratti. Venite a scoprire la Chiesa di San Giorgio Maggiore, lasciatevi accogliere dai volontari. Venite a cercare la bellezza nei luoghi meno battuti, perché è proprio lì che si nasconde l'anima più autentica del nostro Paese. Vi aspettiamo per condividere questa meraviglia, certe che anche voi, varcando questa soglia, vi sentirete parte di una storia immensa che merita di essere vissuta, protetta e raccontata.

Altare maggiore della Basilica

Napoli – La Basilica di San Paolo Maggiore. Una esperienza travolgente

(Testo di Flavia Camberlingo, Luigi Cante, Maria Vittoria Pecini e Francesco Vitiello)

Un’esperienza di volontariato può sembrare un battito di ciglia nella storia millenaria di una città come Napoli, ma quando si varca la soglia della Basilica di San Paolo Maggiore, il tempo assume una dimensione diversa.

Siamo andati lì con l'idea di dare una mano a custodire e raccontare questo luogo, ma la verità è che siamo stati noi a essere accolti, travolti e arricchiti da un’atmosfera sospesa e vibrante. Questo è il racconto spontaneo di ciò che abbiamo provato, visto e ascoltato in quelle ore intense, pensato come un filo conduttore per le foto che abbiamo scattato e che immortalano la maestosità di questo pezzo di cuore di Napoli.

L'impatto comincia ancora prima di entrare, a Piazza San Gaetano, nel fulcro esatto dell'antico centro greco-romano. Guardando la facciata dall'esterno, con quella scalinata monumentale che sembra quasi invitarti a staccarti dal caos del decumano maggiore, si avverte già una strana energia. Fuori c’è il rumore dei passanti, l’odore di sfogliatelle e caffè, le voci accalorate dei commercianti.

Basilica di San Paolo Maggiore - esterno. Foto di Francesco Grossi

Poi, facciamo un passo oltre il portale, e il volume del mondo esterno si azzera di colpo, sostituito da un silenzio solenne che profuma di incenso e di secoli. Ad accoglierci ci sono i volontari che curano l'accoglienza dei visitatori nel complesso. Ci riuniamo nella navata centrale per un momento di introduzione e la prima cosa che viene naturale fare è guardare in alto: è lì che manca il fiato. Pensare che qui, prima che sorgesse la chiesa barocca, c'era il grandioso Tempio dei Dioscuri, Castore e Polluce.

Basilica di San Paolo Maggiore - volta navata centrale

I volontari del Touring ci hanno raccontato che i Padri Teatini, quando ottennero la struttura nel XVI secolo, vollero letteralmente "cristianizzare" lo spazio pagano. È incredibile pensare che stiamo camminando esattamente dove i romani e i greci celebravano i loro culti, sfruttando le stesse monumentali fondamenta. Mentre ascoltiamo le spiegazioni, iniziamo a scattare le prime foto alla prospettiva della navata centrale. La luce del mattino entra dai finestroni alti, tagliando l'aria in fasci d'oro che colpiscono i marmi policromi, i dettagli dorati e gli slanci geometrici. C'è un contrasto fortissimo tra la nostra iniziale timidezza da volontari e l'immensità di questo spazio.

Basilica di San Paolo Maggiore - navata centrale

Ci spiegano l'importanza di presidiare le cappelle e di comprendere a fondo la storia della basilica, per poterla vivere non come una scatola vuota, ma come un organismo vivente che respira ancora. Muovendoci verso la zona absidale, l'impressione si fa visiva e quasi tattile: il marmo sotto le scarpe rimanda un'eco leggera a ogni passo. Ci soffermiamo a osservare la volta, lasciandoci catturare dai colori e dalle forme che decorano i soffitti.

Qui si vede benissimo il dramma e la resilienza della storia: nel 1943, durante i disastrosi bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, la basilica fu colpita duramente e gran parte degli affreschi della volta andò purtroppo perduta. Ma guardando quello che resta nell'area del transetto o i frammenti superstiti, si capisce la potenza originaria della mano di Massimo Stanzione, uno dei più grandi pittori del Seicento napoletano. È come se lo spazio gridasse ancora la bellezza originale, nonostante le ferite del tempo. Decidiamo di catturare un'angolazione insolita, cercando il dettaglio di un angelo affrescato che sembra sporgersi da una nuvola di stucco, quasi a voler comunicare con chi guarda dal basso.

Basilica di San Paolo Maggiore - dettaglio cupola

La spontaneità di questo volontariato sta proprio in questo approccio emotivo che si svela passo dopo passo. Il percorso ci porta poi verso la Sacrestia. Se la chiesa fino a quel momento era apparsa maestosa, la sacrestia si rivela una pura poesia teatrale. Entrare qui è come ricevere uno schiaffo visivo di rara bellezza; le pareti e la volta sono interamente affrescate, creando un trionfo di barocco che avvolge lo sguardo a 360 gradi. Rimaniamo in contemplazione per diversi minuti, immortalando i dettagli degli arredi lignei finemente intagliati. I volontari ci facevano notare con precisione la straordinaria dinamicità impressa da Francesco Solimena in questi affreschi, tra la conversione di San Paolo e la caduta da cavallo. Sembra quasi un film in costume bloccato nel tempo. La cosa che fa impazzire è pensare che questo spazio così ricco e monumentale non era destinato al grande pubblico, ma era l'ambiente riservato ai sacerdoti che si preparavano a celebrare la messa. Un lusso spirituale e visivo immenso.

Un giorno speciale in Basilica. L'impegno dei volontari Enel

Fare volontariato in un luogo simile significa anche avere il privilegio di "abitare" questi spazi per qualche ora, di non essere visitatori frettolosi, ma di potersi fermare, respirare l'odore del legno restaurato e della pietra antica, sentendosi parte integrante della custodia di un tesoro. Il tempo a disposizione è volato via in un baleno, lasciando un senso di profonda gratitudine. Prima di concludere il turno e togliere i badge, ci sediamo per un ultimo istante nell'ultimo banco della navata centrale, semplicemente per guardare l'insieme un'ultima volta e fissare i dettagli nella memoria.

Cosa resta di questa intensa esperienza? Sicuramente la consapevolezza che la bellezza immensa di Napoli va difesa, capita e costantemente raccontata. Spesso camminiamo per le strade della città dando per scontati i tesori che si nascondono dietro portali apparentemente severi. San Paolo Maggiore non è semplicemente un monumento di marmo, ma è un racconto collettivo, un palinsesto di pietra che dura da duemila anni. Usciamo nuovamente su Piazza San Gaetano e il sole alto, insieme al rumore vibrante della città, ci investe di colpo come un'onda. Ma dentro, ben custoditi, rimangono quel silenzio monumentale, la freschezza del marmo secolare e la gioia profonda di aver offerto un piccolo contributo per proteggere tanta magnificenza.

Il Touring per le aziende

Da diversi anni, Touring Club Italiano mette a disposizione delle aziende la propria esperienza per concretizzare partnership efficaci che abbiano impatti positivi sui territori e le comunità, anche grazie a iniziative di volontariato d'impresa e team building.

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