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La seconda parte del reportage nel Northern Territory

In camper nel Kakadu National Park, in Australia

di 
Stefano Brambilla
15 Febbraio 2018
Questa è la seconda parte del reportage in camper da Darwin a Alice Springs, attraverso il Northern Territory, in Australia. In fondo all'articolo i link alle altre cinque parti: il Kakadu National Park, il Nitmiluk (Katherine Gorge) National Park, da Katherine al West MacDonnell National Park, il Watarrka (Kings Canyon) National Park, l'Uluru-Kata Tjuta National Park. Viaggiate con noi!

 
Il Kakadu non è un luogo qualunque. È un gigantesco serbatoio naturale, un parco nazionale grande come il Veneto, una terra sacra dove gli aborigeni hanno lasciato tracce straordinarie della loro presenza. Uno dei pochi siti al mondo che l'Unesco ha inserito nella lista dei Patrimoni dell'Umanità sia per gli aspetti naturali sia per quelli culturali. Lo attraversano poche strade, così come sono pochi i posti che il turista può visitare: la maggior parte del territorio è una grande, immensa wilderness d'Australia, ovvero un luogo selvaggio alla sua massima potenza, lasciato alla natura e ai suoi abitanti primigeni, le popolazioni Bininj/Mungguy. Avevamo letto alcune recensioni strabiliate sul Kakadu e altre altrettanto deluse da quanto poco ci fosse da vedere. Tutto dipende dai punti di vista, come sempre.
 
La strada scorre veloce, attraversiamo fiumi e praterie aride e boschi di eucalipti, la guida sulla sinistra non dà grandi problemi – è tutto dritto o quasi, d'altronde. Arriviamo a Ubirr nel tardo pomeriggio, quando il sole inizia a regalare luci da film. Ubirr stesso è un luogo da film, uno dei più affascinanti del Kakadu. Il sentiero porta a scoprire diversi siti d'arte rupestre aborigena: sulle pareti di grandi massi rossastri appaiono figure di pesci, di banchetti di centinaia d'anni fa, persino di un tilacino – il lupo marsupiale che un tempo viveva in Australia, oggi estinto. C'è pure il disegno di un galeone europeo: immaginiamo la meraviglia di quando gli aborigeni videro le prime barche dei colonizzatori. Capiamo che l'arte della pittura è generalmente più importante della pittura stessa: molti dipinti più antichi sono coperti da quelli più giovani, in un continuo flusso di pensiero. Poi a Ubirr si sale fino sulla sommità della roccia, e da lì si spalanca la meraviglia. Davanti a noi un panorama da fiaba o da documentario o da sogno, come si preferisce: un mare d'erba fresca con le rocce rosse sullo sfondo, qualche macchia di alberi, la grande scarpata di Arnhem che domina verso est, il senso di una grande armonia, di libertà, di condivisione spirituale con la natura. Non siamo soli, sulle rocce di Ubirr: ma non ci diamo fastidio gli uni con gli altri. Lo spettacolo è troppo grande.
 
Ubirr, Kakadu NP, Australia © Stefano Brambilla
 
Scendiamo e il buio arriva subito. Ai tropici funziona così: il crepuscolo dura il tempo di un battito d'ali. In un attimo, guidiamo nel buio seguendo gli altri camper: la meta poco lontana è il campeggio di Merl, gestito dall'ente parco. Al Kakadu funziona così: ci sono campeggi del parco, spesso spartani, che sono gratis (i più remoti) o costano pochi dollari; e poi ci sono i campeggi privati, dotati di vari comfort, che costano di più. Il Merl è un bosco di eucalipti: “sistematevi dove volete” ci accoglie il ranger all'ingresso. I servizi, al centro, sono puliti, con bagni e lavelli dove pulire le stoviglie. Iniziamo la nostra vita da campeggio: fornelletto, acqua sul fuoco, butta la pasta. Le lampade frontali sono di sicuro aiuto. Ci sentiamo molto esploratori nel bush, ovviamente senza alcun diritto di esserlo: dopo qualche minuto in preda a fastidiose zanzarine decidiamo di rifugiarci all'interno del camper. Sarà l'unica volta nel corso di tutto il viaggio.
 

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Merl camping, Kakadu NP, Australia © Stefano Brambilla
 
Al mattino ci guardiamo. “Hai sentito anche tu quel rumore, stanotte?”. “Erano passi di sicuro!”. “Ma un canguro? Un opossum?”. “A me sembrava un dingo...”. Le ipotesi si sprecano: quel che è certo che il bosco era pieno di vita, fino a che il sole ha ripreso il posto delle stelle. Fuggiamo: in quanto giornalisti, abbiamo appuntamento con un ranger a Bowali, il centro visitatori vicino al paese di Jabiru, il più grande del parco. “Dobbiamo darvi qualche indicazione su dove e come fare fotografie” ci spiega “uno dei nostri obiettivi principali è quello di tutelare la cultura aborigena”. Attraverso le gentili parole della ranger, capiamo quanto sia complesso tutelare un'eredità culturale come quella degli aborigeni. Ci sono pitture rupestri, luoghi, siti sacri che non possono essere ripresi per nulla o possono esserlo solo a certe condizioni – per esempio, inquadrare la scena per intero, non in un suo particolare, altrimenti la storia che vi si racconta non potrà essere “spiegata” nella sua totalità. Alcune storie sono proprio segrete; alcune figure sono cattive e non possono essere fotografate. La ranger si assicura che tutto sia chiaro: il parco è degli aborigeni, il rispetto della loro storia è essenziale. Il discorso è interessante: ci sono molti pensieri, ovviamente, dietro questa (sacrosanta) insistenza. È un modo per ripagare i troppi torti subiti nel corso della storia? Per un attimo sembra che ci sia in atto un contrappasso auto-infitto da parte dei bianchi.
 
A Nourlangie Rock, il sito di pitture rupestri più noto del Kakadu, siamo soltanto noi ad ammirare il dio del tuono, le caverne dove abitavano gli aborigeni, i cacatua neri che svolazzano tranquilli tra gli eucalipti. Si sta bene da soli. Fa caldo. È tutto come immerso in un tempo sospeso. Ci prepariamo un panino al vicino Anbangbang billabong, seduti sulle comode sedie in dotazione al nostro camper mentre gli aironi cercano cibo nell'acqua. I billabong, impariamo, sono pozze d'acqua temporanee che costellano l'outback australiano: ottima occasione per osservare la fauna locale (basta non avvicinarsi troppo: i temibili coccodrilli d'acqua salata possono sempre saltare fuori all'improvviso). Anche Yellow Water è un enorme billabong, venti chilometri più a sud: durante la stagione secca, quella in cui siamo, è una grande palude da percorrere con barche a fondo piatto; durante la stagione delle piogge (da dicembre a marzo) l'acqua è talmente straripante che nessuno vi si può avvicinare senza il rischio di essere travolto.
 
Nourlangie Rock, Kakadu NP, Australia © Stefano Brambilla
 
Arriviamo in tempo per la crociera al tramonto. E qui viviamo uno dei momenti più belli del viaggio. La barca scivola tra canali e grandi spazi d'acqua aperta, sfiorando ninfee, passando sotto i rami di alberi monumentali. I coccodrilli fanno capolino dalla superficie, le anatre e le oche schiamazzano tra l'erba, una cicogna jabiru è intenta a inseguire una rana. E poi, piccoli wallaby, nibbi, jacane, martin pescatori, cormorani, aironi: la vita ruota intorno all'acqua, è un tutt'uno con l'acqua, e noi per un momento siamo parte di essa. Il sole tramonta e noi siamo talmente estasiati da queste ore in totale armonia con la natura da prenotare un'altra crociera per l'alba del giorno dopo. Chi diceva che il Kakadu ha attrazioni troppo limitate?
 
Yellow Water, Kakadu NP, Australia © Stefano Brambilla
 
Campeggio Mardugal, per la sera: comodo, semplice. Doccia, bistecca sul barbecue, due chiacchiere con il ranger che viene a riscuotere la tariffa (ma non troppe: l'australiano è ostico anche per chi è convinto di sapere bene l'inglese!). Tra le foglie secche saltella un simpatico topo marsupiale. Il giorno dopo, seconda crociera – non chiedeteci se è migliore l'alba o il tramonto: le rifaremmo entrambe – e poi ultima tappa del Kakadu a Gunlom, dove finalmente facciamo sgommare il nostro camper su una pista sterrata, una di quelle rosse con un po' di dossetti. Niente di eccezionale, per carità: ma è bello sentirsi parte dell'outback, la polvere inizia a entrare nelle fessure del veicolo, i capelli a diventare rossicci. Per ora le gomme reggono. Si arriva a un'oasi. Una cascata precipita in una grande pozza verdeggiante: saliamo, un po' inerpicandoci, fino al punto in cui il torrente si butta di sotto, costellato di altrettante piccole pozze dove si fa il bagno circondati da rocce rotondeggianti. Un bel posto. Il Serpente arcobaleno, l'antenato potente, colei che ha creato i passaggi tra le rocce e formato le pozze d'acqua del Kakadu, sarà stato soddisfatto quando avrà visto il risultato del suo operato a Gunlom.

Prossima meta, Katherine.

Gunlom, Kakadu NP, Australia © Stefano Brambilla

INFORMAZIONI
- Sito web Northern Territory, in italiano: http://northernterritory.com/it-it
- Sito web Apollo Motorhome Holidays, noleggio di camper: www.apollocamper.com. Numerose possibilità di mezzi a due e quattro ruote motrici.
- Sito web Kakadu National Park: parksaustralia.gov.au/kakadu. Chiunque entri nel parco deve acquistare un pass: lo si può fare al visitor center di Bowali e in altre location dell'area protetta. Per la crociera a Yellow Water, consigliate le partenze al tramonto e all'alba, quando gli animali sono più attivi; preferibile ma generalmente non necessaria la prenotazione. I siti archeologici di Ubirr e Nourlangie sono aperti al pubblico dall'alba al tramonto. Oltre ai campeggi citati nell'articolo, consigliamo anche quello di Gunlom, gestito sempre dall'ente parco; tra le strutture private, più lussuose e costose, con elettricità, il campeggio di Cooinda.
 
IL REPORTAGE COMPLETO
Martin pescatori, Yellow Water, Kakadu NP, Australia © Stefano Brambilla
 

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