Chi pensa di avere sotto gli occhi vestigia di età greca rimarrà forse un po' deluso. L'aspetto attuale del santuario di Demetra e Core (Telestérion), teatro dei segretissimi “misteri eleusini”, risale infatti al II secolo. Si riconoscono su uno spiazzo lastricato le fondamenta del tempio dorico di Artemide e Poseidone, eretto in età romana su un precedente santuario dell'VIII secolo a.C.; sul vicino altare (eschára) si bruciavano le vittime dei sacrifici religiosi. Prendono a modello l'Acropoli ateniese i Grandi Propiléi che segnano l'accesso al santuario: sei colossali colonne doriche sulle fronti a sorreggere un'immagine dell'imperatore e due file di colonne ioniche a dividere l'atrio in tre navate. A sinistra si individuano un arco romano e il Kallíchoron, pozzo sacro che prende il nome dalle danze in onore di Demetra che qui si tenevano. Altre rovine di epoca romana (cloaca e magazzini) affiancano i Piccoli Propiléi (54 a.C.), secondo ingresso al recinto sacro ma vera e propria entrata al santuario, come indicano le tracce del passaggio dei carri. Si percorre da qui la Via Sacra, lastricata dai romani, alla cui destra si trova un edificio legato al culto degli inferi, e si giunge al Telestérion dove venivano celebrati i misteriosi rituali eleusini. La struttura risale all'epoca romana e ha inglobato le precedenti costruzioni, dall'età micenea agli imperatori romani, passando per Pericle. Si sale all'Acropoli, alle spalle del Telestérion, per una vista d'insieme dell'area archeologica, anche se data la difficoltà di rendersi conto come dovesse presentarsi il complesso al tempo del suo massimo splendore si consiglia una visita al Museo, dove è un grande plastico dell'area sacra.