C’è stato un momento in cui la bicicletta non era soltanto un mezzo di trasporto o uno sport. Era un’idea di futuro.

Alla fine dell’Ottocento, mentre l’Italia cercava ancora di diventare davvero un Paese unito anche nei collegamenti, nei costumi e nelle abitudini, migliaia di persone iniziarono a guardare il territorio con occhi nuovi.

Lo fecero salendo in sella a un velocipede, affrontando strade sterrate, lunghe distanze e itinerari ancora poco battuti. Tra loro c’erano anche i 57 soci che nel 1894 fondarono il Touring Club Ciclistico Italiano.

Olindo Guerrini in bicicletta, 1935 / Archivi Touring, tutti i diritti riservati

Prima ancora di diventare il Touring Club Italiano che conosciamo oggi, il Touring nasce infatti come associazione di ciclisti. Non è un dettaglio: è la chiave per comprendere lo spirito originario del Club.

La bicicletta rappresentava movimento, emancipazione, scoperta. Era uno strumento democratico, moderno, accessibile, capace di cambiare il modo di viaggiare e di conoscere il Paese.

Leandro Faggin al velodromo Vigorelli stabilisce il record mondiale dell'inseguimento sui 5 km, 1958 / Archivi Touring, tutti i diritti riservati

In quegli anni il “bicicletto”, come veniva chiamato allora, stava trasformando il rapporto tra le persone e lo spazio. Consentiva di raggiungere luoghi prima lontani, di attraversare campagne e borghi con una libertà inedita, di fare esperienza diretta del paesaggio italiano. E il Touring intuì immediatamente la portata culturale di quella rivoluzione.

Non si limitò a promuovere il ciclismo come attività sportiva: contribuì a costruire una vera cultura del cicloturismo. Pubblicò profili cicloturistici con indicazioni dettagliate sulle strade da percorrere, installò cassette di riparazione lungo gli itinerari più frequentati e organizzò gite collettive che, per molti soci, furono le prime vere esperienze di viaggio.

Tra le imprese più simboliche c’è la grande gita ciclistica Milano-Roma del 1895, guidata dai fondatori Federico Johnson e Luigi Vittorio Bertarelli. Un viaggio che oggi può sembrare normale, ma che allora aveva il sapore dell’avventura e della sfida. Quelle pedalate raccontavano un’Italia che si metteva in movimento: curiosa, intraprendente, desiderosa di superare confini geografici e culturali.

La strada provinciale Firenze - Pistoia nei pressi di Poggio a Caiano, 1940 / Archivi Touring, tutti i diritti riservati

Le fotografie legate alla bicicletta conservate nell’Archivio Storico del Touring restituiscono con straordinaria forza questa atmosfera pionieristica. Gruppi di soci in posa accanto alle biciclette, escursioni organizzate, strade polverose percorse con eleganza e determinazione: immagini che non parlano solo di sport, ma di un Paese che stava imparando a viaggiare.

Oggi, mentre il Giro d’Italia continua a rappresentare una delle grandi narrazioni popolari del territorio italiano, quelle stesse immagini acquistano un significato ancora più profondo. Ricordano che la bicicletta è stata, prima di tutto, uno strumento di scoperta e di partecipazione. Un mezzo capace di avvicinare persone, paesaggi e culture.

È anche per questo che Digitouring, il nuovo museo virtuale dell’Archivio Storico del Touring Club Italiano, non è soltanto un luogo della memoria. È uno spazio aperto, accessibile a tutti, dove il patrimonio storico dialoga con il presente e continua a raccontare storie di viaggio, innovazione e trasformazione sociale.

Visitare Digitouring significa entrare in contatto con le immagini, i documenti e le testimonianze di un’Italia che, molto prima delle automobili e dell’alta velocità, aveva scelto di guardare avanti… pedalando.

Archivi Touring, tutti i diritti riservati

Continua il viaggio su Digitouring

Digitouring è la nuova piattaforma digitale che rende finalmente accessibile, fruibile e narrabile uno dei più ricchi archivi storici del Paese. Non un semplice sito di consultazione, ma un vero e proprio museo digitale vivo, capace di trasformare oltre un secolo di materiali in esperienza, racconto e ispirazione.