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Presente e futuro del'area protetta in Sardegna, tra controllo del territorio, volontariato ambientale e sfide che non si possono più rimandare

Intervista al vicepresidente del Parco nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena: "Turismo e tutela, siamo a un bivio. Ecco la nostra ricetta"

di 
Fabrizio Milanesi
22 Febbraio 2021

Cinquemila ettari di terra, tredicimila di mare e 180 chilometri di coste, un arcipelago verde e azzurro a un miglio dalla Gallura. Isola nell’isola, il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena - l'unico parco nazionale in Italia costituito da tutto il territorio di un solo Comune, istituito nel 1994 - ha il compito di tutelare un ambiente splendido e fragile dalle conseguenze dell’antropizzazione e dagli eccessi del turismo di massa estivo. 
 
Come sta il Parco a un anno dall’inizio della pandemia? Che futuro prossimo lo attende? Lo abbiamo chiesto a Luca Ronchi, che da cinque mesi ha assunto la carica di vicepresidente dell'Ente Parco.
 
Luca Ronchi, vicepresidente dell'Ente Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena
 
L’anno appena trascorso è stato uno dei più difficili per l’Italia, ma il più difficile per una generazione che mai aveva affrontato confinamenti obbligati, restrizioni agli spostamenti, chiusure di attività. Ha voglia di raccontarci come lo avete attraversato sull’isola? 
"Abbiamo sofferto come tutti le conseguenze del virus, del lockdown e del distanziamento sociale. Il fatto di essere un’isola nell’isola ha probabilmente contribuito ad arginare il rischio di contagio. E il fatto di vivere in una realtà in cui si può passare del tempo all’aria aperta senza correre il rischio di assembramenti ha reso meno pesante il sacrificio legato alle restrizioni. Per il resto, i tagli alla sanità pubblica che abbiamo sofferto in questi anni non hanno facilitato le cose. A mio avviso, chi ha sofferto maggiormente la situazione nel suo complesso sono stati, anche da noi, i ragazzi".
 
Con il minore impatto turistico e in genere con un calo delle presenze e degli scambi commerciali con il "continente", dal punto di vista ambientale state registrando un cambiamento significativo nell'ecosistema del parco, nella sua flora e nella sua fauna?
"Non ho dati scientifici a disposizione per rispondere, ma possiamo fare alcune considerazioni. La prima è questa: il primo lockdown, particolarmente restrittivo, è avvenuto tra marzo e maggio 2020, quindi in un periodo importante dal punto di vista riproduttivo per molte specie, sia animali che vegetali; la primavera è tempo di fioriture e di nidificazioni, e in tal senso la riduzione della mobilità può sicuramente aver avuto effetti positivi su alcune specie. D’altra parte, una volta riprese quasi del tutto le normali attività, durante l’estate, i problemi legati all’impatto antropico sono sicuramente tornati quelli degli altri anni". 
 
Isola di Budelli, la Spiaggia Rosa / Foto Getty Images
 
Ci sono dei progetti che siete riusciti a portare a termine approfittando della contingenza?
"Diciamo che il lockdown ha avuto effetti negativi anche sulle attività avviate dall’Ente Parco; penso all’eradicazione del maiale selvatico dalle isole dell'arcipelago; dopo anni di interventi a singhiozzo, che probabilmente hanno peggiorato la situazione anziché migliorarla, all’inizio del 2020 eravamo riusciti a avviare un piano che prevede cinque anni di interventi continui e altri di monitoraggio. Purtroppo all’inizio di marzo 2020 abbiamo dovuto interrompere tutto. Confidiamo di riprendere nelle prossime settimane". 
 
Ci troviamo in un momento di forte transizione, declinata nell’ecologia, nell’ambiente, nella società e nell’economia. Anche l’amministrazione del Parco ha vissuto in un biennio avvicendamenti importanti. Ci piacerebbe sapere se avete in mente un’idea del Parco di La Maddalena che sarà… quali progetti vi vedranno impegnati e quali saranno gli attori in campo?
"Questo territorio, l'Arcipelago di La Maddalena, è arrivato a un bivio. Dopo decenni di turismo intensivo, concentrato soprattutto in determinati luoghi (spiagge e calette) e in determinati momenti (i due mesi tra la metà di luglio e la metà di settembre) iniziano a manifestarsi problemi importanti e potenzialmente irreversibili: su tutti, l’erosione di alcune spiagge, l’arretramento delle praterie di posidonia (la pianta acquatica che ossigena l'acqua e protegge dall'erosione delle coste, ndr) la presenza di plastiche e microplastiche, il rischio che scompaiano alcune specie. Molto dipende dai cambiamenti climatici, ma molto dipende dall’impatto locale delle presenze".
 
 
Caprera, cala Napoletana / Foto Getty Images
 
A cosa state lavorando per arginare questi fenomeni così invasivi?
"Stiamo cercando di dotarci di strumenti importanti, sia sul piano delle infrastrutture che sul fronte della raccolta dei dati scientifici e su quello della pianificazione. A breve dovrebbe essere approvata la nostra richiesta di concessione demaniale per una serie di campi-boa nelle areee maggiormente frequentate dalle imbarcazioni; boe che andranno ad aumentare nel tempo, insieme alle azioni di monitoraggio, in virtù di alcuni progetti internazionali a cui stiamo partecipando (su tutti, Sicomar e Sea Forest). Abbiamo avviato la progettazione di interventi contro l’erosione di alcune spiagge dotate di sistemi dunali a rischio. Ci stiamo dotando di tecnologie che ci aiutino a seguire nel dettaglio il traffico delle imbarcazioni nelle acque del parco. Abbiamo ripreso con decisione l’obiettivo di approvare (dopo 23 anni) il Piano e il Regolamento del Parco".
 
Chi vi sta aiutando in queste iniziative?
"In collaborazione con l’Università di Cagliari, l’Università di Sassari, CNR e ISPRA, stiamo raccogliendo dati dal territorio, per capirne lo stato di salute, e stiamo lavorando per metterli a sistema, in modo da poter basare ogni decisione su una conoscenza dettagliata dei problemi. Per fare questo è indispensabile il dialogo e la collaborazione innanzitutto col Comune di La Maddalena, cosa che sta avvenendo, finalmente, in modo eccellente. Per molti anni, purtroppo, non è stato così. Allo stesso tempo stiamo confrontandoci in maniera continua con gli enti preposti al controllo del territorio: Capitaneria di Porto, Carabinieri forestali e Corpo forestale regionale. Stiamo dialogando in modo proficuo anche con le categorie produttive. E stiamo cercando di valorizzare una realtà fondamentale della nostra comunità: il volontariato ambientale. L’equilibrio tra benessere economico e tutela del territorio, come dicevamo prima, è una sfida irrinunciabile. Difendere il proprio territorio, tutelandone l’ecosistema, per una comunità che vuole vivere anche di turismo, è una esigenza non solo ecologica ed etica, ma anche economica. Noi ci stiamo provando con tutti gli strumenti a nostra disposizione". 
 
La Maddalena /Foto Getty Images
 
Il turismo appunto, è un settore che deve ripensare i propri modelli. Come si ritornerà a La Maddalena? Si parla molto di destagionalizzione, workation, esperienze da remoto… qual è il suo punto di vista in prospettiva?
"Destagionalizzare è una parola quasi magica, che ricorre spesso nei programmi politici e amministrativi. Sicuramente l’eccessiva concentrazione, nel tempo e nello spazio, dei flussi di mezzi e persone, sta dando dei problemi che è urgente affrontare. Stiamo lavorando a una transizione verso una fruizione meno pesante, che richiederà una riconversione dei mezzi ma anche delle idee; non è una cosa realizzabile in una stagione. Ma non è neanche pensabile continuare con questa pressione sull’ecosistema per altri dieci o vent’anni, perché rischiamo di vedere scomparire le spiagge e le praterie di posidonia, e non ce lo possiamo permettere". 
 
La Maddalena / Foto Getty Images
 
Come vede la recente reintroduzione di un ministero del Turismo?
"Sicuramente una cosa positiva, il turismo è una realtà non solo economica ma anche culturale, con una sua fisionomia ben precisa; merita sicuramente che gli siano dedicati spazi istituzionali e risorse propri. Stesso discorso per il nuovo Ministero per la Transizione ecologica. Promette di andare verso una visione sistemica dei problemi legati alla tutela dell’ambiente. Speriamo che le premesse siano confermate in fase operativa". 
 
I nostri soci conoscono benissimo l'arcipelago di La Maddalena, che ospita uno degli storici villaggi del Touring Club Italiano. Sono in molti però a non avere ancora avuto la fortuna di scoprire le meraviglie dell’isola. Per chi volesse venire per la prima volta, o programmare un ritorno “fuori-stagione”, quali periodi consiglierebbe e quali sarebbero le cose imperdibili da vedere sull’isola?
Consiglio due cose: contattare una guida locale per farsi accompagnare su qualche sentiero delle isole, e vivere il paese di La Maddalena, il suo centro storico, fuori dai periodi di massima affluenza. Abbiamo sentieri spettacolari sparsi per le isole, ricchi di natura e di storia. E sul mercato esistono guide molto preparate, in grado di raccontare al meglio questi luoghi. Sul sito del Parco è reperibile l’elenco delle guide locali abilitate. Primavera e autunno vanno entrambi bene. Per chi ama le fioriture o il birdwatching, sicuramente i mesi di aprile e maggio sono i più indicati. Ma anche ottobre è un mese bellissimo. A seconda delle annate l’acqua del mare è ancora calda ed è possibile fare il bagno. Il centro storico poi è vivo tutto l’anno; certo non come in estate. Ma in qualsiasi stagione è possibile trovare bar e ristoranti tipici in funzione. Covid permettendo, ovviamente".
 
Il Villaggio Touring di La Maddalena
 
INFORMAZIONI  
- Scopri di più sul Parco dell'Arcipelago di La Maddalena sul sito www.lamaddalenapark.it.
- Per tutte le informazioni sul Villaggio Touring a La Maddalena, ecco il nostro articolo dedicato.
 
 

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