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Esce la nuova guida dedicata al Giappone: in 384 pagine tutto il Paese nella sua complessità e nelle sue sfaccettature

Intervista agli autori della Guida Verde Giappone: Patrick Colgan

di 
Stefano Brambilla
17 Febbraio 2021
Per la prima volta il Touring Club Italiano dedica al Giappone una Guida Verde, con il contributo di tre grandi esperti del Paese e facendosi interprete di un immaginario collettivo ormai stregato dal Sol Levante. La si può acquistare direttamente sul nostro store online, oltre che nei Punti Touring e in tutte le librerie.
Ecco gli approfondimenti dedicati:
Presentazione della Guida Verde Giappone
Intervista a Laura Imai Messina, autrice dei "Percorsi d'autore" della guida
Intervista a Patrick Colgan, autore dei testi di visita della guida
Intervista a Francesco Comotti, autore della sezione "Popoli culture ambiente" della guida



Patrick Colgan è un giornalista e grande viaggiatore. Da tempo popola il blog orizzontiblog.it, dedicato in gran parte al Giappone, dove consiglia itinerari, storie, culture ma anche sentieri e linee ferroviarie, specialità culinarie, ristoranti, taverne, negozi tipici da un capo all’altro dell’arcipelago.​ Per la Guida Verde Giappone ha scritto tutti i testi di visita (a esclusione di quelli su Hiroshima e dintorni), oltre alla parte "Preparare il viaggio" e agli indirizzi utili.

Patrick, come sei entrato in contatto con il Giappone?
"Quello in Giappone era un viaggio che sognavo di fare, ma a dir la verità come tanti altri. Avevo cominciato a visitare qualche pezzetto dell'Asia, la Turchia orientale, l'India... finché ho trovato un'offerta conveniente per Tokyo. Prima di partire ho studiato, ho tentato di imparare qualche parola della lingua, ho letto un po' di autori giapponesi ma quando sono arrivato avevo solo un'infarinatura del Paese. E subito sono stato rapito: soprattutto a Kyoto è scattata la scintilla, sono rimasto in città molto più tempo di quello che avevo previsto. Poi, una volta tornato in Italia, mi sono accorto di provare una forte nostalgia: e così, sei mesi dopo ero di nuovo lì. E sei mesi dopo di nuovo. È stato solo l'inizio di un percorso che mi ha portato molte volte in Giappone... forse una dozzina, ma ho perso il conto!".

In poche parole, il Giappone è diventato un fil rouge della tua vita...
"Ho un blog, scrivo di Giappone, ma tieni presente che non sono uno yamatologo, sono un autodidatta. In questi anni ho viaggiato in quasi ogni provincia del Giappone ma continuo ad avere moltissimo da imparare. D'altronde, è un Paese che si rivela pian piano: all'inizio è un po' ostico, non riesci a capire nulla, nemmeno i menu nei ristoranti; poi ti viene voglia di imparare e capire, studiare, chiedere. È un viaggio che continua". 
Ripensandoci oggi, quali pensi siano gli aspetti che ti hanno fatto innamorare del Giappone?
"Un insieme di cose. Molte persone sono sorprese dall'accoglienza del Paese nei confronti dei turisti, da quanto si mangia bene, dalle persone che si fanno in quattro per aiutare il visitatore straniero - non si contano gli episodi di chi lascia perdere ciò che sta facendo per accompagnare il turista smarrito a destinazione. È tutto molto piacevole, a livello superficiale e immediato: la gente è gentile, ci sono moltissime cose belle da vedere, si mangia bene. Poi, nel mio caso, c'è sicuramente stata una sintonia estetica. Mi sono accorto di stare bene passeggiando tra i templi e i giardini di Kyoto, una sensazione di benessere e armonia difficile da spiegare a parole. Poi è nata la curiosità di capire cose che non capivo. E senz'altro ci sono stati dei momenti particolari: la prima volta che ho sperimentato un onsen, la stazione termale tradizionale dei giapponesi, mi sono trovato calato in una vasca bollente di fronte a un bosco di cedri, mentre iniziava a scendere la neve. Sembrava di essere in un film. Ma non pensare che sia raro provare esperienze del genere: sono momenti che capitano sempre, a tutti, durante un viaggio in Giappone".

La tua passione per Kyoto, negli anni, è rimasta immutata?
"Nel tempo ho stretto molte amicizie a Tokyo, un motivo che mi fa sempre tornare nella capitale. Ma il trasporto che provo per Kyoto è incomparabile. Certo, è una città sempre più affollata di turisti, alcune zone sono cambiate nel tempo; e larghe parti sono sempre state molto brutte, anche molti decenni fa, quando gli edifici di cemento prendevano posto delle case in legno, come scriveva Fosco Maraini. Eppure, la bellezza di Kyoto è comunque una bellezza diffusa: e nonostante l'aumento incredibile di turisti la ritrovi sempre, magari in altri luoghi scoperti per caso, diversi da quelli classici. Quella città continua a sopravvivere. Io mi emoziono sempre quando la scorgo dal treno quando arrivo, circondata su tre lati dalle colline...".


Kyoto - foto Getty Images
 
Consigliaci invece qualche meta fuori dagli itinerari più battuti. 
"Ti direi subito l'isola di Kyushu, che offre luoghi belli e interessanti. In particolare la penisola di Kunisaki, nell'angolo a nordest di Kyushu, una zona rurale dove si trovano templi antichi e testimonianze buddhiste particolari, tra cui alcuni Buddha in pietra abbastanza rari in Giappone. Si può anche alloggiare in fattoria, un'esperienza diversa che fa capire un'altra faccia del Giappone. E poi la valle di Iya, nello Shikoku, un'altra isola fuori dalle rotte consuete: è una valle dove si intrecciano storie, leggende e bellezze naturali, costellata di case antiche e di ponti di corda ricreati secondo una tecnica immutata da secoli. A un certo punto le pareti sono talmente alte che sembra che la valle si richiuda sopra di te! E c'è anche un paese strano e commovente, Nagoro, spopolato da tempo: un'artista vi ha collocato circa 400 bambole (lei le chiama "spaventapasseri") per far riflettere sullo spopolamento delle zone rurali. Le ha posizionate un po' ovunque: nella scuola, nella vecchia segheria, alla fermata del bus". 


Nagoro, valle di Iya - foto Patrick Colgan/orizzontiblog.it​

Che esperienza è stata scrivere gran parte dei lemmi della Guida Verde Touring dedicata al Giappone?
"Un'esperienza entusiasmante e molto impegnativa. Soprattutto perché è stato difficile scegliere cosa lasciare fuori: è sempre facile scrivere tanto, molto più difficile scrivere le cose "giuste" in poche parole. La guida deve essere una proposta, non può essere una enciclopedia. Sono partito dalle mie esperienze e dai luoghi che amo, poi ho inserito le cose che non potevano non esserci... ma non ti dico quante scelte difficili e dolorose! Ho capito subito che era necessario trovare un equilibrio, pensare a tutti i tipi di lettori e di viaggiatori che avranno in mano questa guida. Ho anche imparato molte cose, nel processo: ho rivissuto luoghi che avevo già visitato, mi sono venute in mente riflessioni e connessioni, mi è venuta voglia di ritornare in alcuni siti per visitarli con altri occhi. Scrivendo ho sognato i prossimi viaggi! 

Quale tema non così "classico" hai voluto inserire nella guida?
"Per esempio quello del trekking. Camminare in Giappone è bellissimo, ci sono migliaia di sentieri di diverso tipo: da quelli selvaggi, a volte difficili, su rocce aspre e lungo i fianchi dei vulcani, altri semplici e tenuti in maniera straordinaria, dove si trovano bagni pubblici ogni 4-5 km di percorso. In generale, esperienze bellissime tra storia, spiritualità e natura. Certo, la natura in Giappone è stata spesso violata e modificata, ma ci sono anche spazi naturali molto belli, vulcani, foreste, laghi davvero sorprendenti".


Trekking a Hokkaido - foto Getty Images

Cosa consiglieresti a un turista che andrà per la prima volta in Giappone, quando si potrà farlo, con la Guida Verde in mano?
"Di non partire con i soliti falsi miti. È un viaggio che si può fare con costi contenuti, innanzitutto: alloggiare e mangiare in Giappone è più economico che in altri luoghi del mondo, a Tokyo per esempio è più economico che a Londra o a New York. Ed è un viaggio che ormai non è così difficile: anche l'inglese comincia a essere maggiormente diffuso. Poi dico sempre che è un Paese sicuro, con i mezzi pubblici sempre in orario, rischio davvero basso di furti e rapine, molto facile dunque rispetto ad altri Paesi. Il viaggio in solitaria secondo me è impareggiabile! Ma ognuno può trovare il suo Giappone. Invito soltanto a non fossilizzarsi su un itinerario classico, non c'è scritto da nessuna parte che bisogna andare subito a Tokyo e Kyoto. In questo gli stranieri spesso sono più flessibili rispetto agli italiani: mi è capitato di incontrare un gruppo di tedeschi che, alla loro prima esperienza giapponese, avevano programmato un trekking in una zona rurale del Giappone centrale...".