Per la prima volta il Touring Club Italiano dedica al Giappone una Guida Verde, con il contributo di tre grandi esperti del Paese e facendosi interprete di un immaginario collettivo ormai stregato dal Sol Levante. La si può acquistare direttamente sul nostro store online, oltre che nei Punti Touring e in tutte le librerie.
Ecco gli approfondimenti dedicati:
Presentazione della Guida Verde Giappone
Intervista a Laura Imai Messina, autrice dei "Percorsi d'autore" della guida
Intervista a Patrick Colgan, autore dei testi di visita della guida
Intervista a Francesco Comotti, autore della sezione "Popoli culture ambiente" della guida

Nella Francia di fine Ottocento si sviluppò una corrente artistica che prendeva le mosse dalla passione dei pittori verso l’arte del Sol Levante. Si chiamava Giapponismo e ben presto si diffuse in tutta Europa. All’epoca andare in Giappone era pressoché impossibile per cui ci si accontentava dei riflessi artistici, oggi – almeno fino all’inizio della pandemia – è decisamente più semplice. Talmente semplice, e relativamente a buon mercato, che da un decennio il Giappone è tornato di moda in tutti i settori, dalla cucina alla letteratura, e sempre più viaggiatori scelgono di visitarlo.

"Il Giappone è diventato più accessibile e in quanto accessibile le persone lo hanno iniziato a visitare. Era assolutamente inevitabile che se ne innamorassero. C’è la cucina, certo, ma anche la cultura pop, i manga, la moda e la letteratura. Non c’è aspetto che potenzialmente non incanti il visitatore" spiega Laura Imai Messina, scrittrice, docente universitaria e ricercatrice residente fra Kamakura e Tokyo, che per la Guida Verde Touring dedicata al Paese ha firmato i "Percorsi d'autore". Tra i suoi racconti scritti espressamente per la Guida Verde, molte esperienze personali, come nei percorsi "Tokyo è un'idea. Un'idea di Tokyo", "Percezione di un tempo condiviso: a Osaka sulla tomba di famiglia", "Il telefono del vento", "L'ora blu di Hakodate".
Kyoto, quartiere di Gion
 
​Negli ultimi mesi Imai Messina ha tra l'altro scalato le classifiche italiane con Tōkyō tutto l’anno - Viaggio sentimentale nella grande metropoli (Einaudi): seguendo il ritmo dei mesi con cui la città cambia volto, accompagna il lettore a scoprire la megalopoli che frequenta ogni giorno da 16 anni. Facendogli scoprire i suoi scorci e i suoi sapori preferiti, i luoghi delle diverse stagioni della sua vita nipponica, raccontando storie e aneddoti che per forza di cosa non riuscirebbero a entrare in una guida. Un libro per tutte le stagioni perché non c'è una stagione migliore per visitare il Paese.
"È questa una delle meraviglie del Giappone – spiega Imai Messina –. Per ogni stagione questo paese ha un panorama non solo naturale ma culturale (festival, cibi, tradizioni) completamente diverso. Vale un viaggio ogni mese, come in Tōkyō tutto l’anno ho cercato di spiegare". Un libro a suo modo completare a una guida per chi decide di esplorare la capitale giapponese. Tōkyō tutto l’anno non è il primo volume di successo di Laura Imai Messina, anzi: a inizio 2020 era uscito Quel che affidiamo al vento, delicato romanzo ambientato in Giappone presto diventato un caso editoriale tradotto in venti lingue.

Fort Goryokaku, Hakodate, Hokkaido

Come gli altri due autori della Guida Verde Touring, anche Imai Messina è vittima di quello che lei stessa chiama mal di Giappone. "Il mal di Giappone è la nostalgia di quanto dovrebbe funzionare e in effetti funziona, della gentilezza nel contatto, della bellezza esercitata quotidianamente come valore. In Giappone ci si accorge che davvero è possibile vivere in armonia e sicurezza. Un luogo così non può che mancare, una volta tornati" racconta.

Anche perché è un Paese che, a dispetto di quel che si pensa, non è affatto difficile da visitare. "Viaggiare in Giappone è una esperienza alla portata di tutti. Anzi, credo che viaggiare da soli sia la maniera migliore di approcciare una terra. Il Giappone oltretutto non pone veti di sorta in fatto di sicurezza. Si può sbagliare, si possono perdere oggetti: niente sarà rubato, tutto tornerà a chi lo ha smarrito. Dove non arriva la lingua arriva l’indole delle persone, che è sempre eccellente. Neppure un teppista negherebbe a un turista le indicazioni per trovare il proprio ryokan. Ho visto uomini completamente tatuati in stile yakuza (la mafia giapponese, ndr) profondersi in sorrisi e inchini con turisti riconoscenti per averli tirati d’impaccio da una qualche difficoltà".
Quel che colpisce chi ci viaggia per la prima volta è il trovarsi di fronte a una cultura così moderna da farci sembrare arretrati, eppure così radicata nelle tradizioni da farci sembrare ipermoderni. "Nelle città giapponesi, Tokyo in primis, c’è tutto. C’è il passato, che resta intatto anche grazie al mancato filtro dell’Illuminismo, ci sono le tradizioni, quelle delizie culturali che conservano tanto del magico, della spiritualità. C’è il futuro, che spinge in avanti i desideri, anticipa tutto, aggiustando di volta in volta il tiro. E il presente è questo momento mediano in cui, senza mescolarsi tanto da annullarsi, restano entrambi: i santuari e i grattacieli, le decorazioni profumate di pino appese agli ingressi delle case a Capodanno e i negozi high-tech" prosegue Imai Messina.
Tokyo, street food a Shinjuku
 
Certo è che quella giapponese appare una cultura che più frequenti e meno capisci, che meno capisci e più apprezzi. Un vero rompicapo la cui unica vera porta di ingresso è la lingua. "Senza la lingua il Giappone è una casa vista da fuori, una splendida villa, così suggestiva che ti basta anche solo così. Ma se ti va di varcare la soglia, può capitare che ti venga un po’ pure il nervoso se non ci riesci. Alcuni iniziano a fare ipotesi sugli interni, altri si arrabbiano perché nessuno gli consegna le chiavi. La verità è che serve studiare da sé questa lingua complicatissima per capire davvero il Giappone. Serve dedicargli una vita, ma è una vita spesa bene".
Se non si decide di spendere tutta la vita a studiare il giapponese, ci si può almeno consolare con le gioie della cucina nipponica, che è tutto fuorché limitata al sushi. Si parte con questo stereotipo del pesce crudo e si torna con un bagaglio di esperienze culinarie inaspettato. "Io adoro i mochi, gli spiedini dolci e salati chiamati kushi-dango. Tuttavia mi spingerei a consigliare innanzitutto di non essere puristi della cucina giapponese. È un gusto che si evolve e questo popolo adora mescolare i sapori, superare la linea di confine tra dolce e salato, tra cibo della mattina e cibo del pomeriggio. Un errore che vedo fare agli stranieri è rifiutare le ibridazioni di cucina locale e estera, convinti debbano limitarsi a quanto è “puramente” giapponese. Ecco, in quei momenti è importante ricordare che il kanji (caratteri di origine cinese usati nella scrittura giapponese, ndr) che intende tutto quanto è giapponese (wa 和) significa precisamente la mescolanza, l’armonizzazione tra le parti".
Mescolanza che si avverte in tutto il Giappone, anche se Imai Messina ha il suo angolo preferito, oltre a Tokyo, dove consiglia di andare. «Hokkaidō, in ogni suo angolo. Poi Aomori. E Iwate è meravigliosa. Eppure io stessa ho ancora tantissimo da vedere e conoscere – spiega –. Ed è meraviglioso che dopo tanti anni di vita e dopo tanti viaggi in Giappone, mi sia rimasta ancora intatta la fame. Una fame tremenda".