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Racconti, romanzi, geografie: leggere è sempre un po' partire

Dieci libri di viaggio (più due) da portare in vacanza

di 
Tino Mantarro e Barbara Gallucci
7 Agosto 2018
 
Sia che siano compagni di viaggio riposti in valigia o che invece prendano la forma di “sostituti” di un viaggio che ancora non ci si decide a fare, i libri che raccontano i luoghi sono una buona lettura per l’estate, periodo che per molti coincide finalmente con l’aver tempo libro da dedicare appunto alle lettura.
 
Tra classici del genere riscoperti, "quasi guide" ricche di curiosità, avventure in terre che difficilmente qualcuno visiterà, cammini per scoprire sia se stessi (si dice così…) che la natura sempre più selvaggia, ecco alcuni suggerimenti di letture da portare in viaggio nelle prossime settimane, ma anche in quelle a venire. Per aver l’ennesima conferma, se ce ne fosse bisogno, che leggere è solo un’altra declinazione del verbo viaggiare.
 
 
1) "Sentieri Neri" di Sylvain Tesson, Sellerio
Non c’è il wi-fi ma del buon vino, meglio se rosso e corposo, nella Francia che Sylvain Tesson attraversa a piedi, dal confine italiano fino alla Normandia dopo aver rischiato la vita cadendo da un tetto. Lo fa seguendo i sentieri meno battuti (chemins noirs, in francese), costruendosi un percorso personale nella campagna francese. Un viaggio per scoprire un Paese tutt’altro che da cartolina, pieno di ombre, ma raccontato con lo sguardo di un geografo riflessivo, capace di descrivere con profondità il paesaggio ma anche meditare sulla vita.
 
2) "Sulle tracce di George Orwell" di Emma Larkin, Add editore
Difficile difficile dire che cosa dovrebbe essere un bel libro di viaggio oggi. Il racconto della americana Emma Larkin, che per parlare della vita sotto una dittatura batte tutta la Birmania inseguendo le tracce di George Orwell – il quale lavorò nel Paese come agente della polizia imperiale britannica e qui ambientò il suo primo romanzo, Giorni Birmani –, è un buon esempio di bella scrittura, trama affascinante, riflessione sulla situazione attuale e completezza di informazioni storiche. Un libro che merita di essere letto, anche se non si decide di partire per la Birmania. Anche perché quando il Myanmar si chiamava ancora Birmania, fra intellettuali e uomini di lettere circolava una battuta che fa capire il perché di questo libro: «George Orwell non ha scritto solo un romanzo sul nostro Paese, ma tre: una trilogia che comprende Giorni Birmani, La fattoria degli animali e 1984».
 
3) "San Francisco" di Elena Refraschini, Odoya
Una città laboratorio di esperimenti sociali, politici e artistici. San Francisco è da sempre un luogo speciale che innova e lancia tendenze. Con questo interessante volume se ne scoprono la storia e le curiosità, le follie e le novità. Una guida che non è una guida, ma fa venire sicuramente voglia di saperne di più e di partire per la California. Dai nativi Ohlone agli italiani, dagli hippy ai giovani rampanti della Silicon Valley, San Francisco è unica e leggendo questo libro si capisce perché.
 
 
4) "Una tomba a Siviglia" di Norman Lewis, Edt
L’ultimo volume pubblicato da quel gran scrittore di viaggio che era il britannico Norman Lewis racconta della sua prima peregrinazione in terra straniera: quando ventenne si avventurò nella Spagna che stava per entrare nella Guerra Civile. Un resoconto di viaggio dal confine francese fino a una Siviglia calda e sull'orlo della guerra, che potrebbe benissimo essere un romanzo. Da portare se si decide di fare tre giorni a Siviglia...
 
5) "Eroi della frontiera" di Dave Eggers, Mondadori
Un camper, una mamma single con i suoi due bambini, le strade, i boschi, la gente dell'Alaska. Niente telefono e solo contanti. Eroi della frontiera è la storia di una fuga da tutto e da tutti, alla ricerca di una nuova frontiera non esattamente da cartolina, ma che instilla nuova fiducia nel mondo e nell'umanità delle persone. Da qualche parte, il sogno americano esiste ancora e pazienza se il cellulare ogni tanto non prende.

6) "I Diari della Kolyma" di Jacek Hugo-Bader, Keller editore
Probabilmente nessuno quest’estate visiterà la Kolyma. E anche dopo aver letto questo libro pochi decideranno di farlo: troppo difficile, troppo estremo. Come Auschwitz, Guantanamo, Choeung Ek in Cambogia, la Kolyma in Russia: è lungo il rosario dei luoghi il cui nome è abbinato all’orrore del Novecento. Solo che si tratta di luoghi dall’estensione limitata: un campo, dei palazzi, qualche ettaro di terra recintata, mentre la Kolyma – nell’estremo oriente russo – è un’intera regione grande otto volte l’Italia. Questa terra per decenni è stata un arcipelago separato dal resto dell’Unione Sovietica. Qui si trovavano i peggiori Gulag: erano 160 e potevano concentrare 200mila prigionieri nello stesso periodo. Jacek Hugo-Bader, reporter polacco esperto di Russia, ha percorso l’unica strada di 2.025 chilometri che l’attraversa. L’ha fatto in autostop, in 36 giorni, mentre arrivava l’autunno che a quelle latitudini è già un gelido inverno. Il suo racconto, I diari della Kolyma che riprende il titolo del libro di Salamov che per primo ne ha raccontato l’orrore, è un viaggio ai confini della Russia profonda, di oggi e di ieri.
 

7) "Iro Iro" di Giorgio Amitrano, DeAPlaneta
Il Giappone è come l’Islanda, un Paese di moda. Se all’Islanda hanno dedicato addirittura una rivista monografica come The Passenger, ecco che sul Giappone sono usciti in questi mesi diversi libri che costituiscono una buona, spesso ottima introduzione a una coltura così lontana da essere a tratti incomprensibili. Così Iro Iro di Giorgio Amitrano, traduttore dei più importanti scrittori nipponici, è un ottimo breviario narrativo per avvicinarsi alle stranezze giapponesi. Quelle stranezze che Cees Nooteboom racconta in modo assai piacevole in Cerchi infiniti (edito da Iperborea), una raccolta di diversi viaggi di epoche differenti, reportage che diventano esercizi di dislocazione per provare a rispondere alla domanda: quanto è diverso il Giappone?

8) "Dove soffiano i venti selvaggi" di Nick Hunt, Neri Pozza  
Dicono che il vento, qualunque vento, influisca non poco sull'umore, sia causa di mal di testa e isterie assortite, silenzi e litigi. Quasi ci fosse un rapporto causa/effetto tra velocità dell'aria e vortici della mente umana. Del resto c'è sempre un che di misterioso e terribile nei racconti di chi ha a che fare con i venti, siano essi i nostrani Bora e Scirocco, o i temibili uragani che si abbattono sulle coste americane. Con queste catastrofiche premesse, sulle prime è difficile capire come ci si possa appassionare ai venti, eppure il giornalisti britannico Nick Hunt ha pubblicato un libro – Dove soffiano i venti selvaggi – che insegue i venti e le loro leggende. Letterario e piacevole l’autore è partito per trovare un senso alla sua passione per queste forze invisibili eppure ben presenti nelle coscienze dei viaggiatori.

9) "Guida alle reliquie miracolose d’Italia" di Mauro Orletti, Quodlibet
Tre chili e mezzo di denti di S. Apollonia, tredici lenticchie dell’ultima cena, il sacro capello della Vergine, qualche chilo abbondante di chiodi della santa croce, un roveto di spine che cinsero il capo di Cristo e altre decine di reliquie venerate – con alterne fortune – costituiscono il filo del racconto di questo piacevole e documentato libro. Una guida alle reliquie sacre, vere o presunte che popolano chiese, basiliche e cattedrali d’Italia. Ironico senza essere eretico, Orletti colleziona un catalogo di una devozione che ha del medievale ma è comunque, molto, molto sentita.
 

10) "Le Alpi nel mondo antico" di Ralf-Peter Märtin, Bollati Boringhieri
Erano spazi bianchi anche le Alpi nel mondo antico: spazi bianchi eppure popolati, attraversati molto più spesso di quanto si sia soliti pensare da vie commerciali e reti di sentieri che facevano da collante tra il mondo germanico e quello latino. Lo racconta in un libro agile ma avvincente Ralf-Peter Märtin, giornalista tedesco, storico di formazione accademica, amico di Reinhold Messner e ottimo narratore. In Le Alpi nel mondo antico ricostruisce misteri, battaglie e conquiste di quelle che Tito Livio chiamò «infames frigoribus Alpes». Alpi che nel mondo antico non costituivano una barriera, ma una via di transito: transito di genti e di saperi, di mercanzie - rame e sale dal Nord, spezie e olio dal Sud - e di eserciti.

BONUS 1.
Viaggiare controvento + Alpinisti illegali, Keller editore
Ognuno ha le sue passioni, spesso malsane. In Germania Est c’era persino gente, di norma giovani e non troppo integrati nella società comunista, che desiderava andare a vedere com’era la tanto decantata versione sovietica del socialismo. Solo che entrare in Urss senza far parte di un gruppo non era permesso, per cui partivano con un visto di transito per altri Paesi socialisti e si trattenevano illegalmente. Viaggiare controvento è una raccolta a tratti bizzarra, sempre curiosa che racconta di viaggi irregolari nell’ignoto mondo sovietico, corredato da una chicca: un Abc del turismo sovietico, «attività ricreativa destinata anzitutto a rigenerare la forza lavoro».
 
Della stessa collana anche Alpinisti illegali, volume che racconta le imprese alpinistiche dei giovani della Ddr che partivano con l'idea di scalare, tra gli altri, il Picco del Comunismo con i suoi 7.495 metri dell'Unione sovietica. Giovani scalatori tanto attaccati alle pareti quanto distaccati dalla politica.

BONUS 2. 
La Crepa, di Carlos Spottorno e Guillermo Abril, Add editore
Ci sono libri che vanno oltre, sperimentano nuove frontiere del racconto, mischiando i generi e creandone di nuovi. La Crepa è uno di questi, un ibrido tra graphic novel giornalistica e reportage fotografico. Parla, con un linguaggio tutto nuovo, della crisi dei migranti e si interroga sul ruolo dell’Europa intesa come Unione Europea, sulla sua valenza storica, sulla sua idea di mondo, sulle sue responsabilità oggettive. Non è un libro di viaggio? Forse. Ma mentre tutti andiamo in vacanza e ci diciamo viaggiatori perché andiamo in spiaggia dall’altra parte del mondo, c’è chi viaggia per davvero, sperando di poter cambiar la propria vita, dall’altra parte del mondo.