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Nelle immagini del nostro Archivio una delle vicende più controverse del Novecento

La storia del campanile sommerso della Val Venosta, in Alto Adige

di 
Fabrizio Milanesi
3 Aprile 2020
 
Passione Italia. A fronte del forte momento di difficoltà che il Paese sta attraversando e per ricordarci tutti insieme che possiamo essere uniti anche a distanza, anzi soprattutto stando a distanza, il Touring lancia Passione Italia, una campagna per promuovere il territorio italiano e le sue bellezze. Un invito a tutti a “viaggiare da casa”, per scoprire e riscoprire ciò che ha da offrire il nostro Paese, semplicemente dal computer o smartphone. Scoprite tutti i contenuti sulla sezione dedicata del sito e sui nostri canali social. E contribuite alla mappa della bellezza con #passioneitalia #mappadellabellezza.     
 
 
I duemila metri sono indietro di molte curve quando, superato il borgo di San Valentino, l’incanto per il panorama della Val Venosta si scioglie nello spaesamento di un quadro surrealista. Dallo specchio verde grigio del lago di Resia emerge il campanile di una parrocchiale. E la veduta si fa ancora più straniante quando in estate ronzano intorno al campanile i traccianti millecolori dei kitesurf, mentre a riva le spiagge si affollano di bagnanti. 
 
Ma se si arretra un poco, insieme ai mattoni dell'antico campanile emergono le domande, urgenti, banali quasi. Cosa è rimasto là sotto, e perché ci è rimasto?
 
Là sotto c’è quel che resta dell’antico villaggio di Curon Venosta. E molto di più. Tra le assi marce delle vecchie case si scorgono tracce di uno dei periodi più tormentati della storia contemporanea, quando il fascismo marciava sulle vite di famiglie e comunità, imponendo scelte autoritarie nel nome del progresso. Ce lo racconta un reportage pubblicato su Le Vie d'Italia nel 1951, le cui fotografie rimangono nell'Archivio Touring: entrambi sono visibili in un percorso tematico su Digitouring, il sito dedicato ai nostri materiali d'archivio. 


Il campanile che emerge dal lago, dal reportage pubblicato sulle Vie d'Italia, 1951 / Archivio Touring
 
 
DALLA VECCHIA ALLA NUOVA CURON
Dalle sue origini intorno al sedicesimo secolo fino agli albori del ‘900 Curon vive la sua quotidianità di piccolo paese montano. Gli avvicendamenti della storia europea lo attraversano, ma senza stravolgerne fino in fondo i ritmi, che si legano a quelli della montagna. Con gli anni Venti del Nocevento, però, le spinte dell’economia industriale premono anche sulle valli alpine, dove l’energia che serve alle industrie della Pianura padana si può ricavare dall’acqua, che qui sgorga in abbondanza. 

Un grande gruppo industriale, la Montecatini, riesce così ad ottenere dal governo italiano i permessi per intervenire sul bacino artificiale del lago Resia. La richiesta approvata dalle istituzioni è di innalzarne il livello di 22 metri, quando precedentemente era stato assicurato agli abitanti di Curon e Resia che i centri abitati non sarebbero stati interessati dalle modifiche. Con il nuovo lago la vecchia Curon sarebbe stata dunque distrutta e sommersa dall'innalzamento del livello dell'acqua. E con essa campi coltivati, attività artigianali e allevamenti. 


La vecchia Curon, dal reportage pubblicato sulle Vie d'Italia nel 1951 / Archivio Touring

Inizia un estenuante balletto di proteste della comunità e di rassicurazioni istituzionali su un futuro “radioso” in una nuova Curon, poi la Seconda guerra mondiale congela il tempo e i lavori sull’invaso. Ma presto arriva il 1950 e la Montecatini riesce a superare le proteste dei Curonesi, sostenute anche da un movimento d’opposizione guidato da un coraggioso parroco di Curon, Alfred Rieper, capace persino di ricevere un’udienza papale. Il 16 luglio dello stesso anno rintoccano per l’ultima volta le campane della parrocchiale di San Pietro, che la Montecatini cerca di demolire con un esplosione, ma senza successo, il 23 luglio. 
 
Quel campanile è quello che rimane ancora a noi della vecchia Curon. Perché una nuova Curon viene costruita in tempi record: “Nel 1949 la S.I.A., impresa di fiducia della Montecatini, approntò 18 case per complessivi 25 appartamenti [..] con 270 vani utili oltre ai rustici, le stalle, i fienili e le rimesse. Le famiglie trasferite furono 30. [...]".  Così scrive Giuseppe Vallauri nel reportage pubblicato sulle Vie d'Italia del Tci nell'aprile del 1951
 
Veduta della nuova Curon, foto Pedrotti, dopo il 1950 / Archivio Touring
 
CURON VENOSTA: LA MEMORIA SOMMERSA
La storia di Curon Venosta, a 70 anni dai fatti, sembra essere ancora al centro dell'attenzione di molti. Nel 2018 Marco Balzano ha dedicato il libro "Resto qui" alla vicenda di Curon Venosta e della costruzione del lago artificiale che unì i due laghi naturali preesistenti e sommerse in parte l'abitato di Resia e completamente quello di Curon. Nel 2020 è attesa nel palinsesto di Netlifx addirittura una serie tv. 
 
Come dicevamo, il Touring ha il privilegio di raccontare la storia di Curon grazie uno dei Percorsi tematici che mettono in sequenza splendide e rare immagini custodite nel suo Archivio storico, ora in buona parte digitalizzate e fruibili sul sito Digitouring. Gli scatti sono il prezioso contributo fotografico di un reportage che Giuseppe Vallauri pubblicava in esclusiva sulle Vie d'Italia nell'aprile del 1951. Le immagini sono rare quanto commoventi e ritraggono momenti di intimità quotidiana, quanto ritratti poco noti di vita pubblica. 
 
Ora non resta che prendersi il tempo e scoprire il percorso tematico su Digitouring.
 
Il reportage pubblicato sulle Vie d'Italia, 1951 / Archivio Touring

DIGITOURING 
In questi giorni di emergenza e orizzonti ridotti a una casa o poco più, c’è una porta che possiamo aprire per un viaggio che ha l’unico rischio di rapirci per qualche ora, un percorso appassionante tra paesaggi, città, borghi, volti e vicende di un’Italia dalla forza e dalla bellezza che sorprendono sempre. Si chiama Digitouring ed è il sito che dal 2014 all’indirizzo www.digitouring.it permette una vera e propria esplorazione dell’archivio storico del Tci.