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Una passeggiata in quello che rimane della più significativa esperienza italiana di “Città Giardino"

A Roma, alla scoperta del quartiere Montesacro e della "Città Giardino Aniene”

24 Giugno 2020
In quest'articolo i nostri soci volontari Simonetta Mariani e Mauro Belati ci portano alla scoperta del Quartiere Montesacro e della “Città Giardino Aniene” a Roma, meta di passeggiate organizzate lo scorso anno del Club di territorio della Capitale.


Dopo la prima guerra mondiale emerge a Roma anche il problema abitativo e tornano alla ribalta le ipotesi di decentramento edilizio a bassa densità abitativa in aree esterne al Piano Regolatore del 1909 del Sanjust, dove i terreni hanno costi inferiori, pur mantenendo la possibilità di facili collegamenti con la città. In Italia sono ormai diffuse e note le teorie urbanistiche di Ebenezer Howard sulle “Città Giardino” che nascono con l’obiettivo di decongestionare le grandi città decentrando la popolazione in città satelliti immerse nel verde e autosufficienti, teorie concretizzate in Inghilterra nella realizzazione di varie città giardino intorno a Londra e che trovano in Italia il primo esempio nel quartiere giardino di Milanino, realizzato intorno al 1910 su progetto dell’architetto Giannino Ferrini. L’esperimento subisce una battuta di arresto con lo scoppio della prima guerra mondiale, per riprendere poi nel 1920 e finire completamente stravolto dalle spinte speculative nel secondo dopoguerra.

La nascita di “Città Giardino Aniene” a Roma si concretizza su iniziativa di un consorzio tra Comune, Unione Edilizia Nazionale e Istituto Case Popolari di Roma e parte nel 1920, su progetto dell’architetto Gustavo Giovannoni, come iniziativa destinata al ceto medio dei dipendenti pubblici ed ai professionisti. Il quartiere prende forma dalla nuova viabilità con la costruzione del ponte sull’Aniene in asse alla via Nomentana e che conduce alla piazza, centro fisico e funzionale della nuova città satellite, da cui si dipartono due anelli viari, uno più ampio verso nord ed uno più piccolo verso sud.


La copertina del libro "Città giardino Aniene", Minerva Edizioni

Un passaggio cruciale nella realizzazione del nuovo quartiere si ha, con l’avvento del regime fascista, nel 1924, anno in cui il Governatorato di Roma smantella l’Unione Edilizia Romana, affidando la gestione di tutte le aree all’Istituto Case Popolari. Ciò comporta una modificazione dell’offerta edilizia che non è più costituita da solo “villini” immersi nel verde dei loro giardini, ma anche da “case popolari” e “palazzine” con più alloggi (offerte in affitto a riscatto) per consentire al nuovo quartiere di accogliere un maggior numero di abitanti. La gestione dello I.C.P. romano consente peraltro l’affidamento di molti progetti ai più qualificati architetti operanti in quegli anni (come ad esempio Innocenzo Sabbatini, Alessandro Limongelli, Massimo Piacentini, Vincenzo Fasolo) che segnano la transizione dell’architettura romana dallo stile umbertino, ispirato al classicismo rinascimentale, al razionalismo, passando per il cosiddetto barocchetto romano, stile che caratterizza molti edifici di Città Giardino Aniene e della Garbatella e che vuole tener conto delle condizioni climatiche, dei materiali e dei colori del luogo, attraverso il recupero stilistico del barocco settecentesco.

Gli interventi edilizi, spesso devastanti, del secondo dopoguerra stravolgeranno poi il tessuto urbano omogeneo del quartiere che con difficoltà si riesce ad apprezzare oggi in quella che era la sua originaria configurazione.

PIAZZA SEMPIONE E IL PONTE TAZIO
La nostra passeggiata inizia a piazza Sempione, “centro direzionale” del quartiere che secondo il progetto originario raccoglieva i servizi per i cittadini come uffici comunali, scuola, chiesa, cinema-teatro, ufficio postale, farmacia con annesso ambulatorio e negozi. La “Chiesa degli Angeli Custodi”, progettata dallo stesso Giovannoni e costruita fra il 1922 e il 1925, in asse con corso Sempione, Ponte Tazio e via Nomentana, prende il nome dall’antica chiesa dei Santi Angeli Custodi in via del Tritone non più presente. La piazza è delimitata, sul lato nord, da due “fabbricati semintensivi”, esempi di ricchezza di movimento e di stucchi se pur molto diversi tra loro sia nell’aspetto architettonico che nella destinazione funzionale, entrambi progettati dall’architetto Innocenzo Sabbatini, collegati tra di loro attraverso un arco, mentre sul lato sud, troviamo il “lotto Energici”, dal nome dell’architetto progettista Alfredo Energici.


Chiesa Santi Angeli Custodi - Arch. G. Giovannoni - Foto Wikipedia, indeciso42​

Ci spostiamo verso il Ponte Tazio, attraversando Corso Sempione. Il ponte sul fiume Aniene, realizzato nel 1922, doveva rappresentare, per chi veniva dal centro di Roma, l’ingresso principale al quartiere. Affacciamoci sul fiume: ci appare quel che resta di un ponte fortificato ovvero del Ponte Nomentano (oggi zona pedonale). Affettuosamente chiamato “Ponte Vecchio” dagli abitanti del quartiere, fu costruito in età repubblicana e insieme a Ponte Milvio e a Ponte Salario era uno dei ponti extraurbani più importanti della città. Di storie ne ha da raccontare! Per limitarci ad alcuni episodi dell’Ottocento ricordiamo che il ponte ha visto attraccare nel 1839 il piroscafo Fortunato con i due obelischi destinati da Alessandro Torlonia alla sua villa sulla Nomentana, villa Torlonia, e che nel 1849 una parte del ponte fu distrutta dalle truppe francesi del generale Oudinot nel tentativo di arrestare l’avanzata delle brigate garibaldine.

I VILLINI DI VIALE GOTTARDO E VIA CIMONE
Ma torniamo al progetto della “Città giardino Aniene”. L’area che si trova alle pendici della zona nord lungo il fiume era stata destinata a centro sportivo, mai realizzato; la zona che fiancheggia il fiume dalla parte del ponte Nomentano e oltre era stata destinata a polo industriale: qui fu costruita la cartiera del Poligrafico dello Stato, attualmente sede di Editalia S.p.A., e si insediarono alcune piccole realtà artigianali.

Costeggiamo il giardino pubblico e percorriamo via Maiella fino a piazza Menenio Agrippa, ancora oggi piazza del mercato: la strada sulla destra che fiancheggia il giardino è la vecchia via Nomentana, attraversiamola e iniziamo a percorrere l’anello viario costituito da viale Gottardo e via Cimone. Tra le numerose palazzine degli anni ’50 e ’60 possiamo ancora apprezzare un cospicuo numero di villini ben conservati nella loro originaria configurazione, progettati da famosi ingegneri e architetti dell’epoca. Incontriamo al numero 2 di viale Gottardo il villino dall’architetto Lorenzo Cesanelli, più avanti al civico 40 c’è il villino dell’ingegnere Giulio Giorgis. 


Villino viale Gottardo 2a - Arch. L. Cesanelli - Foto Belati

Saliamo poi per via Cimone dove al civico 145 si trova il villino dell’architetto Roberto Marino, mentre al civico 81 incontriamo il villino dell’ingegnere Angelo Guazzaroni. Da qui sia via Cimone sia gran parte delle vie che la intersecano mostrano a coloro che le percorrono graziosi villini progettati dal giovane architetto Vincenzo Fasolo: di fronte al civico 81 si apre piazza Tofana e al numero 2 incontriamo un altro suo villino, altri li possiamo ammirare continuando per via Cimone ai civici 18 e 4. Torniamo così di nuovo nella piazza Menenio Agrippa.  


Villino via Cimone 145 - Arch. R. Marino - Foto Belati​

Come abbiamo potuto notare, il disegno dell’impianto stradale è contraddistinto da tracciati prevalentemente curvilinei, irregolari, quasi mai perpendicolari tra loro nel rispetto della morfologia del territorio. I villini mono famigliari a piccola cubatura con giardino si sviluppavano su lotti di 1000 mq. Tutti i villini hanno caratteristiche comuni ma ognuno riporta la personalità del progettista; sono composti da una torretta, parte più elevata del villino, dove è presente l’ingresso e la scala che porta ai piani superiori; dispongono di due piani abitativi in un unico corpo coperto con tetti spioventi ed un seminterrato. 

Nel progetto di “Città Giardino Aniene” grande importanza viene data all’alberatura che ombreggia i viali principali e le piazze, ai giardini pubblici (che custodiscono reperti archeologici) ed agli stessi spazi privati dei giardini e delle case perché, come sostiene Giovannoni, la “penetrazione verde oltre a rinfrescare gli ambienti nelle calde estati dà, con il colore e con la vegetazione, un aspetto ordinato, elegante e ridente di una zona in cui l’architettura edilizia è lasciata al committente”. Il suo disegno si spinge addirittura a suggerire pergole, aiuole, rampicanti che dovevano rivestire i muretti lasciati grezzi.

SULLE TRACCE DI RINO GAETANO
Attraversiamo la via Nomentana e percorriamo via Monte Subasio; sulla sinistra vediamo il complesso di case economiche realizzato da A. Energici che si articola in 52 alloggi e 46 botteghe. Gli ingressi, uno per lato, immettono in due corti interne di cui la maggiore costituisce uno spazio comune di grande fascino, tutt’ora percepibile nonostante l’elevato stato di degrado.

Siamo di nuovo in piazza Sempione; avviamoci verso nord per raggiungere la parte più alta della collina. Soffermiamoci davanti al fabbricato con torretta di Sabbatini e cerchiamo tra gli stucchi posti sopra ogni finestra un volto maschile: è il volto dello stesso progettista che ha voluto così firmare la sua opera.  Passiamo sotto l’arco di via Titano per giungere in via Abetone dove, al civ. 3, possiamo ammirare un villino ben restaurato, realizzato nel 1921, con cancello e recinzione, in ferro battuto, originali. Arrivati su piazza Monte Baldo abbiamo di fronte l’imponente complesso della scuola elementare “Don Bosco” (tutt’ora in funzione) realizzata dallo I.C.P. nel 1930, mentre di fronte, su viale Adriatico 2, si apre con un grande arco l’ingresso principale di un interessantissimo complesso realizzato nel 1930 dall’architetto Camillo Palmerini, caratterizzato da appartamenti molto grandi ed eleganti (quattro camere, servizi e terrazzo) destinati, all’epoca, a una utenza di maggior censo.


Volto di I. Sabbatini - dal Volume Città Giardino Aniene di A. Galassi e B. Rizzo​

La nostra passeggiata a questo punto ha nell’immaginario una colonna sonora che ci accompagna: sono le note delle canzoni di Rino Gaetano che ha vissuto nel quartiere, e qui, in un bar di piazza Monte Baldo, scrisse molte delle sue famose canzoni e per anni è stato omaggiato con un concerto in piazza Sempione.

Sempre in viale Adriatico, al civico 5, si trova un bel villino del 1922, perfettamente restaurato, con cancello e recinzione originale. Lasciamo viale Adriatico e passeggiamo per via Palmaria, poi a sinistra per via Monte Argentario e quindi per via Monte Corona, dove possiamo apprezzare tre bei villini ottimamente conservati, ai civici 2, 3, 7,  realizzati nel 1921 da Cesanelli per la cooperativa “La Montagnola”.

LA CASA DELLA GIOVENTÙ ITALIANA DEL LITTORIO
Giunti nella parte più alta della collina nord (l’attuale piazzale Adriatico), sul lato che riscende ripido verso est possiamo ammirare, ancora integro, il grande complesso abitativo “Montesacro I”, realizzato tra il 1924 ed il 1926 dal noto architetto Massimo Piacentini.

Complesso edilizio Montesacro I - Arch. M. Piacentini - Foto Bucci

Invece troviamo di fronte a noi quello che è sicuramente l’edificio più importante, sotto il profilo storico ed architettonico, di “Città Giardino Aniene”: la Casa della Gioventù Italiana del Littorio (GIL) di Montesacro realizzata negli anni ‘30 dall’architetto Gaetano Minnucci. L’edificio, costruito nella parte più alta della collina, svettava imponente con il bianco dei suoi marmi. La casa offriva numerosi servizi: campi sportivi, un teatro, una palestra, una piscina coperta ed una scoperta dotata di un elegante trampolino olimpionico in cemento armato (ancora visibile). 


La piscina ormai all'asciutto della ex Gil di Montesacro. Foto di Giorgio Pasqualini/www.openhouseroma.org

La casa della G.I.L. di Monte Sacro era una delle più grandi ed importanti di Roma, progettata in puro stile razionalista italiano era ricca di soluzioni costruttive e tecnologiche all’avanguardia, con una estrema cura dei dettagli, personalmente curati dal progettista nel corso della realizzazione. L’opera purtroppo oggi si presenta in uno stato di conservazione assai precario e pesantemente alterata in molte sue parti, con scarse possibilità di recupero e restauro a causa della parcellizzazione degli attuali utilizzatori del complesso: scuola media statale, istituto comunale Montessori, poste italiane, protezione civile, palestra privata... Chissà, forse un domani si potrebbe trovare un accordo e riqualificare questo importante esempio dell’architettura moderna... noi lo speriamo !


Foto del Gruppo TCI - Passeggiata del 6 ottobre 2019