Patrizia Casini, Graziella Guidotti ci presentano: I Paesani, i geniali tessuti dell’arte popolare dalle radici millenarie
Fin dalla più remota antichità i tessuti hanno svolto un ruolo essenziale per il benessere fisico e psicologico dell’uomo. Insieme alle ceramiche sono stati le merci più ricercate diventando fonte primaria per gli scambi e la crescita culturale di ogni popolo.

I tessuti non solo sono stati utili per proteggere il corpo dalle variazioni del clima ma anche, e soprattutto, per rappresentare, in modo efficace, ruolo sociale, potenza economica, livello di aggiornamento culturale di chi li indossava o aveva la fortuna di ammirarli e ‘mostrarli’ appesi alle pareti del proprio luogo di vita. A provarlo, a Pistoia, resta un arazzo Millefiori di manifattura fiamminga (1530), oggi nel Museo del Palazzo dei Vescovi, che sottolinea l’importanza attribuita al possesso di un simile manufatto tessile che presenta disegno e lavorazione tra le più preziose del Rinascimento.

Se la nostra attenzione non viene focalizzata sul mondo e sui tessuti dei ceti più ricchi ma sul mondo popolare e contadino notiamo che i tessuti vengono pensati e lavorati in maniera tale da poter essere prevalentemente funzionali all‘uso pratico per il quale sono prodotti e sono lavorati, in economia, con i materiali disponibili nel luogo. L’uomo ha un senso estetico congenito molto forte e non ha mai tralasciato di rendere ogni oggetto bello e di maggior pregio arricchendolo con raffinate lavorazioni aggiuntive. Ad esempio con il ricamo, alle cui figurazioni erano di norma attribuiti contenuti simbolici e augurali. Questo a maggior ragione valeva per il manufatto più importante del corredo, il copriletto nuziale o “coperta di lana” come di solito era definita. Un corredo preparato con cura perché rappresentava non solo l’inizio di un nuovo ciclo di vita per i coniugi, ma palesava anche il ruolo sociale ed economico della famiglia della sposa. I copriletto nuziali dell’artigianato popolare erano prodotti in forma di teli rettangolari successivamente assemblati in numero di tre o di quattro in funzione della misura del letto. La tecnica d’intreccio e il disegno del tessuto, quando l’economia della famiglia lo permetteva, faceva riferimento ai motivi ornamentali dei tessuti paesani: tessuti che oggi tecnicamente definiamo “tessuti operati realizzati con rimettaggio ridotto su quattro licci”. Nel gergo tessile operati sta per “disegnati” e quattro licci significa che sono lavorati con lo strumento telaio più semplice e ovunque diffuso: quello con quattro licci. Queste due caratteristiche potrebbero far pensare ad una lavorazione molto diffusa, al contrario il loro procedimento operativo permetteva di ottenere disegni così eccezionali che coloro che lo conoscevano lo proteggevano come un sapere esclusivo. Di conseguenza, come tutte le cose preziose, veniva trasmesso in eredità alle persone più care che, grazie a questa conoscenza, potevano occupare un ruolo di prestigio all’interno della comunità e svolgere un lavoro retribuito che garantiva una certa tranquillità economica.

I significati simbolici, propiziatori e augurali, legati alla fecondità, alla fortuna, all’armonia dell’unione matrimoniale e attribuiti per secoli ai loro disegni e colori, hanno fatto usare questi tessuti prevalentemente per la confezione del capo più importante del corredo delle giovani da marito che vivevano in campagna o in piccoli borghi: la coperta matrimoniale che risultava distesa sul letto il giorno delle nozze all’ammirazione di tutti gli invitati. Di queste coperte poche persone conservano il ricordo perché alla loro consistenza e pesantezza, nella seconda metà del ’900, è stato prontamente preferito il leggero e altrettanto coibente piumone. Sono così scomparsi tessuti e disegni, tramandati di generazione in generazione, che hanno accompagnato e agevolato la vita dell’uomo per secoli.

Patrizia Casini e Graziella Guidotti, massime esperte di arti tessili e della tessitura a telaio in legno in Italia, insegnano come si progettano e mettono in opera i tessuti di tipo artistico, artigianale e industriale. L’attività d’insegnamento e quella creativa, svolte in parallelo, le hanno portate ad interessarsi di storia e di evoluzione tecnica e stilistica dei tessuti. L’attenzione è stata rivolta con egual cura sia ai tessuti aulici, custoditi in chiese e musei, sia ai tessuti della tradizione popolare solo in piccola parte conservati nei musei della civiltà contadina, apprezzati da pochi e, purtroppo, pressoché ignorati dagli storici dell’arte tessile.
Lo studio dei tessuti paesani ha comportato non solo il piacere di approfondirne la conoscenza del progetto e della lavorazione, ma anche la necessità di capire l'origine della tecnica e il percorso attraverso il quale i ricchi disegni che contraddistinguono questi tessuti sono giunti fino a noi

Come arrivare:

Chiesa di San Jacopo in Castellare

Piazzetta delle Scuole Normali 1 – Pistoia

Altre informazioni utili:

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

Posti limitati.

Prenotazioni (consigliate):
pistoia@volontaritouring.it