Una parte della Grecia quasi ai confini del mondo e fuori dal tempo, per lo più spopolata, dove le donne indossano tutt'oggi lunghi vestiti neri e intonano, nelle cerimonie funebri, i tipici lamenti. In questa penisola brulla, arsa da un sole che porta in estate la temperatura a livelli africani, sono poche le spiagge raggiungibili via terra. È invece perfetta per chi, in barca, ama cercare angoli appartati e tuffarsi in mare aperto. Qua non ci si immerge solo nel mare, ma anche nelle viscere della terra: presso Areópoli, le grotte di Diroú rivelano reperti preistorici e fiumi sotterranei. Vagare per la Penisola di Máni vuol dire scoprire anche strutture difensive di un tempo lontano, come i ruderi di un castello franco del XIII secolo, chiesette medievali con affreschi duecenteschi e motivi decorativi arabeggianti. Si visitano i villaggi desolati di Kíta, Geroliménas e la bella Váthia, da dove si ha la vista migliore su capo Matapan, al largo del quale nel 1941 la marina militare italiana venne sconfitta dalla flotta inglese. La parte orientale della penisola ha un aspetto diverso, complice il vento che soffia con meno insistenza: la costa è sempre frastagliatissima, le calette si susseguono senza soluzione di continuità e compaiono anche i primi cipressi.