La basilica di Sant’Antonino è senza dubbio una delle chiese più interessanti della città dal punto di vista storico, artistico e architettonico. Insigne per struttura e decorazione, accolse i delegati della Lega Lombarda e Federico Barbarossa per i preliminari della Pace di Costanza (1183).
La costruzione della prima chiesa, dedicata al martire Antonino ucciso nei pressi di Travo in Val Trebbia e divenuto patrono della città, fu voluta nel IV secolo da San Vittore, primo vescovo di Piacenza.
Come si presenta oggi, l’edificio risale pur se con modifiche all’XI secolo, precisamente all’episcopato di Sigifredo. L’architettura che esemplifica lo stile romanico, caratterizzata dalla imponente torre ottagonale, tra XII e XIV secolo ha subito sistemazioni e la costruzione della Porta del Paradiso nel corpo settentrionale.
All’interno, diviso in tre navate da possenti pilastri, l’antico tetto a capriate in legno fu sostituito da volte in stile gotico nel 1495, ma nel sottotetto rimangono importanti tracce di affreschi medioevali (metà XI secolo).
Nella navata destra è esposto alla devozione un pregevole gruppo quattrocentesco in terracotta policroma, raffigurante Gesù Crocifisso tra la Madonna e San Giovanni. Si tratta di un’opera rarissima in quanto a materiali nella nostra area, per la quale è stata proposta una datazione intorno al 1470-1480. Nella navata principale le cantorie e la cassa che incornicia l'organo Lingiardi sono del valsesiano Giovanni Sceti, detto il Romano (1702-1703), capolavori barocchi di grande impatto visivo. Alla sommità della cassa, siedono Sant'Antonino, il giovane patrono di Piacenza, col vessillo e San Vittore.
Tra i dipinti presenti in chiesa si segnalano opere del Cavalier Ferrante e di Giovanni Maria delle Piane detto il Mulinaretto, quattro grandi tele con storie del patrono dovute al fiammingo Robert De Longe (1693) in santuario, dove invece gli affreschi sono del modenese Camillo Gavasetti (1624-1628) e rappresentano l’impresa più complessa della sua carriera, realizzata grazie all’appoggio di Odoardo Farnese.
Da vedere sono il museo annesso e il chiostro sul lato sud dell’edificio, la cui costruzione fu avviata a partire dal 1483, qualificato dall’eleganza delle colonne e dei capitelli in pietra scolpita, diversi per foggia e decorazione. Nell’importante Archivio Capitolare della basilica si conserva il documento delle convenzioni fra i fabbricieri e “magistro Bartolomeo Caxalino et magistro Cristofaro Vecchio” per l’opera, restituita alla città in tutta la sua bellezza con il restauro del 2013.



