L'aguzzo minareto e il nome dell'edificio, Kariye Camii, dicono che questa è una moschea. In origine era invece la chiesa di S. Salvatore in Chora, parte dell'omonimo monastero che sorgeva fuori dalle mura costantiniane. Modifiche successive hanno portato alla costruzione dei quattro pilastri che sostengono la cupola, mentre del XIII secolo sono l'esonartece e il parecclésion (cappella funeraria composta da atrio e navata absidata). Per allontanare il pericolo dell'assedio ottomano a metà del '400, i Greci collocarono nella chiesa un'icona della Vergine, ma, protezione dall'alto a parte, Costantinopoli cadde in mano turca e la chiesa convertita in luogo di preghiera musulmano (oggi museo). Risale ai primi anni del XIV secolo la decorazione parietale che ha reso celebre la Kariye Camii, costituita da mosaici a fondo oro e affreschi che impreziosiscono pressoché ogni muro della costruzione. Personaggi sacri e scene dall'Antico e dal Nuovo Testamento si ammirano già nei portici che immettono nella navata, a pianta quadrata e coronata da un'ampia cupola. Rivestite di lastre di grandezza, forma e materiali diversi (marmo, porfido...), le pareti della navata anticipano la sontuosità dei muri che si incontrano proseguendo la visita della moschea. Il progetto iconografico, piuttosto complesso e non sempre agevole da seguire, contiene la rappresentazione dei tradizionali episodi riguardanti la vita della Vergine e di Cristo. Nel parecclésion, uno splendido Giudizio Universale e scene bibliche tra cui il famoso “roveto ardente”. Gli affreschi dell'abside sono considerati uno dei maggiori risultati dell'arte bizantina. Monumentale la decorazioni parietale, con il Cristo dipinto nella mandorla, il miracolo della resurrezione, Adamo ed Eva fuori dalle loro tombe, i sei Padri della Chiesa e una bellissima immagine della Vergine col Bambino.