Si narra che i sultani amassero passeggiare in incognito tra le bancarelle di questo bazar (Kapali Çarsi), così da scoprire cosa il popolo pensasse di loro. Popolarità e consenso politico a parte, qui, al piacere della vista, si affianca la tentazione di mettere alla prova la propria capacità di contrattare nel fare acquisti. Di merce tra cui scegliere ce n’è a non finire, dato che con i suoi 200mila m2 questo è considerato il più grande mercato coperto del mondo. Più volte distrutta da incendi, l’originaria struttura (1456), costituita da un intricato dedalo di vicoli e impalcature di legno coperte da teli, fu sostituita da ampie arcate in pietra che sostenevano il soffitto a volte, visibile ancora oggi. L’attuale struttura è rimasta fedele a quella di un tempo, con 12 accessi principali e 20 secondari, tra loro collegati da una fitta rete di stradine interne che si tagliano ad angolo retto, parallele agli assi principali tracciati nel '400. Alcune vie presentano un doppio colonnato centrale che separava il transito pedonale, al centro, dal traffico dei veicoli che rifornivano negozi e bancarelle, ai lati. Particolarmente interessanti sono il Sandal bedesteni, centro del commercio delle sete in epoca ottomana. Si immaginano ancora i gesti e le grida che dovevano riempire il vasto salone centrale dove avevano luogo le aste di tappeti. Più oltre, sulla destra, l'Iç bedesten è circondato da un quadrilatero di botteghe, tappa fissa per tutti coloro che sono alla ricerca di antiquariato orientale. Un tempo ogni strada e ogni quartiere erano riservati a un particolare tipo di commercio: si sapeva dove acquistare i tessuti, i beni alimentari, le spezie, i tappeti. Oggi alle botteghe, agli oratori e alle fontane della tradizione musulmana si mescolano banche e attività ristorative, ma nonostante la ventata di modernità il Gran Bazar continua a conservare il fascino, il viavai, i colori e gli odori di una volta.