Sembra una contraddizione in termini affiancare l'immagine della bianca Islanda alla definizione che la vuole essere una “terra di fuoco”. E invece attività geotermica, vulcanica e “giganti bianchi” convivono, come in questo parco. È questa una delle aree protette più “bianche” del Paese, dato che comprende, oltre ai ghiacciai di Skeidharárjökull, Morsárjökull e Skaftafelljökul, anche un quinto della calotta del Vatnajökull. E non è poca cosa, considerando che è la più grande massa glaciale d'Europa (8100 km2). Costituito nel 1967 per salvaguardare questo ambiente fragilissimo, creato dall'azione erosiva dei ghiacciai e dal deposito di detriti conseguente il loro passaggio, il Parco del Vatnajökull offre una sintesi delle bellezze naturali che è possibile incontrare in questa parte di Islanda del nord. L'estremità settentrionale del Parco è occupata dal lago di Grimsvötn, una vasta conca sottostante il ghiacciaio dove confluiscono le acque provenienti dalla fusione del ghiaccio per opera delle vicine solfatare. Imperdibile la cascata di Svartifross, costituita da aghi basaltici dalla forma di prismi; da qui si prosegue poi in direzione del belvedere di Sjónarsker, da dove magnifica è la vista sui rilievi, sui giganti di ghiaccio e sull'Atlantico a sud. Nonostante l'incombente presenza dei ghiacciai, il Parco è popolato da oltre 200 specie vegetali, tra semplici arbusti, rare orchidee e distese di betulle nane sulle pendici libere dai ghiacci. Regno di stercorari, labbi e di una particolare sottospecie di scriccioli, più grandi del comune, l'area protetta, con un opportuno equipaggiamento e un certo grado di preparazione, può diventare anche il regno di escursionisti e trekker amanti della natura e di panorami insoliti.