Popolare e frequentatissimo, vero orgoglio cittadino che lo stesso artista definì un gigantesco oggetto surrealista; volle allestirlo personalmente come omaggio alla sua città e volle essere sepolto sotto la costruzione. Il luogo prescelto da Dalí per questa autocelebrazione, in precedenza teatro municipale (1850), è situato accanto alla torre Galatea, che era la residenza del maestro. Dalí coprì la sala con una cupola in plexiglas e decorò gli ambienti con oggetti a metà tra il divertente e l’inquietante (uova giganti, nasi, il celebre divano ispirato alle labbra di Marylin Monroe…). Anche nella collezione privata dell’artista compare un po’ di tutto: opere di Marià Fortuny e Marcel Duchamp, ma anche un El Greco, oltre a una infinita serie di disegni e bozzetti dello stesso Dalí; senza dimenticare la Cadillac sormontata da una scultura, che fa mostra di sé nel cortile interno. In un edificio attiguo, ma con ingresso separato, si trova Dalí-Joies, una esposizione di gioielli realizzati dall’artista tra il 1941 e il 1970.