Copre l’intero arco temporale, dal VI millennio a.C. al 300 d.C., della straordinaria civiltà egizia illustrando anche il cammino compiuto dall’egittologia. Tra le opere di maggior spicco si segnalano la porta del tempio di Kalabasha (30 a.C.) e i reperti di Tell-el-Amarna, scoperti a inizio Novecento. Molto spazio è dedicato al mondo dei faraoni e delle regine: i pezzi più emozionanti sono alcuni ritratti della XVIII dinastia, tra cui l’intenso busto della regina Teje (1350 a.C. circa) in legno, il ritratto del re Echnaton e soprattutto il celeberrimo busto della regina Nefertiti (1340 a.C. circa), in calcare dipinto e conservato fino a oggi senza bisogno di alcun restauro; l’elegantissima figura dal collo esile e allungato, che ha attraversato intatta oltre tre millenni di storia, fu rinvenuta in Egitto negli anni Dieci del Novecento durante una serie di spedizioni archeologiche tedesche a Tell al Amarna, cui si devono buona parte dei reperti esposti in questa sezione del museo. A Nefertiti, definita scherzosamente la donna più bella di Berlino, è riservata un’intera sala. Una sala è dedicata alla scultura di ritratto, arte di cui è possibile seguire l’evoluzione nel corso di trenta secoli dalle prime dinastie egizie all’epoca romana; vi è esposta la cosiddetta Testa verde di Berlino, risalente al periodo della XXX dinastia (500-350 a.C.): realizzata in finissima roccia grovacca verde, di impressionante perfezione e acuto realismo, rappresenta il probabile momento di incontro tra la cultura dell’antico Egitto e quella greca. Altri notevolissimi reperti sono la camera funeraria di Amenhotep (1280 a.C. circa, XIX dinastia) e la scultura lignea, della stessa dinastia, che ritrae Amenemopet e la moglie Hathor. Assai interessanti anche la raccolta di animali e figurette umane in terracotta, gli splendidi gioielli, i rilievi di templi e naturalmente i sarcofagi. Importante la collezione di Papiri, con pezzi perfettamente conservati.