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Una delle donne più affascinanti di inizio Novecento, capace di trasformare la sua vita in un’opera d’arte

Il ritratto della “Divina Marchesa” Luisa Casati, in 10 punti (e una mostra a Venezia)

di 
Marco Lovisco
31 Ottobre 2014
Alta, occhi verdi, snella, colta, stravagante, raffinata e trasgressiva. Jean Cocteau la definì “Il più bel serpente del paradiso terrestre”, per Tommaso Marinetti era “La più grande futurista del mondo”, per D’Annunzio era semplicemente “La Divina marchesa”. Visse a Venezia negli anni della Belle Èpoque, animando la città con le sue feste mondane e stravaganti. Oggi la Serenissima la ricorda con un’importante mostra nella bellissima cornice di Palazzo Fortuny (aperta fino all’8 marzo 2015 e con biglietto ridotto per i soci del Touring Club). “La Divina marchesa” è uno straordinario omaggio a Luisa Casati Stampa, attraverso le opere degli artisti di cui è stata musa imitatrice, amica e a volte amante. Ritratti (dai dipinti di Giovanni Boldini alle litografie di Alberto Martini), fotografie ma anche gioielli e cimeli storici per ripercorrere la vita di questa donna capace di trasformare la sua esistenza e sé stessa in un’opera d’arte.
 
Ma chi è Luisa Casati? 

“È la sola donna che mi abbia sbalordito”. Basterebbe questa frase di D’Annunzio per riassumere Luisa Casati. Dark lady, femme fatale, dandy, antesignana della body art: Luisa Casati è tutto questo, ma è soprattutto una figura “sbalorditiva”. In tutto. Per il suo aspetto, per le sue scelte di vita, per la sua lungimiranza nello scoprire prima di altri quegli artisti che hanno segnato un’epoca. La sua storia sembra uscita da un romanzo ambientato nella Belle Èpoque”, forse l’epoca più romantica, struggente e decadente della storia europea.

In dieci punti vi raccontiamo la sua storia.
 
 
IL RITRATTO DI LUISA CASATI IN 10 (S)PUNTI
 
1. Alla prematura morte dei genitori (il padre era un importante produttore di cotone), diviene una delle donne più ricche d’Italia. Decide di investire il denaro in collezioni artistiche, feste mondane, mecenatismo e uno stile di vita che la rende una delle protagoniste della Bella Èpoque.

2. A Venezia acquista il settecentesco palazzo Venier dei Leoni (attuale sede della Fondazione Peggy Guggenheim) che diventa sede di eccentriche ed indimenticabili feste a cui partecipano artisti e nobili da tutta Europa.

3. Ad una di queste feste decide di indossare un abito da Arlecchino completamente bianco.

4. Dal 1900 Luisa Casati è sposata col marchese milanese Camillo Casati Stampa di Soncino ma è al contempo amante di Gabriele D’Annunzio che si ispira a lei per il romanzo “Forse che sì, forse che no”.

5. È musa ispiratrice (e spesso amante) dei principali artisti dell’epoca: Giovanni Boldini, Romaine Brooks, Jean Cocteau, Ignacio Zuloaga, Filippo Tommaso Marinetti, Alberto Martini, Man Ray, Cecil Beaton, Giacomo Balla. Surrealisti, dadaisti, futuristi, fauvisti ma anche poeti e scrittori: il fascino della Divina Marchesa travalica epoche e correnti artistiche.

6. È vestita da Mariano Fortuny e Paul Poiret che disegnano per lei abiti unici. Lei stessa ama stupire le persone passeggiando con un pitone vivo al collo, una pantera al guinzaglio e una corte di servi di colore vestiti con livree sgargianti.

7. È la prima a fare del proprio corpo un’opera d’arte: ombre sotto gli occhi, pupille dilatate con la belladonna e capelli di un rosso sgargiante. Lei stessa ama definirsi: “Opera d’arte vivente

8. Appassionata di scienze occulte, Luisa Casati ospita nel suo palazzo maghi, chiromanti, medium con cui organizza sedute spiritiche.

9. Nel 1923 acquista a Parigi il “Palais Rose”, appartenuto a Robert de Montesquiou. Lì nel 1927 organizza il suo ultimo, indimenticabile evento mondano.

10. Negli anni Trenta finisce in bancarotta. È costretta a vendere i suoi palazzi e ciò che essi contengono. Si trasferisce a Londra dove vive la sua unica figlia Cristina. Trascorre i suoi ultimi anni in povertà.
 
 
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