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Chiudiamo il nostro viaggio #basilicatadaraccontare visitando il Castello di Melfi e la cripta di Santa Margherita

A Melfi per raccontare con un video la Basilicata di Federico II di Svevia

di 
Marco Lovisco
19 Dicembre 2014

Arrivare a Melfi, in Basilicata, significa intraprendere un viaggio nel tempo, in un medioevo magico e misterioso. È una sensazione che colpisce non appena si lascia la strada statale per prendere lo svincolo che conduce in città. Non si può fare a meno di ammirare l’enorme castello che sovrasta il centro abitato con i suoi otto torrioni, la cinta muraria perfettamente conservata e le antiche casette del borgo che si arrampicano sulla collina che conduce al maniero.

L’aria che si respira a Melfi è quella di un Medioevo mistico, su cui aleggia la figura carismatica del sovrano Federico II di Svevia, che rese la città della Basilicata un punto di riferimento all’avanguardia per tutto il Sud Italia, nel XIII secolo. Abbiamo ripercorso le tracce che raccontano la sua storia, in compagnia di Giusi e Michelangelo Levita, della Pro Loco di Melfi che ci hanno guidato in questa ricerca con competenza e passione.

Con il videomaker Dario Molinari abbiamo realizzato un videoclip per il nostro reportage #basilicatadaraccontare, che ci ha portati quest’estate in Basilicata, a Campomaggiore, Melfi e Craco.

Castello Melfi

SULLE TRACCE DI FEDERICO II
La figura di Federico II di Svevia è di certo una delle più carismatiche, misteriose e controverse del Medioevo europeo. Guerriero e filosofo, cacciatore e letterato, imperatore del “Sacro Romano Impero” e amico degli “infedeli” (cosa che gli costò la scomunica), c’è più di un mistero che lega Federico Stupor Mundi (come è stato definito dai suoi contemporanei) all’esoterismo e al culto delle stelle. Misteri a parte, ciò che è certo è che Federico ha accolto alla sua corte intellettuali e letterati, ha fondato a Napoli la prima università laica, ha promulgato la prima costituzione moderna e ha costruito un ponte con l’Islam, in un’epoca di scontri cruenti e fanatismo. Basterebbe questo per ricordarlo per sempre come un sovrano illuminato e colto, nonostante il Sommo Poeta abbia deciso di fargli trascorrere l’eternità tra le fiamme dell’inferno.
 

#basilicatadaraccontare - MELFI: La città di Federico II° from Dario Molinari


IL CASTELLO DI MELFI
La fortezza è di origine Normanna, costruita per ragioni strategiche e militari alla fine dell’XI secolo. In questo castello, nel 1090 nel corso del Concilio di Melfi III, il papa Urbano II indisse la Prima crociata in Terra Santa. Del resto, che da qui sia passata la storia lo si intuisce non appena ci si trova di fronte all’ampio fossato e al ponte (che un tempo era levatoio), protetto da due imponenti torri tra cui spicca, a destra, la Torre dell’Orologio, che ospita al suo interno lo splendido “Sarcofago di Rapolla”, creato da artisti dell’Asia Minore nel II secolo, recante sul coperchio la figura di una donna distesa. Nel XIII secolo il castello fu una delle dimore di Federico II.  Da qui nel 1231 vennero promulgate le “Costituzioni melfitane”, un corpo di leggi all’avanguardia che regolamentavano il vivere comune e i rapporti tra il sovrano e i feudatari. Tra le sue pagine c’erano norme che prevedevano il diritto ereditario anche per le donne e pene capitali per chi si fosse macchiato di reati ambientali come inquinamento di laghi e fiumi o caccia ad animali a rischio estinzione.
 
Tra i luoghi più interessanti da vedere all’interno del castello di Melfi, meritano una visita la Sala del Trono, il cortile con la cisterna (in gallery) o l’antico ingresso normanno (in gallery), una porta piccola e quasi nascosta, che costituisce uno dei quattro ingressi del castello (di cui solo uno agibile). Alla morte di Federico II il castello passò nelle mani degli angioini per finire, nel 1531 al nobile genovese Andrea Doria. Oggi il castello ospita il Museo archeologico nazionale del melfese, uno dei più importanti della Basilicata.

Castello Melfi

LA CRIPTA DI SANTA MARGHERITA
Un’altra importante traccia del passaggio di Federico II in Basilicata si trova a pochi chilometri dal castello, nella cripta di Santa Margherita, una chiese rupestre del XIII secolo che conserva intatto il suo fascino sacro e ancestrale grazie ai bellissimi affreschi in stile bizantino che ne decorano le pareti. Impressionante l’opera conosciuta come il Monito dei morti (in gallery). È composta da due scheletri (in origine erano tre) sul lato sinistro che si contrappongono a un gruppo di tre persone per ammonirli circa la caducità della vita e il destino che condurrà anche loro, come tutti, all’inevitabile decesso.

Cripta di Santa Margherita
 
Tra i personaggi alla destra dell’affresco molti storici hanno riconosciuto Federico II di Svevia, in abiti da falconiere. Gli indizi che sembrano condurre a tale conclusione sono: la barba rossa dell’uomo, l’ermellino che fodera il suo mantello color porpora, simbolo di regalità, la daga di foggia araba che riconduce al rapporto che legava il sovrano svevo al sultano, il falcone che ricorda la passione che Federico II nutriva per quel tipo di caccia, tanto da aver composto al riguardo un trattato: De Arti Vevandi cum avibus. La donna dietro di sé dovrebbe essere la sua terza moglie Isabella d’Inghilterra, bionda e con gli occhi azzurri, il terzo personaggio sembra sia Corrado IV, figlio del sovrano. Tutti e due questi personaggi hanno una borsa da caccia su cui è raffigurato un fiore a otto petali, simbolo a cui Federico è particolarmente legato (vi dicono niente le otto torri di Castel del Monte?). Il significato del dipinto è chiaro: anche il sovrano, come i suoi sudditi, è destinato a morire. Una sorta di consolazione per chi in vita non aveva la possibilità di godere di privilegi regali.

Cripta di Santa Margherita

NEI DINTORNI, IN BASILICATA
Castel Lagopesole: se siete sulle tracce di Federico II, questa è una meta da non perdere. Il piccolo borgo è infatti dominato dal castello, residenza di caccia dell’imperatore svevo. Come tutti i castelli che si rispettino, anche quello di Lagopesole ha il suo fantasma, si tratta di Elena Ducas, moglie di Manfredi, figlio di Federico. Pare si aggiri con una lanterna alla ricerca del marito, ucciso nella battaglia di Benevento.

Laghi di  Monticchio: due splendidi specchi d’acqua di origine vulcanica ai piedi del monte Vulture, i laghi di Monticchio sono il luogo ideale per una giornata all’aria aperta. Sul più piccolo dei laghi si staglia la bellissima abbazia di San Michele, fondata nel XI secolo, oggi ospita il Museo di Storia Naturale del Vulture.

Acerenza: famosa per la sua Cattedrale dell’XI secolo, nel medioevo è stata luogo di passaggio dei pellegrini che si recavano in Terra Santa. Secondo alcuni studiosi, nella Cattedrale è custodito il leggendario Santo Graal.

Venosa: è la città del poeta latino Orazio e del madrigalista medievale Gesualdo da Venosa. Da non perdere la celebre “Incompiuta”, un’immensa abbazia cominciata nel XI secolo e mai completata e il castello Pirro del Balzo, fondato nel 1470 e sede del Museo Archeologico Nazionale.
 
Craco si trova a 53 chilometri (circa cinquanta minuti di auto) dal capoluogo di regione Potenza e a 120 chilometri (circa un'ora e quaranta minuti di auto) da Matera.


INFORMAZIONI SU MELFI
Pro Loco Melfi: www.prolocomelfi.it
Castello di Melfi: www.beniculturali.it
 
Ristorante "Grotta azzurra", nel borgo medievale di Melfi dal 1957.
Ristorante "Novecento", ristorante classico immerso nel verde con una bellissima veduta del Vulture e di Melfi.
Hotel "Relais la Fattoria", immerso in un parco secolare tra vigneti e uliveti, l'hotel si affaccia sulla Valle dell'Ofanto.
Hotel "Il castagneto", immerso fra boschi di castagni, a tre chilometri da Melfi.
Hotel "Il tetto", nle cuore del centro storico di Melfi, l'albergo è situato nel Palazzo del Seminario, edificio ci fine '700.
 
INFORMAZIONI GENERALI