Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Notizie di viaggio
  • >
  • Nel paese abbandonato di Campomaggiore Vecchio con #basilicatadaraccontare

Un video e un reportage fotografico per raccontare che cosa resta della Città dell’Utopia del conte Rendina

Nel paese abbandonato di Campomaggiore Vecchio con #basilicatadaraccontare

di 
Marco Lovisco
10 Ottobre 2014
Il cielo è plumbeo quando arriviamo a Campomaggiore Vecchio in Basilicata, e questo un po’ ci preoccupa perché quando devi girare un video e scattare fotografie la pioggia non è che aiuti granché. Ci avviamo verso le rovine del paese abbandonato mentre le nubi ci sovrastano minacciose.  Un palcoscenico ideale per la storia che vogliamo raccontare. È la storia di un’utopia e di un paese perfetto, a pochi chilometri dalle spettacolari Dolomiti Lucane, è la storia di un paese abbandonato, è la storia di un disastro inevitabile: è la storia del conte Rendina e del suo sogno infranto.

Con il videomaker Dario Molinari abbiamo realizzato un videoclip (in fondo all’articolo) per il nostro reportage #basilicatadaraccontare, che ci ha portati quest’estate a Campomaggiore, Melfi e Craco. La colonna sonora è del compositore lucano  Vincenzo Salvia. 
 

LA STORIA DELLA CITTÀ DELL’UTOPIA. È nel 1741 che il conte Teodoro Rendina decide di ripopolare il piccolo villaggio di Campomaggiore, assegnato alla sua famiglia dal re Filippo IV nel 1673. Un piano ambizioso e quasi impossibile, visto che il borgo conta solo ottanta abitanti, ma Rendina vi si appassiona e affida il progetto a Giovanni Patturelli, architetto allievo del Vanvitelli. Antesignano delle teorie utopistiche di Robert Owen e Charles Fourier, Rendina ha in mente un’idea ambiziosa: costruire un paese nel quale non esista la povertà. Una “città dell’utopia”, come è stata definita in seguito. A tal fine stabilisce delle regole: ogni contadino che si trasferisce a Campomaggiore ha diritto ad un lotto di 5 metri per 5 per costruire una casa oltre al legname da tagliare con un solo obbligo: per ogni pianta abbattuta il contadino deve piantare tre alberi da frutto. La sua idea ha successo. In pochi anni il piccolo paese della Basilicata si ripopola, arrivando nel 1885 a far registrare 1524 abitanti. Un successo, che presto però è costretto a fare i conti con la natura. Il 10 febbraio del 1885 un'enorme frana rade al suolo l’abitato di Campomaggiore. Per fortuna non ci sono vittime, visto che i contadini hanno avuto il tempo di abbandonare il paese per rifugiarsi nella masseria dei Rendina situata su una collina, ma l’utopia del conte viene sommersa da quel temendo smottamento. Una tragedia inevitabile: il villaggio era stato infatti costruito su un’area acquitrinosa. Sarebbe accaduto, prima o poi. 

LO SPETTACOLO. L’utopia del conte Rendina non è morta quel giorno perché le idee (se buone) restano al di là di corpi e monumenti. Così la storia della “Città dell’utopia” rivive ogni anno nelle notti d’estate, nello scenario onirico di Campomaggiore Vecchio. Uno spettacolo magico che, tra rappresentazioni acrobatiche e teatro, racconta la storia del paese, tra realtà e leggenda.

CHE COSA VEDERE A CAMPOMAGGIORE VECCHIO. A farla da padrone è il Palazzo Baronale (foto in gallery), un relitto maestoso che si erge potente tra i resti delle antiche abitazioni. Di fronte al Palazzo resiste immune allo scorrere degli anni il campanile (foto in gallery) della chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo. Dietro di esso, le mura diroccate della chiesa costituiscono l’ultimo baluardo tra il paese abbandonato e la campagna. Di fronte a questi due edifici un grande prato è ciò che resta della Piazza dei Voti, così chiamata per ricordare il giorno in cui le prime sedici famiglie insediate si riunirono per scegliere di abbracciare il progetto del conte Rendina. Intorno alla piazza i resti delle abitazioni, disposte a scacchiera, seguendo il progetto del Patturelli. All’ingresso del paese di Campomaggiore è possibile ammirare le opere in pietra realizzate in occasione del “Simposio biennale di scultura”, evento che vede la partecipazione di scultori italiani e internazionali coinvolgendo sia la parte vecchia del paese che quella nuova. Infine, a circa tre chilometri da Campomaggiore Vecchio si incontra il Casino della Contessa, residenza estiva dei Rendina, databile tra il XVIII e XIX secolo.
 

#basilicatadaraccontare: Campomaggiore Vecchio from Dario Molinari on Vimeo.

 
NEI DINTORNI

- Parco Naturale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane: uno dei siti più importanti in Italia per praticare il bouldering (arrampicata su massi). È inoltre una interessante meta per escursioni e orienteering.

Volo dell’angelo: due cavi di acciaio sospesi tra i paesi di Castelmezzano e Campomaggiore permettono di volare imbracati a pancia in giù a 400 metri di altezza e 120 chilometri orari, sospesi su boschi e strapiombi, all’ombra delle Dolomiti Lucane (leggi il nostro articolo). 

Riti arborei: si celebrano ad Accettura, Castelmezzano, Pietrapertosa e Oliveto Lucano. Si tratta di rituali pagani, propiziatori di fertilità le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Conosciuti anche come le feste del “Maggio”.

Foresta Grancia: Nello scenario naturale del parco delle Grancia ogni estate viene raccontata un’altra storia: quella delle rivolte contadine in Basilicata e del brigantaggio. “La storia bandita” è la più grande performance multimediale italiana di teatro popolare. Un’ora e mezza di cinema e teatro in cui 400 figuranti in costume, 35 danzatori e 18 cavalieri si muovono tra incendi, battaglie ed effetti speciali.

Campomaggiore Vecchio si trova a un’ora (circa) di auto da Matera e a quaranta minuti da Potenza.
 
 
Seguici su Instagram, Facebook e Google+ con l’hashtag #basilicatadaraccontare.
Condividi  con noi le tue foto!
 
 
RIFERIMENTI WEB VIDEO
 
Dario Molinari su Vimeo: http://vimeo.com/dariomolinari
Vincenzo Salvia (sito ufficiale): www.vincenzosalvia.com
 
INFO:

Comune di Campomaggiore: www.comune.campomaggiore.pz.it
Spettacolo “La città dell’utopia”: www.cittadellutopia.it
 
MANGIARE E DORMIRE A CAMPOMAGGIORE
 
La fattoria del conte: un ippoturismo immerso nella quiete della montagne lucane. Cucina tradizionale con cacciagione e specialità a base di tartufo.
B&B “Villa Testa”; B&B “La gregna”; B&B “da Rosario
 
 
 
ARTICOLI CORRELATI: