Un centinaio di dipendenti di Enel in questi mesi, affiancati dai volontari del Touring Club Italiano, hanno curato l'accoglienza di cittadini e turisti in 19 luoghi di interesse culturale di 12 diverse città di tutta Italia. Ecco che cosa hanno scoperto e com'è andata a Siena.
Una mattina all'Oratorio del Gonfalone
(Testo di Niccolò Amedei, Luca Arcangeli, Andrea Giusti, Greta Pucci)
In occasione di una giornata di volontariato aziendale, abbiamo partecipato ad un’iniziativa promossa dal Touring Club italiano presso la Chiesa di San Raimondo al Refugio a Siena.
Situata fra porta Romana e Porta Pispini, tra strette vie della Nobile Contrada del Nicchio, la realizzazione della Chiesa è stata fortemente voluta ed avviata nel 1601 da Aurelio Chigi a corredo dell’esistente convitto delle suore adiacente. I lavori furono sempre portati avanti dalla nota famiglia senese e terminati intorno all’anno 1660, sotto la guida di Papa Alessandro VII Chigi.
Un luogo che nelle sue piccole dimensioni raccoglie una vasta selezione di opere e beni facenti parte di diverse epoche e provenienti da altri edifici religiosi andati in disuso.

Possiamo ammirare come la struttura si differenzi dalle altre chiese della città e il suo stile riprenda quello del barocco romano grazie anche all’intervento pontificio. A partire dallo spazio che troviamo difronte alla chiesa, ove inizialmente era presente un palazzo che è stato fatto demolire per consentire un impatto visivo forte, quasi teatrale, aumentando la percezione della facciata di ingresso. Osservando la facciata possiamo notare lo stemma della famiglia Chigi e come siano stati fatti lavori di restauro, mantenendo alla destra della porta d’ingresso un tassello volto a ricordare il colore originale.

All’interno dell’edificio, di modeste dimensioni, si trovano una notevole quantità di dipinti realizzati da artisti noti dell’epoca e innumerevoli esemplari di oggettistica religiosa. La presenza e condizione delle opere è resa possibile dal lavoro della Fondazione Conservatori Riuniti cui va la proprietà. La Fondazione si occupa della gestione del convitto, ancora attualmente in attivo e del mantenimento della Chiesa e delle sue opere, organizzando il restauro e mantenimento delle opere e l’apertura al pubblico anche con il prezioso aiuto, ormai più che decennale, dei volontari del Touring Club Italiano.

La Fondazione Conservatori Riuniti nelle persone di Marianna e Ylenia che ci hanno accolto unitamente ai volontari del TCI, ci hanno restituito un racconto intenso della storia della chiesa e del convitto attraverso i secoli dandoci la possibilità di accedere ad informazioni e curiosità connesse alla storia più ampia di una città storica come Siena.
Tra gli avvenimenti più curiosi raccontatici con entusiasmo e dettagli, spiccano alcuni restauri eseguiti negli anni scoprendo una statua di Santa Caterina, originaria del 1400, coperta nel corso del tempo e riutilizzata per scultura più in linea con le “mode del tempo”.

Stessa sorte di un dipinto addirittura coperto nell’Ottocento con vernice bianca e successivamente ridipinto massicciamente con vernice industriale.

Per finire a un articolata storia di furto e ritrovamento di un’opera di Sano di Pietro che rubata negli anni ’50 è stata ritrovata circa sessanti anni dopo.
La profonda spiegazione della Chiesa ci ha immerso in un fiume di curiosi dettagli, come la coabitazione delle suore e delle ospiti, fatta di passaggi e “punti di vista” segreti davvero sorprendenti.

La Chiesa di San Raimondo al Refugio vista con gli occhi dei volontari
(Testo di Riccardo Bonaiuti, Antonella Dipaolo, Adriana Labile, Daniele Medani)
La mattina inizia con una Siena ancora silenziosa. Via del Refugio è attraversata da pochi passanti e da una luce morbida che accarezza le facciate dei palazzi. Arrivare davanti alla Chiesa di San Raimondo al Refugio come volontario del Touring Club significa prendersi cura, per qualche ora, di un luogo raccolto e prezioso, aprendolo alla città e ai visitatori.

La chiesa accoglie con un’atmosfera intima, fatta di equilibrio e semplicità. Nei primi minuti ci concediamo un attimo per osservare lo spazio ancora vuoto, prima dell’arrivo dei visitatori. I primi a entrare sono due turisti incuriositi dal cartello del Touring Club. Chiedono notizie sulla chiesa e sul complesso del Refugio. Raccontiamo brevemente la storia dell’edificio, la sua funzione legata all’accoglienza e all’assistenza, e invitiamo a osservare con calma gli elementi architettonici e le opere conservate all’interno.

Il dialogo nasce spontaneo e si conclude con un ringraziamento e qualche domanda su altri luoghi da visitare in città. Nel corso della mattinata si alternano presenze diverse. C’è chi entra per curiosità, chi si ferma in silenzio, chi desidera qualche informazione in più. Una coppia di albergatori senesi raccontano di essere passati davanti alla chiesa molte volte senza mai entrare. Rimangono qualche minuto seduti, poi all’uscita sorridono e ringraziano. Sono momenti semplici, ma significativi: l’apertura permette anche ai residenti di riscoprire spazi spesso poco conosciuti.

Il ruolo del volontario è discreto: accogliere, offrire informazioni, ma anche rispettare il bisogno di quiete che questo luogo suggerisce naturalmente. Alcuni visitatori preferiscono osservare in autonomia, altri si soffermano a fare domande.

Con il passare delle ore la luce cambia e l’interno della chiesa si illumina con tonalità più calde. L’atmosfera resta raccolta, quasi sospesa rispetto al movimento della città. Anche per chi presta servizio è un’esperienza di pausa e attenzione, scandita dall’arrivo dei visitatori e dai momenti di silenzio. Verso la fine della mattinata entrano gli ultimi ospiti, attratti dalla porta ancora aperta. La mattinata di volontariato si conclude con la sensazione di aver contribuito, nel proprio piccolo, alla valorizzazione di un bene della città. Aprire la Chiesa di San Raimondo al Refugio significa offrire uno spazio di incontro e di scoperta, dove storia, arte e silenzio possono essere condivisi con chiunque decida di entrare.
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