Giorno dopo giorno è il progetto per raccontare Peccioli, il borgo Bandiera Arancione del Pisano che in questi anni ha visto portare avanti, anche con il sostegno e la collaborazione del Touring Club Italiano, molte iniziative riguardanti lo sviluppo turistico sostenibile. Nell'estate 2025 i 4600 abitanti di Peccioli sono stati chiamati a dare il loro punto di vista sul borgo, raccontando la loro esperienza, aneddoti sulle tradizioni e sulla quotidianità, momenti memorabili, stranezze, episodi che li legano al territorio e alle sue peculiarità. In questa pagina la presentazione del progetto e l'indice delle storie raccolte; a seguire il racconto di Alberto B. su Ghizzano, frazione di Peccioli.

Ghizzano, un paese che resiste

di Alberto B.

Sono venticinque anni che vivo qui a Ghizzano, la mia età. Molto prima di me e del mio b&b, qui c'era il bar alimentari del paese. Dove i vecchi proprietari avevano creato il cuore pulsante della frazione.

Al pian terreno c’era il locale, nel seminterrato la sala dove giocavano a carte, e soprattutto c'era la prima televisione di tutto Ghizzano. Prima in bianco e nero, poi la prima a colori del paese. La gente veniva qui apposta per vedere i programmi, era un evento. Mi hanno raccontato che durante le partite di calcio, quando nessuno aveva ancora radio o televisione in casa, mettevano la radio qui fuori e la gente si fermava ad ascoltare le cronache sportive passando per strada.

Col tempo il vecchio proprietario, invecchiando, non ce la faceva più a fare le scale che portavano nella sua abitazione al primo e secondo piano. I figli avevano trasformato tutto in un mini-appartamentino al posto del bar. Attualmente c'è il bancone della colazione, ma prima c'era il bagno, la cucina, il salotto, tutto concentrato qua. Quando è morto, i figli hanno venduto. Così è iniziata la nostra avventura.

Il sogno che prende forma

L'idea di aprire qualcosa per il turismo ce l'avevamo da qualche anno, ma la montagna ci sembrava scomoda. Tutto è cambiato quando hanno inaugurato questa strada nel 2019, la Via di Mezzo di Tremlett. Abbiamo visto l’opportunità e si è colta al balzo senza pensarci, firmato il contratto a dicembre del 2019, volendo partire per il 2020. Poi è arrivato il Covid, bloccando tutto.

Ma forse è stata una fortuna mascherata. Durante il lockdown avevamo tantissimo tempo libero, e qui c'era da ristrutturare tutto. Tutto quello che vedete lo abbiamo ristrutturato o creato da zero noi. Ci siamo divertiti, è stato un buon modo per passare quel periodo strano.

Ad agosto 2021 abbiamo aperto. Era una scommessa - chi veniva, veniva solo per la posizione, perché Peccioli non era ancora famosa. La gente veniva, perché da qui in massimo un'ora, si può raggiungere tutta la Toscana. Col tempo, grazie alle opere d'arte contemporanea, tutto è cambiato.

Gli ospiti indimenticabili

Quando gestisci un bed & breakfast, incontri persone straordinarie. Una delle storie più belle è quella della signora francese di novant'anni che è venuta qui con sei figlie e un figlio - erano sette in tutto. Hanno portato la mamma e l'hanno accompagnata in giro per la Toscana per una settimana intera. Bellissimo vedere quella famiglia così unita.

Abbiamo avuto anche ospiti particolari legati a Castelfalfi. Borgo vicino che si vede dalle camere, in particolare quando il sole riflette sull’hotel. Capita spesso che mi chiamino piloti di elicotteri, tecnici audio per grandi matrimoni di lusso. Una volta abbiamo ospitato i tecnici per un matrimonio molto lussuoso dove cantavano anche i Ricchi e Poveri. Un pilota di elicottero mi raccontò che in un giorno aveva portato qualcuno a fare shopping a Roma, andata e ritorno in giornata.

La befana e il fondaccio

Ghizzano ha ancora il sapore della vita di paese vera. I primi cinque anni della mia vita li ho fatti proprio qui sotto, in una delle tre case che formano questo nucleo. Questa strada, che ora si chiama Via di Mezzo, quando eravamo piccoli era il "Fondaccio" - nessuno voleva abitarci. Davanti all'alimentari c'erano la macelleria e il fruttivendolo, e molti altri negozi nel resto del paese. Ma ha cambiato totalmente volto, e anche nome, adesso è rinominata “la via verde”.

Una delle tradizioni più belle era quella della Befana. C'era la fila di gente, che voleva andare alla messa per vedere i fantocci delle befane con cartelloni immensi, posti all’uscita della chiesa con prese in giro, in rima, verso i paesani. Venivano presi di mira coppie sposate, le persone più antipatiche o ragazzi giovani che durante l'anno avevano fatto qualcosa di eclatante. Era un modo divertente di raccontare la vita del paese, anche se dopo la generazione di mia madre questa tradizione si è persa.

La sera prima della Befana venivano fatti scherzi ai paesani: spostando i fiori davanti alle case, una volta venne spostata un'intera catasta di legna nel mezzo della strada. La mattina dopo nessuno poteva passare, ma era tutto normale, faceva parte del gioco.

L'infanzia nel bosco

Quando eravamo piccoli, l'intrattenimento era molto diverso da oggi. Si giocava sempre fuori, si giocava a pallone, si faceva una partitina, poi magari si giocava a "tedesca". Chi perdeva doveva essere il primo a contare quando si giocava a nascondino.

Una cosa che facevamo spesso era andare nei boschi a farci i capanni, i "fortini". Prendevi il pennato, l'accetta, andavi a tagliare rami e ti facevi una piccola casetta nel bosco. Ogni anno ne facevamo uno nuovo, e oggi purtroppo i bambini non lo fanno più.

D'estate i bambini giocano fuori anche fino alle undici di sera, completamente da soli. Una volta i vostri colleghi del Touring club, tornando la sera tardi videro una bambina di sei anni che giocava alle undici di sera. Si erano preoccupati, chiedendo se qui è normale. I bambini sono lasciati liberi perché il paese è sicuro.

La radio di paese durante il Covid

Durante il periodo Covid, quando si stava tutti chiusi in casa, al mio gruppo venne un'idea un po' pazza"Facciamo una radio!". L'idea era che la gente del paese ci dicesse che musica voleva sentire, e noi la mettevamo.

Dal secondo piano del b&b, ancora in ristrotturazione, mettevo una cassa alla finestra che si affacci sul borgo, con musica per una ventina di minuti ogni sera. Partivo sempre con l'inno d'Italia, poi continuavo con la musica che ci chiedevano. La gente si affacciava alle finestre, usciva sui balconi. Era un momento di unione per tutto il paese in un periodo difficile.

Avevamo anche fatto una pagina Facebook, stampato locandine e biglietti da visita che andavamo a incollare fuori dalla panetteria e bar e sui cassonetti, i posti dove la gente andava durante la pandemia. Era stata una cosa divertente, un modo per stare insieme quando non si poteva stare insieme.

Gli artisti del borgo

Una cosa particolare di Ghizzano è la presenza di tanti artisti in un paese così piccolo. Nel circolo del paese possiamo ammirare alcune delle loro opere.

C'è Daniele, il fabbro con le sue sculture in ferro battuto. Lanciotto con i suoi dipinti e opere in marmo e legno. Dante che crea figure scolpendo il legno d’olivo. Tutti nati e cresciuti a Ghizzano. Non solo ghizzanesi, ma anche "piovuti", come si dice qui: come Thomas, uno svizzero che è venuto ad abitare qui, è un artista professionista. Alba, con i suoi lavori in rame. Infine, Samuele, scultore e pittore.

Non so perché ci siano così tanti artisti in un posto così piccolo, ma è una ricchezza del paese di cui andiamo fieri. 

La maestra di tutti

Una figura storica del paese è la maestra Sonia, mia nonna. Ha praticamente aperto le scuole materne a Ghizzano, quindi praticamente ha fatto maestra a tutti. È una di quelle maestre storiche che vivono nel paese e che hanno cresciuto generazioni intere.

Ancora oggi, se vado per Peccioli, trovo ragazzi di trent'anni, trentacinque che mi salutano dicendo "Saluta la tua nonna!". Io non ho idea di chi siano, ma poi penso: sicuramente sono andati a scuola da mia nonna.

È un lavoro che le piaceva fare, lo faceva con passione. È del '52, ma se la vedi sembra che abbia dieci anni di meno. Ora è nonna a tempo pieno.

Il futuro… ancora da raccontare

Il futuro del B&B è ancora un mistero - ho qualche idea ma non sono ancora rivelabili. Quello che posso dire è che continuerò a portare avanti questa struttura. All'inizio ero l'unico, ora c'è un po' più di concorrenza, ma ognuno ha il suo punto di forza.

Parallelamente, sto riprendendo i miei studi in informatica. Due anni fa è esplosa la bolla dell'intelligenza artificiale e io avevo fatto cinque anni di istituto tecnico prima di dedicarmi completamente al turismo. Vorrei fare la magistrale in intelligenza artificiale.

Mi affascina l'idea di creare sistemi di droni che possano fare cose fantastiche nel civile, come aiutare i soccorritori. Immaginate uno sciame di droni che scandaglia il terreno h24 cercando persone in difficoltà.

Il futuro è un mix di tradizione e innovazione: continuare a far conoscere questo borgo meraviglioso, ma anche guardare avanti con la tecnologia.

Un paese che resiste

Ghizzano è un piccolo miracolo di resistenza. Siamo 350-380 abitanti, ma la cosa incredibile è che ci siano molti giovani, tra grandi e piccoli saremo una cinquantina. Tutti i miei amici storici, quelli con cui facevo i fortini e i giochi, sono rimasti qui. È un record per un paese così piccolo.

Il bello è che quando si facevano le cavolate da piccoli, nel giro di un minuto lo sapevano tutti. E tutti sapevano chi era stato a farle. Ma il controllo sociale era bonario: al limite beccavi uno scapaccione dal babbo e finiva lì.

Ora c'è qualche "piovuto" - come si dice in Toscana - ma alla fine tutti si integrano. La gente quando si presenta dice subito "Io sono piovuto", ma poi diventa parte del paese come tutti gli altri.