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Il Touring racconta il viaggio di cinque ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 18. Tortelli, sorrisi, sentieri fangosi e squarci di luce tra Toscana ed Emilia Romagna

di 
Stefano Brambilla
21 Novembre 2019
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di cinque ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!

Meno uno. Ci siamo quasi. Nel senso che i ragazzi di Va' Sentiero vedono la luce in fondo al tunnel, o meglio, la linea d'arrivo in fondo alla maratona. Sabato 30 novembre, dopo sette mesi di cammino e oltre 3.500 chilometri sotto le suole, arriveranno a Visso, in provincia di Macerata. E lì - tra festeggiamenti, musica e tanti amici (questo il link con i dettagli dell'evento) - finirà la prima parte della spedizione, nell'attesa di riprenderla a primavera prossima. Per cui meno uno, nel senso che è il penultimo capitolo, per quest'anno, in cui raccontiamo il grande progetto di Yuri, Giacomo, Sara, Francesco e Andrea lungo il Sentiero Italia. Sappiamo già che ne sentiremo la mancanza, in questi mesi che passeranno. Ma anche che ci saranno mille altri incontri, dal 29 marzo in poi, mille altre emozioni, tra acquazzoni e raggi di sole, sugli Appennini, sulle isole, prima di giungere a Santa Teresa di Gallura nel novembre 2020. Mille luoghi per "aspettare l'anima", come dice il poeta Tonino Guerra in questa frase trovata su un muro di Pennabilli, suo paese d'elezione:

Bisogna creare luoghi
per fermare la nostra fretta
e aspettare l'anima.




LA NEVE DELLO SCAFFAIOLO
Come sempre, siamo andati troppo avanti con il pensiero. Riprendiamo le fila: avevamo lasciato i ragazzi ad Abetone, dopo l'evento di Castelnuovo di Garfagnana. "La tappa successiva" spiega Giacomo "ci era stata annunciata tra le più belle in assoluto dell'Appennino tosco-emiliano: nelle belle giornate si ha una vista eccezionale fin sul mare... Tutti ci dicevano "ah vedrete quando farete quella tappa, che meraviglia...". E ovviamente niente da fare: il meteo, come da qualche settimana a questa parte, non ci ha assistiti". Nebbia e pioggia, tanto da rimandare la partenza la mattina. "Eravamo in costante contatto con Mirco, gestore del rifugio Duca degli Abruzzi al lago Scaffaiolo, che avrebbe dovuto aprire il rifugio apposta per noi. Mirco fa anche parte del Soccorso alpino, per cui è abituato a incidenti dovuti a impreparazione e imprudenza, soprattutto in questa stagione: nonostante non ci siano le altezze delle Alpi, sulle creste il vento può essere fortissimo e il meteo cambiare da un momento all'altro". Morale della favola: il gruppo ha camminato lungo un percorso più a bassa quota rispetto al Sentiero Italia e poi - dopo telefonata con Mirco - alla Doganaccia ha dovuto ripiegare su un arrivo anticipato, nel borgo di Cutigliano
 
"La mattina successiva il meteo sembrava migliorato" continua Yuri. "Ho detto ai ragazzi: - Dai, ci proviamo? Invece che fare a bassa costa, ritorniamo sui nostri passi arrivando la Doganaccia e da lì, riguadagnata la cresta, camminiamo fino allo Scaffaiolo e a Pracchia? - Tanto dico e tanto faccio che in breve convinco tutti". Avete già capito che a Yuri non era andata giù la ritirata del giorno precedente... "Mi era rimasta proprio sullo stomaco... avevo già fatto questo pezzo di dorsale e mi ricordavo che fossero sentieri tranquilli, siamo in Appennino, che sarà mai, mi sono detto".  Via, si parte. Mille metri di dislivello fino alla Doganaccia e il tempo tiene. "Ma poi, arrivati in alto, tutto si copre, inizia a esserci aria di nevischio. E poco dopo... il paesaggio diventa tutto bianco". Davanti ai ragazzi neve, accenni di galaverna, un sentiero ghiacciato. Soprattutto, inizia a tirare il vento. "In cresta c'era da aver paura" continua Yuri. "Non so se ho mai sperimentato raffiche simili. Teniamo duro ma non è facile mantenersi lucidi. Ed ero preoccupato soprattutto per Martina, una giovane di Cremona che stava camminando con noi. Ce l'avrebbe fatta?".


Yuri quando ancora non sa quello che lo stava aspettando - foto Andrea Buonopane

Passo dopo passo, nelle condizioni forse più difficili di questi mesi. "Arriviamo nei pressi del lago Scaffaiolo: non è che lo vedevamo, eh, riusciamo a trovarlo solo perché ce lo dice il GPS... Ci infiliamo nel bivacco invernale, è freddissimo, ma almeno non c'è vento. Mangiamo due bocconi. Pensa che una volta usciti scopriamo che dopo 200 metri c'era il rifugio vero e proprio... aperto! Per caso si trovavano lì alcuni operai e uno dei gestori: ci offrono un mirtillino, c'è la stufa che va... almeno ci scaldiamo". Ma la tappa è ancora lunga e non bisogna indugiare, le giornate sono sempre più corte. "Ci aspettava ancora un lungo tratto in cresta. Ma tutto è andato per il meglio: e sono rimasto davvero sorpreso da Martina, che ha tenuto la calma sempre, una bella sorpresa". Monte Gennaio - un nome perfetto per la situazione, poi il Poggio delle Ignude, poi finalmente si inizia a scendere: "un gran sollievo, appena ci siamo tolti dalla cresta, perché il vento ci stava davvero facendo rimbambire. Pian piano ecco che il bosco si rivela, pieno di colori autunnali, scendiamo in un bel clima allegro, felici di esserci tolti da quella situazione critica. E arriviamo a Pracchia con un tramonto bellissimo". 


Scendendo dal lago Scaffaiolo - foto Andrea Buonopane


Scendendo dal lago Scaffaiolo - foto Andrea Buonopane

Pracchia è una frazione montana del Comune di Pistoia. "Lo sai che qui facevano il ghiaccio artificiale? E che c'è anche una ferriera storica, la Sabatini, dove si produceva il ferro?". A parlare è Francesco, che ci racconta che da queste parti è stato istituito l'ecomuseo della montagna pistoiese. "L'obiettivo è proprio quello di raccontare la Via del ferro che dalle miniere dell'isola d'Elba portava fin qui". Ma queste montagne parlano anche di un altro grande protagonista della letteratura italiana del Novecento: Tiziano Terzani, che all'Orsigna, poco lontano, aveva scelto di rifugiarsi lontano dal mondo. 

Le tappe successive non hanno riservato grandi emozioni, rispetto a quella del lago Scaffaiolo. "Con Giacomo ci siamo messi in cammino verso Cascina Spedaletto, il giorno dopo: una tappa corta e tranquilla, sotto la pioggia. C'erano tanti cacciatori in giro, che sparavano ai colombacci, si erano ritrovati tutti nel bosco per pranzare insieme" continua Francesco. "La sera siamo arrivati alla riserva naturale Acquerino, un posto isolato dove abbiamo passato una bella serata, sempre in compagnia di Martina". Il giorno dopo partenza per Montepiano, villaggio in provincia di Prato: ancora pioggia, poi nuvoloso, tra i monti "che qui si chiamano poggi, non più bricchi come in Liguria: a ogni regione la sua toponomastica...".

Dalla provincia di Prato a quella di Firenze, direzione Passo della Futa: "Martina si è rivelata una donna con la D maiuscola, non si è tirata indietro davanti a nulla!" ride Andrea, che racconta di una tappa nelle faggete, sotto una pioggia incessante. "Un dolce saliscendi trascorso in compagnia anche di Francesco e Alessandro, che ci illustravano i paesaggi attorno a noi e che hanno alleggerito la fatica. C'era fango ovunque: tutti i sentieri erano ricoperti d'acqua, continuavamo a guadare rivoli e pozzanghere...". Arrivo al passo, a quota 903, uno dei valichi più importanti dell'Appennino tosco-emiliano. "Nell'antichità e nell'alto medioevo fu l'unico punto di accesso alle valli emiliane per chi arrivava dalla Toscana" spiega Francesco. "La strada tra Firenze e Bologna che vi transita fu ultimata già nel 1759". Ma la Futa racconta anche della Linea Gotica, il sistema difensivo tedesco messo in piedi durante la seconda guerra mondiale. "A ricordo, qui c'è un grandissimo cimitero tedesco, dove furono riunite tutte le salme dei caduti in Italia". 


Tappa Pracchia - Cascina Spedaletto. Foto Sara Furlanetto​

LE FESTE DI GIACOMO
Quando si dice l'energia della gioventù. Dopo una tappa sotto la pioggia il primo pensiero che ci viene è una bella doccia e un riposo accanto al fuoco (o al termosifone). Invece i ragazzi di Va' Sentiero avevano ben altri programmi, per la serata. "Dapprima siamo stati a Faenza, dove Sara, una ragazza che ci ha conosciuto attraverso i social, aveva organizzato una serata per raccontare Va' Sentiero" spiega Giacomo. "È stato un evento bello e partecipato, con molta interazione. Ma non è finita qui: perché poi a mezzanotte dovevamo essere a Bologna per festeggiare... il mio compleanno!". Già: per i 28 anni di Giacomo si erano dati appuntamento nel capoluogo emiliano amici, fratelli, parenti. "Un marasma di persone!" racconta entusiasta Giacomo "persino una mia amica arrivata apposta dalla Spagna. E figurati che per caso abbiamo incontrato per strada anche Mimmo, un ragazzo siciliano che ci aveva accompagnato durante la prima parte del viaggio... tutti in visibilio. E poi Agnese, conosciuta in val Formazza, e poi i ragazzi dell’Appennino...". Inutile raccontarvi quanto giovane e lunga sia stata la notte.

Anche il giorno successivo festa e parole a Castiglione de Pepoli, sempre in provincia di Bologna, dove era in programma un evento sponsorizzato da Formart e organizzato con It.a.cà - festival del turismo responsabile - "tra altri incontri, banchetti, musica con i Souvenirs...". Insomma, un compleanno memorabile. 

E il giorno dopo, una volta stemperati i bagordi? "Il giorno dopo gli unici due superstiti eravamo Andrea e io!" ride Yuri. "Il cielo era terso, c'era un mare di nuvole più in basso di noi. Con Giovanni siamo ritornati al passo della Futa per riprendere il cammino... e lì c'era tantissima gente ad aspettarci! Una vera sorpresa: anche perché tra queste persone c'era anche Stefano, che aveva fatto parte del team nei primi due mesi, è stato bellissimo rivederlo". Una camminata in allegra compagnia, è il caso di dirlo, in un clima piacevole e divertito, "dove tutti erano desiderosi di parlare e di condividere". Al passo del Giogo altra gente ancora ad aspettare Va' Sentiero. E anche se il cielo nel frattempo si era coperto, l'atmosfera spensierata è continuata fino al passo della Colla di Casaglia, meta finale della tappa. Ma qui non c'era luogo ove dormire...


Passo della Futa-Passo della Colla - foto Andrea Buonopane​


Passo della Futa-Passo della Colla - foto Andrea Buonopane​

...e quindi gli ultimi quattro chilometri sono stati percorsi al buio nel bosco, "guidati da Giancarlo e Andrea, due fratelli di Razzuolo che ci hanno guidati nell'oscurità. Sempre bello camminare in queste condizioni... sempre che tu sappia dove andare!". ​"Giancarlo ha realizzato un bel libro fotografico sulla linea gotica" spiega Francesco "e ha indagato molto su questa linea difensiva che andava dalla provincia di Massa Carrara fino a quella di Pesaro Urbino, attraversando l'Italia e gli Appennini. Pensa che Hitler decise di rinominarla linea verde, temendo ripercussioni negative se il nemico avesse sfondato una linea dal nome in qualche modo legato alla popolazione germanica... cosa che comunque poi successe, visto che gli americani riuscirono a sfondare proprio vicino alla Futa". 

La serata è trascorsa con i ragazzi dell'Associazione Foglia Tonda, nella Casa del Popolo di Razzuolo - luogo simbolico del paese ormai spopolato (siamo in una frazione di Borgo San Lorenzo, provincia di Firenze). "E il cenone preparato dalla signora Laura, mamma dei due fratelli, è stato un altro di quei momenti che si ricordano!" spiega Yuri. "Ad attenderci c'erano tonnellate di tortelli del Mugello" aggiunge Francesco "fatti con un ripieno di patate, battuto di aglio e prezzemolo, noce moscata e parmigiano. Li abbiamo gustati con ragù alla bolognese o vegetariani... che squisitezza. E poi come dolce il budino di marroni, realizzato con il marrone igp del Mugello". 


Tortelli romagnoli preparati dalla signora Laura, a Razzuolo. Foto Sara Furlanetto


A Razzuolo, ospiti dei ragazzi dell'Ass.Foglia Tonda, nella Casa del Popolo. Foto Sara Furlanetto

L'ACCOGLIENZA DELLA SERA
Meteo ancora avverso anche nella tappa successiva. "Pioggia consistente, ahimè. Meno male che la compagnia era buona: ci aspettavano Benedetta e Federica, amiche da una vita" ricorda Sara "che hanno dovuto affrontare fango e vento... però abbiamo superato tutto con tante chiacchiere, Benedetta è stata in Nepal e ha avuto a che fare con associazioni di volontariato che si occupano di donne, ci ha raccontato la sua esperienza tra un crinale e un bosco, una pozza di fango e una nuvola bassa". Le conversazioni tra amici sono sempre utili a superare i momenti più nebbiosi...


Tappa Passo della Colla di Casaglia - Passo del Muraglione. Foto Sara Furlanetto​


Tappa Passo della Colla di Casaglia - Passo del Muraglione. Foto Sara Furlanetto​​

Come nei giorni precedenti, la sera ha riservato maggiori soddisfazioni. "Abbiamo fatto una deviazione per arrivare all'eremo dei Toschi, nel tardo pomeriggio. E la pioggia ha finalmente cessato di scendere: si è aperto un paesaggio bellissimo, con le colline colorate dai boschi autunnali, le nuvole incastrate tra un crinale e l'altro, e questo piccolo agglomerato di poche case e una chiesetta che ci è apparso come un miraggio". L'eremo dei Toschi: un luogo magico, dove i ragazzi hanno incontrato Elisa e Paolo, una giovane coppia che ha comprato il borgo e il terreno attorno 15 anni fa, per viverci e attivare un'azienda agricola. "Hanno mucche da carne e capre da latte, che pascolano allo stato brado, oltre a mille gatti e un bassotto puzzolente. E poi un bambino! Sono diventata super gelosa, pensa com'è bello crescere in quel luogo sano...". Difficoltà? "Certo, tantissime" risponde Sara "ma anche tanto ottimismo. Anche per quanto riguarda i lupi, numerosi nell'area: con pastori maremmani ben addestrati e recinzioni ad hoc per ora non hanno avuto molti problemi, direi un bell'esempio di convivenza riuscita". Per chi volesse raggiungerli, Elisa e Paolo mettono a disposizione camere e cena... inutile dire, entrambe deliziose. "Raccomandano di arrivare con la luce e a piedi" aggiunge Francesco. "Un vero inno al turismo lento".


L'eremo dei Toschi. Foto Sara Furlanetto​​


L'eremo dei Toschi. Foto Sara Furlanetto​​​

Da un passo all'altro: il sentiero Italia prosegue dal passo del Muraglione, in provincia di Firenze, al passo della Calla, a 1296 metri, in provincia di Arezzo, il più alto valico stradale dell'appennino tosco-romagnolo. "Il Muraglione si chiama così per via di una lunga struttura che serviva per far riposare i cavalli: batte forte il vento, in queste zone, per cui era necessario realizzare strutture di ristoro" spiega Francesco. "Mi ha stupito di quanto i passi siano stati fondamentali per la storia passata ma anche recente di queste zone, forse ancor di più che sulle Alpi". 

La tappa, non priva di salite, è proseguita nemmeno a dirlo sotto la pioggia. "Ci aspettavano al rifugio delle Fontanelle Mauro e Andrea, due personaggi di un'associazione locale. Andrea, 72 anni, ci ha raccontato la sua vita mentre mangiavamo un boccone: dopo essere nato in Egitto e aver viaggiato per mezzo mondo, è stato travolto dal 1968 e si è trasferito in una comune in Toscana... mi ha colpito la sua lucidità nel vedere e giudicare le cose" ricorda Francesco. A un certo punto, ancora dentro al rifugio, Giacomo vede una ragazza che corre fuori. Apre la porta ed ecco Lucia del rifugio Mariotti, incontrata qualche settimana prima. "Era venuta a cercarci, un po' a caso, e per caso ci ha trovato!". Ultimi passi in compagnia, dunque, fino ad arrivare al passo e poi all'agriturismo biologico Poderone, in località Santa Sofia (provincia di Forlì Cesena) dove ad accogliere i ragazzi c'era la signora Lorenza. "Una donna tosta, amante della solitudine ma anche compagnona" racconta Sara. "Ci ha spiegato le difficoltà burocratiche e legislative della gestione di un agriturismo al giorno d'oggi. Tra poco il nipote la succederà nella gestione".


Al Poderone con Lorenza e Lucia - foto Sara Furlanetto

LE FORESTE DEL SILENZIO
"Lo sai che ho il mito di Bonatti, no? E lo sai che cosa diceva Bonatti delle Foreste Casentinesi?" - a parlare è Yuri - "Lui le paragonava a quelle dell'Alaska, diceva che solo i boschi del Casentino possono reggere il confronto". E aveva ragione? "Ti posso dire che benché il tempo fosse brutto siamo rimasti davvero colpiti dall'imponenza di questi boschi. A fare la tappa, fino a Badia Prataglia, eravamo noi cinque da soli, pensa, ci siamo resi conto che erano mesi che non succedeva! È stato bellissimo camminare in uno scenario quasi sacro, tra buchi di azzurro intensissimo, fasci di luce che invadevano il bosco all'improvviso, a volte sembrava di essere dentro a una chiesa. Momenti di pura bellezza".
 

Il Touring Club Italiano sostiene i borghi dell’entroterra

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Tappa Passo della Calla -Badia Prataglia. Foto Sara Furlanetto​

Poi l'arrivo all'eremo di Camaldoli. "Che meraviglia" continua Yuri "un villaggio antico immerso nelle foreste. E la cella dell'abate Romualdo, fondatore dell'eremo nell'XI secolo, scarna, essenziale, un giaciglio di vimini intrecciati...". I ragazzi si sono intrufolati nella chiesa mentre si concludeva la funzione. "C'era un gruppo di monaci che stavano seduti su un coro di legno, cantando. Abbiamo scambiato qualche parola con padre Patrick, una persona così pacifica... mi ha trasmesso una calma incredibile". Ancora oggi eremo e monastero sopravvivono a poca distanza l'uno dall'altro: i monaci vivono la stessa regola, ma seguono stili di vita diversi. Chi vive nel monastero si dedica alla vita comunitaria, chi nell'eremo al raccoglimento interiore. Dopo gli immancabili acquisti nel negozio dei monaci, dalla propoli all'eccellente liquore dell'abate, via per i boschi ancora ammantati di foglie colorate. "Per fortuna il vento non le aveva fatte cadere a terra, come in altri luoghi più esposti...". 
 

Eremo di Camaldoli. Foto Sara Furlanetto​


Badia Prataglia. Foto Sara Furlanetto​

Da un versante all'altro dell'Appennino, come spesso in queste settimane, i ragazzi si sono spostati ancora una volta dalla Toscana all'Emilia Romagna, per fare un giorno di pausa a Pennabilli, borgo Bandiera arancione del Touring Club Italiano. "Ci hanno accolti Irene e Roberto, una coppia molto in gamba che ha aperto l'associazione Chiocciola la casa del nomade, con cui gestiscono il museo naturalistico di Pennabilli e organizzano attività didattiche, residenze, scambi culturali" spiega Sara. "Ci siamo trovati benissimo: un luogo bellissimo, gente bellissima, mi sono un po' innamorato di chi ho incontrato qui, li ho invidiati questi ragazzi" ricorda Yuri "un posto vivo, vero, che i ragazzi sono riusciti a far rivivere e a fare loro". "Si respira poesia da queste parti" aggiunge Francesco "anche grazie all'anima di Tonino Guerra, che a Pennabilli aveva scelto di ritirarsi. Pensa che il Dalai Lama è stato fatto cittadino onorario: in cima al colle che domina il paese, in onor suo, sono state collocate alcune bellissime campane tibetane".

L'inusuale fatto si spiega per un episodio antico ma di cui il ricordo è ancora vivo. Era di Pennabilli padre Orazio Olivieri, che nel Settecento compì un viaggio di quattro anni verso il Tibet: strinse una relazione di amicizia con la comunità buddista e tornò con il primo dizionario italiano-tibetano. Da allora, il borgo è "gemellato" col Tibet, e per questo motivo il Dalai Lama ha fatto diverse visite al paese. Ma ci sarebbe molto altro da raccontare (e tanti motivi per visitare Pennabilli): dal festival Artisti in piazza al paesaggio dipinto sullo sfondo della Gioconda... 


Pennabilli. Foto Sara Furlanetto​

Pennabilli. Foto Sara Furlanetto​
 
All'Appennino tosco-emiliano mancavano ancora quattro tappe, prima di passare il testimone a Umbria e Marche. "La prima l'abbiamo affrontata io e Sara, insieme a Ludovica, Eugenia e Giovanni, giovani guide ambientali escursionistiche conosciute durante l'evento a Castiglione de Pepoli" spiega Andrea. "Una passeggiata sotto la pioggia, tanto per cambiare. Ma c'è stato un momento memorabile: quando in una pineta scurissima abbiamo visto in lontananza una fiammella... era Athos, un ragazzo della zona che ci aspettava con una moka sul fuoco! E il caffè era pronto proprio al momento del nostro arrivo, un tempismo perfetto". 

"Athos mi ricordava un po' Benigni" continua Andrea "ci ha scortato in una zona che conosce come le sue tasche, aiutandoci a non sbagliare la strada tra le faggete, in un mare di fango". Ci domandiamo in che condizioni arriviate a sera... "Guarda, il bello è che quando inizia a camminare pensi a non sporcarti, poi alla fine sei talmente zuppo e fradicio che cammini anche dentro l'acqua, non serve più stare attenti a nulla!". L'arrivo a Verghereto, dopo aver passato il fiume Savio con un'acqua marrone e fortissima. "Abbiamo mangiato la nostra schiscetta in un bar, prima che Giovanni ci venisse a prendere". Notte nel confortevole camping Alto Savio, a Bagno di Romagna, ospitati da Omar, grande conoscitore della zona.


Athos Badii, di Arezzo, con la moka di caffè. Foto Sara Furlanetto


Foto Andrea Buonopane

Nella tappa successiva, da Verghereto a Balze, il tempo è stato un po' più clemente, come ricorda Giacomo. "Doveva essere bruttissimo, per fortuna non è stato così male, abbiamo avuto anche la possibilità di vedere il paesaggio circostante, pensa! Tutto un altro panorama rispetto a quello alpino, con un senso della profondità incredibile". Insieme a Remo, originario di Verghereto - "molto invidioso in maniera positiva nei nostri confronti, ci ha fatto sentire il suo apprezzamento e ci ha assicurato che ci rivedremo" - i ragazzi hanno visto ben due sorgenti una vicina all'altra: quella del fiume Savio e poi la ben più famosa sorgente del Tevere. "A indicarla, un monumento innalzato nell'agosto del 1934... pensa che Mussolini volle spostare il Comune di Verghereto dalla Toscana alla Romagna, in modo che il fiume di Roma scaturisse nella sua regione!" spiega Francesco. 


Le sorgenti del Tevere - foto Giacomo Riccobono

IL VILLAGGIO DEI CANTANTI
Da Balze al passo di Viamaggio a camminare è stato Yuri, in solitaria. "Una tappa non particolarmente lunga, ma tutta nel fango: aveva piovuto tanto nei giorni prima e il terreno era in condizioni critiche. E poi, c'erano tantissimi fili spinati da attraversare... in alcuni casi da scavalcare, in altri da passare sotto, si vede che da tanto qualcuno non camminava su quel sentiero, spesso bisognava inventarselo". A un certo punto sono apparsi i calanchi, tra i boschi gialli e arancioni, "mi sembrava di essere in un paesaggio in miniatura, molto pittoresco". Poi la salita durissima al Monte Zucca. "C'era tantissimo fango, continuavo a scivolare o a cadere. Ci sono stati anche un paio di momenti grotteschi, ho provato a prendere qualche scorciatoia ma il risultato non cambiava. Allora ho dovuto prendere il mio inseparabile cordino e farlo passare dietro a un albero, per poi tirarmi su a braccia per superare il tratto scivoloso...".

Yuri è poi arrivato a un piccolo borgo, dove un cartello sulla chiesa di Santa Rita riportava: "Si ringrazia Silvio Giorgetti, creatore del Villaggio del cantante a Valdazze". "Il tempo di chiedermi cosa fosse il Villaggio del cantante, che fermo un signore e faccio qualche domanda. Fortuna vuole che fosse Giorgio, figlio di Silvio, che mi ha raccontato l'incredibile storia di suo padre". In breve, Giorgetti, grande appassionato di musica, aveva avuto l'idea di fondare un villaggio dedicato ai cantanti dell'epoca: comprò i terreni, iniziò a costruirci edifici e regalò o propose di regalare le terre ad alcuni cantanti come Gianni Meccia, Jimmy Fontana, Bobby Solo e Checco Marsella de i Giganti, con la clausola di costruirci loro una casa e di abitare almeno parte dell'anno abitando questo luogo, costruendo una sorta di comunità artistica. "Il progetto fallì, fu un sogno che non decollò" continua Yuri. "Ciò nonostante diverse case furono costruite nella zona e Valdazze diventò una zona di villeggiatura, bella ma un po' triste, visto che durante l'anno non ci va nessuno". Yuri racconta anche di Giorgio, "lui stesso personaggio da film, un che di cowboy, fin da giovane aveva avuto una passione per i cavalli e per il rodeo. Mi ha fatto entrare a casa sua, piena di selle, di fucili d'epoca, di corna, e mi ha offerto un gin". Appena in tempo prima del temporale, Yuri è arrivato al rifugio, pronto per riscaldarsi alla stufa.

L'ultima tappa ce la racconta Andrea. "Davano pioggia fino alle 8 di mattina, eravamo speranzosi. E invece no! Indugiavamo sul furgone... sperando che qualcosa cambiasse... niente, pioggia ancora più forte. Siamo partiti lo stesso, tra le faggete, passando per il simpatico passo delle Vacche, dove si incontrano ben tre regioni, Toscana, Marche e Umbria. Francesco, che è marchigiano, mi aveva promesso che entrati nelle Marche sarebbe arrivato il sole... Ecco, folate di vento gelide, persino grandine a tratti! E' stata tra le poche tappe dove non ho quasi mai tirato fuori macchina fotografica" se non per fare la foto che vediamo qui sotto. "Per fortuna al valico di Bocca Trabaria ci aspettava il carissimo Giova".
 

Passo di Viamaggio - Bocca Trabaria - foto Andrea Buonopane

E poi? E poi concluderemo le fatiche dei cinque ragazzi nel capitolo 19, l'ultimo di quest'anno. Umbria, Marche e il racconto dell'evento di Visso, dove, beninteso, siete tutti invitati. Per aspera ad astra: ragazzi, tenete duro, sta arrivando il meritato riposo. Ma poi, ce la farete in questi prossimi mesi a rimanere fermi?