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Il resoconto del nostro inviato, da seguire giorno per giorno

Il Giro del Touring 2020, tappa 16. Storie di Friuli, tra un taj di rosso e i segreti di San Vito al Tagliamento

di 
Gino Cervi
21 Ottobre 2020
Per tutto ottobre 2020, il sito del Touring Club Italiano - in collaborazione con Hertz - segue il Giro d'Italia edizione numero 103 (Monreale, 3 ottobre - Milano, 25 ottobre). A raccontarci le tante storie del Giro d'Italia 2020 è Gino Cervi, scrittore e giornalista, nonché cultore di storia del ciclismo, curatore di guide turistiche Tci e autore di volumi di storia dello sport (tra cui il recente "Il Giro dei Giri"). Seguiteci lungo le strade del nostro Bel Paese! A questa pagina trovate tutte le puntate.
 
Sono stati tre i giorni friulani di questo Giro d’Italia. La tappa di Piancavallo e quella successiva dell’arrivo a San Daniele sono state inframmezzate dal giorno di riposo, che ho trascorso a San Vito al Tagliamento, borgo Bandiera arancione Tci, in gran parte nella sua piazza a chiacchierare con persone che non pensavo d’incontrare ma che hanno riempito la mia musette di storie di strada, anzi di piazza. 


San Vito al Tagliamento - foto Getty Images


San Vito al Tagliamento - foto Tci

San Vito al Tagliamento, per secoli centro di controllo politico dei Patriarchi di Aquileia sulla pianura occidentale, ha una piazza allungata e accogliente, con alle estremità due porte turrite e in mezzo il sottile campanile puntuto a fianco al duomo e nobili palazzi dalle facciate dipinte che si affacciano l’uno all’altro.  Entro nella chiesa di S. Maria dei Battuti, la confraternita che intorno al 1535, per abbellire la chiesa annessa all’ospedale in cui venivano accolti malati, pellegrini e bisognosi, commissionò a Pomponio Amalteo gli affreschi delle Storie della Vergine. Il coro, la volta, gli archi e i sottarchi sono uno smagliante film a colori: nel vorticoso brulicare di santi indaffarati e di pensosi profeti si trova un infinito bestiario di gatti, cani, leopardi e leoni ammansiti, tutti dal volto antropomorfo, quasi che il pittore abbia voluto travestire amici e parenti in un sacro ballo in maschera. Nel riquadro della fuga in Egitto, due angioletti piegano i rami di una palma da dattero per far cogliere i frutti alle mani grassocce del Bambin Gesù.

Sono ancora lontani gli anni degli austeri dettami controriformistici, così l’Amalteo si è potuto liberamente potuto ispirare alle storie non convenzionali dei Vangeli apocrifi. Esco dalla chiesa dei Battuti e penso ai battuti della tappa del giorno prima, quelli che sul Piancavallo non hanno saputo tenere il passo dei migliori, e all’infinita e dimenticata schiera dei battuti di tutti i tempi delle corse in bicicletta che, a ben vedere, fanno la storia del ciclismo tanto quanto i rari e memorabili campioni. 
 

Fuga in Egitto, Chiesa dei Battuti a San Vito al Tagliamento. Foto guidartefvg.it​
 
Dal tavolino di un bar di piazza del Popolo, arriva una voce che mi pare già ascoltata altre volte. Riconosco Emilio Rigatti, scrittore, picaro e pedagogo a pedali, cicloviaggiatore ed esploratore intercontinentale di strade e storie. Uno che sia che attraversi l’Amazzonia o le Ande o la via dell’Oriente da Venezia a Istanbul oppure che vada per cantine nel Collio o lungo gli argini dell’Isonzo o del Torre trova sempre la strada che porta al cuore delle cose e delle storie. In compagnia del Bughi, il suo amico parrucchiere – direi più amico che parrucchiere, conoscendo Emilio e condividendo con lui la stessa dimensione di minimalismo tricologico – stanno facendo un mini-tour in bicicletta del basso Friuli. Si può dire che Emilio abbia passato gran parte della sua vita in sella a una bici ma, candidamente, confessa di non sapere, e di non aver mai saputo quasi nulla di ciclismo sportivo e di Giro d’Italia. A dimostrazione che l’anima cicli è immensa ed eterogenea ed è bella per questo. 

Emilio però si riscatta presentandomi Giuseppe Mariuz, scrittore e poeta che mi apre lo scrigno delle storie sanvitesi, anche quelle di ciclismo. Mi racconta di un passaggio del Giro del primo dopoguerra a San Vito, quando la corsa prese proprio d’infilata, come in un passerella, piazza del Popolo: al passaggio sotto la prima porta delle mura medievali Fausto Coppi ricevette da un’ammiratrice un mazzo di fiori. Lo tenne sul manubrio per tutto l’attraversamento della piazza e poi, al passaggio sotto l’altra porta turrita, lo cedette a un’altra ammiratrice. Per il resto della giornata, salutati Emilio e Bughi che riprendono la loro mini-randonnée friulana, Giuseppe si fa mio loquace e appassionato “virgilio” sanvitese. Mi accompagna a vedere il teatro sociale Arrigoni, che si affaccia sulla piazza dal primo piano della loggia dei Patriarchi, un piccolo gioiello recentemente recuperato; mi parla di quando, nei giorni del terremoto, il quattrocentesco campanile del Duomo ondeggiò come un pioppo senza però crollare; o ancora mi racconta delle pagine de Il sogno di una cosa, il primo romanzo di Pasolini, che mettono in scena la protesta contadina del gennaio del 1949, quando i braccianti disoccupati in rivolta occuparono la piazza di San Vito e assaltarono palazzo Rota, oggi sede del Municipio, per costringere il più potente proprietario terriero del luogo, il conte Rota, a concedere le proprie terre secondo gli auspici del cosiddetto Lodo De Gasperi. Giuseppe Mariuz, infine, mi legge anche una sua poesia in friulano, che parla di Internet, di bicicletta e di pesca nei fiumi, dove imparo che in friulano, appunto, i cavedani si chiamano squai.


Cervi, Rigatti e Mariuz a San Vito al Tagliamento
 
Sono in molti a chiedersi nella carovana del Giro se lo Squalo Nibali, dopo il suo faticoso arrivo a Piancavallo, sia in grado di riscattarsi nella terza e ultima settimana di corsa, come in altri anni è successo. La risposta non è arrivata nella seconda frazione friulana, quella che inanellava colli su colli, da oriente a occidente, partendo da Udine per arrivare al traguardo di San Daniele. Anche ieri è partita da lontano una fuga ben nutrita che, pur sfoltendosi lungo la strada, alla fine ha portato alla vittoria uno degli audaci attaccanti. Il successo ha arriso allo sloveno Jan Tratnik, festeggiato all’arrivo da un rumoroso drappello di fan, tra cui la fidanzata e il fratello, giunti dalla non lontana Slovenia. Delusione per il giovane Matteo Fabbro, il giovane friulano che correva sulle strade di casa, come ricordavano numerosi le scritte sull’asfalto e gli striscioni. Matteo era riuscito a entrare nella fuga di giornata ma il gioco incerto delle strategie di corsa non lo ha assecondato. Ma, a giudicare dalla gamba che ha mostrato in queste settimane di corsa, c’è da star sicuri che il ragazzo ci proverà ancora nei prossimi giorni. Per il resto, i migliori corridori si sono controllati e la classifica non è mutata di nulla, tranne i due secondi che la maglia rosa, il tenace e spavaldo portoghese Almeida, ha guadagnato con un abbuono.
 



Giro d'Italia 2020, tappa 16 - la partenza a Udine e il sorriso di Tratnik - foto LaPresse
 
Il tracciato disegnato dall’organizzazione non tirava dunque la via più breve, dal capoluogo alla “capitale del prosciutto”. Sarà stato forse per preparare la bocca al gusto della prelibatezza, ovviamente “color di rosa”, del San Daniele, che il percorso nella prima parte si è concesso divagazioni che, soprattutto per il suiveur, assomigliavano più a... degustazioni. La zona vitivinicola dei Colli Orientali è tra le più ricche del già ricco patrimonio regionale enologico: tra Cividale e le valli del Natisone ci sono venuti incontro a Prepotto lo Schioppettin; a Faedis il Refosco; e, infine, oltre Nimis, finalmente, dopo due rossi, un bianco di grande fascino, il Ramandolo, colore dorato, profumo intenso e di avvolgente, vellutata dolcezza. Il traguardo era ancora lontano ma, come dire... era facile abbandonarsi a un certo senso di ebbrezza. Come diceva uno dei tanti striscioni che salutavano il passaggio della corsa, ieri, più che un Giro d’Italia è stato un “giro di taj”, che sono i bicchieri di rosso (taj di neri) o di bianco (taj di blanc) che si alzano nelle osterie di Udine e dintorni. 
 

Giro d'Italia 2020, tappa 16 - foto LaPresse
 
Terminato il detour enologico dei Colli orientali, ha puntato a occidente verso il monte di Ragogna, dove la strada si è arricciolata per tre volte su se stessa prima di planare verso il traguardo finale di San Daniele. Ma prima ha toccato Tarcento che dal giugno del 2018 ha intitolato la sua Biblioteca civica a Pierluigi Cappello, scomparso il 1° ottobre del 2017. Cappello è sepolto tra i monti di Chiusaforte, il paese della famiglia e della sua infanzia, ma ha vissuto quasi sempre a Cassacco e a Tarcento era particolarmente legato, tanto da essere nominato nel 2013 suo cittadino onorario. Se ieri avesse potuto vedere passare il Giro da casa sua, Cappello i ciclisti li avrebbe raccontati così, come nelle rime di una poesia di Ogni goccia balla il tango, uno dei suoi ultimi libri, dedicato alla nipotina Chiara e “ad altri pulcini”:
 
Frusciano come foglie 
i ciclisti accaldati
mentre il sole li accoglie
e risplendono i prati.
Escono a primavera
e corrono leggeri.
Sono l’alzabandiera 
dei giorni festeggeri.
Le rondini tornate 
assomigliano a loro, 
sfrecciano incoronate
dentro il mattino d’oro.
Vanno a gruppi, a mitraglia,
sotto il cielo di smalto,
quasi come se l’aria
fosse fatta di asfalto.


 
Il "Giro del Touring" è realizzato in collaborazione con Hertz, partner storico dell'associazione, che ha messo a disposizione di Gino Cervi una vettura per seguire le tappe della Corsa Rosa. Per conoscere le convenzione riservate da Hertz ai soci Tci basta consultare la pagina dedicata.
 
Si ringraziano per il sostegno al progetto anche AcdB Museo-Alessandria Città delle Biciclette e Terre di Ger.

In occasione del Giro d'Italia, per tutto il mese di ottobre il volume Touring "Il Giro dei Giri" è scontato del 40% per i soci Touring