Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Notizie di viaggio
  • Come affronta l'emergenza un piccolo borgo alpino? L'esperienza di Alagna Valsesia, in Piemonte

La situazione attuale e le prospettive per l'estate nell'intervista al sindaco Roberto Veggi

Come affronta l'emergenza un piccolo borgo alpino? L'esperienza di Alagna Valsesia, in Piemonte

di 
Marta Ghelma
29 Aprile 2020
Passione Italia. A fronte del forte momento di difficoltà che il Paese sta attraversando e per ricordarci tutti insieme che possiamo essere uniti anche a distanza, il Touring ha lanciato Passione Italia, una campagna per promuovere il territorio italiano e le sue bellezze. Un invito a tutti a “viaggiare da casa”, per scoprire e riscoprire ciò che ha da offrire il nostro Paese, semplicemente dal computer o smartphone. Scoprite tutti i contenuti sulla sezione dedicata del sito e sui nostri canali social. E contribuite alla mappa della bellezza con #passioneitalia #mappadellabellezza. 

 
Come affronta l'emergenza un piccolo borgo alpino? E quali le prospettive per la prossima estate? L'abbiamo chiesto a Roberto Veggi, sindaco di Alagna Valsesia, Comune piemontese situato sotto il massiccio del Monte Rosa a 1.191 metri d'altitudine, nel cuore del Parco Naturale Alta Valsesia. Alagna Valsesia è uno dei 247 borghi che il Touring Club Italiano ha certificato con la Bandiera arancione per le sue qualità turistiche e ambientali: paesi eccellenti e accoglienti, in tutte le regioni d'Italia. 
 
Sindaco Veggi, qual è la situazione dei contagi ad Alagna?
Alagna è l'unica località dell'Alta Valsesia a essere stata coinvolta dal contagio, con quattro casi di Covid-19 e un decesso, secondo i dati ufficiali. Fortunatamente siamo una piccola comunità di montagna, senza importanti connessioni lavorative con le grandi città e la possibilità di controllare agevolmente gli spostamenti in entrata e in uscita (l'unica strada d'accesso ad Alagna è la statale 299 che da Varallo Sesia termina ai piedi del Monte Rosa). Così, in una ventina di giorni siamo riusciti ad azzerare i contagi. 
 
Cos'è accaduto con l'arrivo e la permanenza dei non residenti? 
Dopo quel "famoso" sabato 7 marzo, quando sembrava che non andare a sciare significasse la fine, c'è stato qualche arrivo notturno dei villeggianti e, nei giorni successivi, un ritardo nel comprendere che, nonostante il contesto potesse sembrare meno "preoccupante" di quello cittadino, non si era in vacanza. Quindi, anche qui niente corse e camminate in montagna, uscite di pesca, gite in bicicletta e pic nic. Ma sono bastati una decina di verbali e la situazione è tornata nella norma. Oggi, i non residenti rimasti ad Alagna, tra i proprietari delle seconde case (il 90% dei villeggianti, ndr) e chi affitta a stagione, sono circa duecento e tutti ben accetti. 
 

Roberto Veggi, sindaco di Alagna Valsesia, con la Bandiera arancione alle spalle - foto Marta Ghelma
 
Come avete gestito la quarantena?
I nostri sforzi si sono concentrati principalmente nel fornire i servizi necessari per limitare il più possibile gli spostamenti garantendo alla comunità, di residenti e non solo, gli stessi servizi che avrebbero trovato a Varallo Sesia (il paese dove si trova il primo supermercato, a 36 km da Alagna). Dalla spesa settimanale, che viene fornita a casa il mercoledì e il venerdì ed è organizzata con l'Unione Montana dei Comuni della Valsesia, al servizio del pesce fresco e dall'ortofrutticolo che un giorno alla settimana porta piante e fiori alla consegna dei farmaci a domicilio tramite un gruppo di volontari. Alcuni servizi potrebbero essere mantenuti anche dopo il lockdown.
 
Quali sono i canali di comunicazione con la comunità?
Oltre a quelli "ufficiali" abbiamo creato un gruppo WhatsApp che comprende un rappresentante per ognuno dei 256 nuclei famigliari e che utilizziamo esclusivamente per fornire ai cittadini le informazioni necessarie e per riassumere in modo chiaro e semplice i diversi decreti. E poi, sulla pagina Facebook del Comune, c'è la messa online celebrata da Don Carlo Elgo, il nostro parroco "alpinista" che lo scorso settembre ha compiuto 86 anni. 


La piazza principale di Alagna Valsesia - foto Marta Ghelma
 
Cosa succederà il 4 maggio?
Se il Governo non è chiaro con le liberalizzazioni e il tempo è bello, il weekend successivo (quello del 9-10 maggio, ndr) saremo "imballati". A parte gli scherzi credo che, tra i non residenti, chi è rimasto in città forse arriverà e chi è già qui rimarrà ancora con noi. Mi riferisco soprattutto alle famiglie con figli e ai lavoratori che non hanno l'obbligo di tornare subito in ufficio. Dal punto di vista della connettività, infatti, chiunque lavori in smartworking dal centro di una città lo può fare anche qui, con la differenza che ad Alagna se apri la finestra vedi il Monte Rosa o i cerbiatti e i caprioli. Eh sì, tra un po' anche loro verranno in piazza a comprare il pane...
 
Qualche villeggiante sta pensando di trasferirsi ad Alagna?
Negli scorsi anni qualcuno ha già preso la residenza ad Alagna e ci sono stati diversi trasferimenti, soprattutto per motivi di lavoro. Nonostante le "misure" ridotte, la nostra è una comunità che si mantiene piuttosto viva e abitata, con due uffici postali, due banche, le scuole (fino alla primaria, negli ultimi 4 anni, la materna è passata da 9 a 29 bambini, ndr), quattro negozi alimentari e altre attività. Se, come mi piacerebbe pensare, dopo questa esperienza il nostro stile di vita cambierà, chi è predisposto ad apprezzare l'ambiente, qui troverà molto di più della vita mondana e dei centri commerciali.
 

Alagna Valsesia - foto Marta Ghelma
 
Come vi immaginate l'estate ad Alagna?
Credo che sarà la stagione con più turisti degli ultimi vent'anni. E questo grazie al nostro stile di vita che, più semplice e non incline alla "vita notturna" rispetto ad altre località alpine come Livigno o Cortina, oltre ad aver favorito un minore contagio, adesso pagherà anche in termini di domanda turistica. Anche se non esiste un'evidenza scientifica che il coronavirus sia meno presente in alta quota, Alagna offre degli spazi naturali così ampi e un ventaglio di attività talmente diverse da praticare senza la necessità di fare assembramento, come l'escursionismo, la canoa, la pesca o la mountain bike che la scelta di molti ricadrà sulla montagna. 
 
Che tipo di turismo sarà?
Per la maggior parte di seconde case e per il resto concentrato nei week-end, vista la situazione dei molti lavoratori costretti a esaurire le ferie anticipatamente. Ci si augura che, per l'Italia, questa sarà l'occasione di rivedere la stagionalità delle vacanze, non più solo ad agosto ma scaglionate e dilatate fino a settembre e, perché no, su tutto l'anno. Se ben sfruttata, potrà essere anche un'occasione preziosa per le valli laterali (ad esempio, la Val Mastallone, la Val Sermenza o la Valle Artogna) di farsi apprezzare da chi ancora non le conosce. Su tutto, poi, ovviamente pagherà quanto e come saremo in grado di garantire la sicurezza nei bar, nei ristoranti, negli hotel, nei rifugi, sugli impianti di Monterosa Ski e lungo i sentieri. Per esempio, un problema potrebbe essere la mobilità se, com'è probabile, ciascuno si muoverà con la propria automobile. Penso anche solo banalmente alle code che si potranno formare davanti ai parchimetri.
 

Alpe di Otro, la fontana in frazione Chiesa - foto Marta Ghelma
 
Avete già qualche idea per agevolare il flusso turistico?
Ci aspettiamo a breve dal Governo direttive precise in merito a questi e altri temi ma nel frattempo cominciamo a ragionare. Premesso che i divieti da soli non bastano per regolamentare il flusso turistico, soprattutto nei luoghi dove non esiste una delimitazione geografica (per esempio prati, boschi, vette e alpeggi, ndr), una parte del discorso verrà delegata al buonsenso e alla coscienza delle persone. Sul tema che ho citato, ad esempio occorrerà diversificare il trasporto, con l'implementazione delle navette e l'utilizzo di mezzi alternativi come le biciclette elettriche (tra il Comune e il negozio Base Camp, se ne possono noleggiare circa 40, ndr). Poi siamo anche consapevoli che, con la "Fase 2", tra i cittadini potrà emergere la preoccupazione per un contagio di ritorno, che le nostre strutture ricettive potranno vivere momenti di difficoltà e che, nonostante gli sforzi, i turisti si lamenteranno ugualmente per la code o per i possibili odori lasciati dai prodotti usati per le sanificazioni, e noi dovremo essere pronti a rispondere a tutto questo con efficacia. 
 
Si parla di chiusura delle frontiere, con l'estero e forse anche regionali. Cosa succederà?
Un'estate senza stranieri per Alagna e la parte "bassa" dell'Alta Valsesia non sarebbe un problema perché la mancanza verrebbe senz'altro colmata da altre presenze, mentre ne soffrirebbe l'alta quota perché l'alpinismo non è esattamente il nostro sport nazionale. Sulla GTA, il Tour del Rosa e le ascese al ghiacciaio la maggiorparte delle presenze non è italiana. Per non parlare dell'inverno, dove la chiusura delle frontiere significherebbe davvero una perdita importante, anche per Alagna. Sulla limitazione regionale, di certo non possiamo negare che la nostra clientela sia principalmente lombarda ma l'eventualità di questo tipo di chiusura che non condivido (Veggi proporrebbe piuttosto una limitazione chilometrica e non di confini regionali, ndr) potrebbe rivelarsi un'opportunità per attrarre ad Alagna i piemontesi che, finora, sono andati in vacanza in Valle d'Aosta.