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Canosa di Puglia

localita

Canosa di Puglia (BT)
Centro dalle spiccate caratteristiche agricole, posto su un colle che guarda alla valle dell'Òfanto, in un luogo da sempre a vocazione di transito, il suo momento di massimo splendore e ricchezza è legato al passato.
Già nell'VIII secolo a.C., ceramica impressa e strumenti in ossidiana documentano la frequentazione del sito, che tra il VI e il III a.C. fu uno dei luoghi più importanti di produzione dl vasi in terracotta: ai 'primitivi' esemplari con motivi geometrie seguirono realizzazioni plastiche e policrome, che furono acquistate in tutta la Magna Grecia. All'antico fasto rimandano anche le numerose tombe ipogee, scavate nei banchi di tufo: vere camere con decorazioni architettoniche ricche di influenze orientali (celeberrima la tomba degli Ori, i cui reperti sono custoditi presso il Museo archeologico di Taranto). Tale periodo di floridezza conobbe una prima interruzione con la sottomissione a Roma e i tragici eventi della battaglia di Canne (216 a.C.): di Canusium si torna a parlare in età augustea, quando assurge al rango di municipium ricevendo anche alcuni luoghi di culto e infrastrutture. Dopo la caduta dell'impero romano, è grazie all'opera del vescovo Sabino (514-566) che una nuova cittadina viene delineandosi sul pendio nord-est del colle, ricca di chiese. Ma il suo destino è ormai segnato: i bizantini le preferiscono Bari e, nonostante l'effimera rinascita voluta dai normanni (Boemondo d'Altavilla fu sepolto qui, e all'XI secolo data la costruzione della Cattedrale), la città cade nell'anonimato.
Oltre alla cattedrale, tra gli altri monumenti d’interesse c’è il palazzo Iliceto, in via Trieste e Trento n. 16, sede del Museo civico. Altre emergenze sono sparse per la città: in via Diaz si possono visitare gli ipogei Lagrasta, uno dei numerosi monumenti di epoca ellenistica in uso fino al I secolo a.C.: si tratta di celle funerarie decorate da prospetti architettonici ricavati nel bianco tufo e, un tempo, da affreschi; in via Kennedy 18, palazzo Sinesi, sede della Fondazione archeologica canosina, offre interessanti esposizioni a carattere archeologico dedicate al ricco sottosuolo; su via Piano San Giovanni si apre l'ingresso al battistero di S. Giovanni, voluto dal vescovo Sabino su un tempio romano e impostato su una pianta dodecagonale.

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