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Rieti

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Rieti (RI)
Gli antichi romani la definirono “ombelico d’Italia”, e poco importa se calcoli più precisi rivelarono che il territorio di Rieti non segnava l’esatto centro geografico della penisola. Tirreno e Adriatico sono comunque equidistanti dall’antica Sabina, proprio quella Sabina dalla quale Romolo si sarebbe procurato le donne nel mito del ratto delle Sabine narrato da Tito Livio. Anche se in posizione periferica rispetto alla capitale, all’estremità nord-orientale del Lazio, Rieti non è rimasta in disparte: il fiume Velino che l’attraversa è responsabile della fertilità del terreno nella pianeggiante Conca reatina, e il passaggio della Via Salaria ha sempre favorito lo sviluppo del commercio. Tutti aspetti che spiegano la presenza di edifici medievali, come il palazzo vescovile, il duomo, il palazzo comunale, che ospita il Museo civico (sezione storico-artistica) e la chiesa di Sant’Agostino, che dietro ai rifacimenti del Settecento nascondono solo in parte le linee romaniche. Per avere una visione d’insieme sulla città vecchia e sui monti si può entrare nel giardino dell’elegante palazzo della prefettura. Basta poi uscire dal capoluogo per ritrovarsi immersi in un paesaggio naturale dove borghi sparsi si tengono a distanza dai conventi che sorsero nel medioevo, in alcuni fra i luoghi privilegiati da San Francesco d’Assisi per le sue preghiere. La natura protetta si estende tanto a nord nella riserva naturale dei laghi Lungo e Ripa Sottile, quanto a sud, sui monti Sabini. A una ventina di chilometri la neve invernale richiama gli sciatori sulle piste del Terminillo, punto di maggior quota dei monti Reatini che qui superano i duemila metri. Un paesaggio di montagna che tuttavia non esclude la coltivazione a uliveti, dai quali si ricava l’olio dop della Sabina. I buongustai potranno sperimentare anche spaghetti e bucatini all’amatriciana “originali”, ovvero cucinati nel comune reatino di Amatrice.

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